Changing Society, Intersezioni -  Pant√® Maria Rosa - 2014-03-08

CONSIDERAZIONI SULLA STRANEZZA – Maria Rosa PANTÉ

Prima ho pensato a Silvia Plath, con la testa nel forno e la casa lucida, a posto. Una vera casalinga, normale. Solo che lei era una poetessa e strana. Probabilmente molto strana.

La testa nel forno forse nel morire è scivolata fuori. Come lei è scivolata via dalla vita, dalla normalità.

Poi ho pensato a Marina Cvetaeva che s'è appesa fino a che sopraggiunga morte. Una donna in terra straniera. Ma non una donna qualunque, una poetessa.

Infine ho pensato alla Dickinson che non s'è suicidata, ma è vissuta chiusa nella sua stanza a vedere e cantare nel piccolo l'intero universo.

Strana anche lei. Autoreclusa per non turbare il corso normale delle cose.

Io non sono al punto di voler cacciare la testa nel forno o in un cappio. Sarei forse più propensa alla scelta della Dickinson, vivessi due secoli fa e in una famiglia facoltosa. Ma vivo nel presente e nel presente lavoro, mi muovo. Però sono strana. Pare sia assodato. Non mi smentiscono nemmeno le mie amiche. E in effetti scrivo anche poesie: molte mediocri, alcune belle.

Strano. Io non so di preciso cosa voglia dire essere strani.

La grande forza di essere considerati diversi è che osservi il mondo da un'ottica particolare. Secondo me gli altri sono strani, ma in genere accetto le loro stranezze in nome della mia originalità.

Accetto le stranezze senza giudicarle perché so di essere strana.

Ecco spero si capisca. Purtroppo la maggior parte delle persone non sa di essere strano, oppure ha paura di percorrere la sua stranezza, o anche non ha la forza di essere quel che è e si uniforma e si inferocisce contro chi accetta di essere diverso e cerca di vivere con serenità e gioia la sua situazione.

La mia stranezza è insita in me, tanto che è la mia natura.

Io sono considerata strana nella mia piccola frazione perché sono arrivata dopo, perché non ho appartenenza, non sento attaccamento per la casa.

Sono strana perché mi alzo tardi e lavoro (o non faccio niente) di notte. Sono strana perché mi faccio gli affari degli altri: che poi vuol dire intervenire nella vita pubblica e denunciare le cose che non vanno (almeno secondo me).

Sono strana perché sono distratta. Forse perché canticchio quando cammino. E quando i miei sono morti piangevo anche per strada, se capitava. Sono strana perché dico le cose e perché le scrivo.

Sono strana perché fatico ad accettare supinamente le regole.

Anche se alla fin fine mi sento molto più etica di tante persone "a norma".

È buffo sentirsi così diversi e quasi sotto assedio. Fa anche un po' paura, soprattutto se qualcuno ti minaccia, ti aggredisce anche solo verbalmente.

Io non metterò la testa nel forno, ma nemmeno voglio diventare meno strana o strana nel modo dei più. Abbandono il campo, me ne vado, come fa il nuovo arrivato nel film "Il vento fa il suo giro". Lascio senza nemmeno il dolore, la rabbia, la frustrazione di chi si sente sconfitto. Io non mi sento in fuga e nemmeno sconfitta: io cerco un posto dove costruire per me e per chi mi sta vicino una vita migliore. Una vita stranamente migliore!

Ho scritto tutto questo non per chi non sa di essere strano che, tanto, non cambia. Ma per gli strani, perché si facciano forza e cerchino comunque la loro parte di felicità.

Chiudo pensando anche all'8 marzo (che detesto abbastanza) con una poesia della Plath in cui totalmente mi riconosco:

Sono verticale

Ma preferirei essere orizzontale.
Non sono un albero con radici nel suolo
succhiante minerali e amore materno
così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
né sono la beltà di un"aiuola
ultradipinta che susciti grida di meraviglia,
senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
e la cima di un fiore, non alta, ma più clamorosa:
dell"uno la lunga vita, dell"altra mi manca l"audacia.

Stasera, all"infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
forse assomiglio a loro nel modo più perfetto -
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me più naturale.
Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me.



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