Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2014-08-25

CONFIGURABILE IL MALTRATTAMENTO ANCHE SE LA CONVIVENZA E' CESSATA - Cass. pen. 33882/2014 - Annalisa GASPARRE

Dei requisiti per la configurabilità del reato di maltrattamento in famiglia abbiamo parlato di recente su questa Rivista (31.7.2014) "MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA: LA RELAZIONE DEVE ESSERE ATTUALE" - Cass. pen. 31123/2014 dove la Corte si è soffermata sul requisito della attualità del rapporto familiare (non solo l'attualità della condotta delittuosa), in quanto è la relazione familiare a dover essere tutelata.

Con la sentenza in esame, la Cassazione dichiara inammissibile il ricorso davanti alla Corte proposto di un condannato per maltrattamenti in famiglia. Con l'occasione, la Suprema Corte ribadisce che il reato è configurabile anche quando la convivenza tra i coniugi sia cessata, perchè in quel tempo rimane salvo il dovere di reciproco rispetto, di assistenza morale e materiale e di solidarietà. Il reato, in particolare, è configurabile quando consumato nei confronti di persona non convivente con l'imputato ma al quale essa sia unita da vincoli di coniugio o di filiazione. In proposito, rilevano gli obblighi di cooperazione nel mantenimento, nell'educazione, nell'istruzione e nell'assistenza morale del figlio minore derivanti dalla comune potestà genitoriale, il cui esercizio congiunto implica la necessità del reciproco rispetto dei genitori.

Nel caso di specie le condotte vessatorie si erano susseguite per alcuni anni e la persona offesa si era astenuta dal procedere contro l'agente solo perchè trattenuta dalla presenza del figlio minore che non voleva coinvolgere nel procedimento che si sarebbe instaurato contro il padre del minore.



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