Legislazione e Giurisprudenza, Danno esistenziale -  Redazione P&D - 2014-07-25

CONFERMATA LA NATURA COMPOSITA DEL DANNO NON PATRIMONIALE - Cass. 15530/14 - Natalino SAPONE

Cass. civ., sez. lav., 8/7/2014, n. 15530, pres. Lamorgese, est. Tria, decidendo una fattispecie di risarcimento del danno risentito da un lavoratore - che, nell'effettuare manualmente la pulizia all'interno di una macchina miscelatrice mediante l'inserimento del braccio destro, aveva subito lo schiacciamento dell'arto - ha colto l"occasione per ribadire la natura composita del danno non patrimoniale. Ecco il passaggio della motivazione:

"Come questa Corte ha già avuto modo di porre in rilievo (v. Cass. n. 10527 del 2011; Cass. n. 7844 del 2011), all'esito delle pronunzie delle Sezioni Unite del 2008 la categoria del danno non patrimoniale risulta delineata in termini di categoria concernente ipotesi di lesione di interessi inerenti la persona non connotati da rilevanza economica, di natura composita, che si articola in una pluralità di aspetti (o voci), con funzione meramente descrittiva, quali il danno biologico, il danno morale, il danno da perdita del rapporto parentale, il c.d. danno esistenziale (cr. Cass. SS.UU. n. 26972/2008 cit; Cass., SS.UU. n. 18356 del 2009; da ultimo, Cass. n. 4043del 2013). La sottolineatura della funzione descrittiva delle varie voci di danno, nell'ambito dell'affermazione di principio dell'unitarietà della categoria del danno non patrimoniale, serve a scongiurare operazioni di duplicazione del risarcimento e non implica il ristoro di distinte categorie di danno. Si è di recente rilevato che duplicazioni risarcitorie si configurano solo allorquando lo stesso aspetto (o voce) viene computato due o più volte, sulla base di diverse, meramente formali, denominazioni, laddove duplicazioni non sussistono in presenza della liquidazione dei molteplici e diversi aspetti negativi causalmente derivanti dal fatto illecito o dall'inadempimento e incidenti sulla persona del danneggiato/creditore (Cass. n. 1361 del 2014). Si ha, pertanto, duplicazione di risarcimento solo quando il medesimo pregiudizio sia liquidato due volte, sebbene con l'uso di nomi diversi (v. Cass. n. 14402 del 2011; Cass. n. 7844 del 2011). I criteri di valutazione equitativa, la cui scelta ed adozione è rimessa alla prudente discrezionalità del giudice, debbono consentire una valutazione che sia adeguata e proporzionata (v. Cass. n. 12408 del 2011), in considerazione di tutte le circostanze concrete del caso specifico, al fine di ristorare il pregiudizio effettivamente subito dal danneggiato e permettere la personalizzazione del risarcimento (v. Cass. SS.UU. n. 26972/2008 cit.; Cass. n. 7740 del 2007; Cass. n. 13546 del 2006). (…)".

La S.C. ha ritenuto corretta la liquidazione operata dal giudice di merito. Precisamente, la Corte di Appello aveva quantificato il danno da lesione all'integrità psico-fisica avvalendosi delle tabelle predisposte dal Tribunale di Milano. Siccome il pagamento effettuato dalle compagnie assicuratrici era avvenuto nel marzo 2000, aveva applicato le tabelle milanesi vigenti a quell'epoca. L'importo risultante era stato equitativamente incrementato della misura del 30%, "in considerazione delle varie componenti del pregiudizio non patrimoniale sofferto (…) sia sotto il profilo morale, sia per tutti gli aspetti di tipo relazionale ed esistenziale".

La personalizzazione della liquidazione era stata operata dalla Corte fiorentina tenendo espressamente conto delle seguenti peculiarità del caso concreto: "a) la giovane età dell'infortunato e la inevitabile e notevole compromissione alla vita di relazione e allo sviluppo della personalità che ha comportato il grave danno alla funzionalità dell'arto superiore destro; b) le sofferenze soggettive patite nell'arco di una lunghissima convalescenza e attività rieducativa".

Il procedimento seguito dalla Corte territoriale nella quantificazione del danno non patrimoniale è stato reputato dalla S.C. conforme ai principi di diritto da essa espressi. La S.C. ha poi aggiunto che

"Quanto poi all'autonomia del danno morale rivendicata nel nono motivo di ricorso è appena il caso di rammentare che i patemi d'animo e la mera sofferenza psichica interiore sono normalmente assorbiti in caso di liquidazione del danno biologico, avente tendenzialmente portata onnicomprensiva (v. Cass. SS.UU. n. 26972/2008 cit., e, successivamente, Cass. n. 10527 del 2011); in ogni caso, nella specie, il giudice di merito ha proceduto ad una liquidazione separata del danno morale, valutando esplicitamente la giovane età dell'infortunato e le sofferenze soggettive patite, con una quantificazione di ammontare equitativo di per sè non censurabile in questa sede di legittimità".

È stata dunque ribadita a chiare lettere la natura composita del danno non patrimoniale, siccome composto da vari aspetti (o voci), con funzione descrittiva, tra i quali aspetti è annoverato il danno esistenziale, accanto al danno biologico, al danno morale, e al danno da perdita del rapporto parentale.

A ben riflettere, però, il danno da perdita del rapporto parentale non dovrebbe trovare ingresso in una classificazione fondata - come dev'essere - sui danni-conseguenza, non essendo una quarta voce (o un quarto aspetto). Quella di danno da perdita del rapporto parentale è una definizione eventistica. Sul piano delle conseguenze dannose – alle quali soltanto va commisurato il danno da risarcire – la perdita del rapporto parentale può determinare, di volta in volta, un danno morale, un danno esistenziale o anche un danno biologico. E dunque le voci che popolano l"universo del danno non patrimoniale sono tre e non quattro (o comunque la quarta non è il danno da lesione parentale). E rimangono tre anche se il danno da perdita del rapporto parentale riceve una considerazione specifica dalle tabelle di Milano. Le quali tabelle vincolano l"operatore per quanto riguarda l"unità di misura, non anche per quanto riguarda le voci (o aspetti) in cui articolare il danno non patrimoniale. Per cui sarebbe opportuno capire quanto, nella tabella milanese sul danno da perdita del rapporto parentale, ci sia di danno morale e quanto di danno esistenziale.



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