Articoli, saggi, Generalità, varie -  Cendon Paolo - 2016-10-27

Contagiosità nel mondo della fragilità – Paolo Cendon

C"è quella di tipo interno, c"è quella di tipo esterno

● Mi trovo spesso a girare per convegni, ultimamente, non pochi riguardano l"universo della fragilità: ebbene, mi  accorgo come un Leitmotiv fra quelli accolti con maggior interesse,  quale ipotesi di lettura,  da chi ascolta in sala (avvocati, operatori socio-sanitari, medici, etc.), .   sia di solito quello della c.d. "contagiosità".

Ce ne sono essenzialmente di due tipi.

●  C"è la contagiosità  che possiamo chiamare di tipo interno.

Difficile  - quando si tratta di questioni "debolologiche"  -  limitarsi a intervenire, ecco il punto,  su un passaggio soltanto del corpo tematico che si  sta affrontando (il braccio destro poniamo) e ignorare tutti gli altri.

Chi  prenda quella certa direzione di ricerca non potrà, di solito,  non  proseguire oltre:  dopo l"esame di quel  dato settore verrà fatalmente anche quello della spalla, poi del petto, del collo, delle gambe.

Se, ad esempio,  della figura di un "matto" si cominciano  a studiare i problemi della responsabilità aquiliana (attiva o passiva che sia), non si può pensare di fermarsi a quel settore del diritto; andranno affrontate  a un certo punto anche le questioni del lavoro, poi  quelle della famiglia, della giustizia, della casa, dei contratti, e così via.

●  Un infermo di mente, abbastanza grave come condizioni di salute,  che arrechi un danno a terzi, è  giusto che venga esentato da obblighi risarcitori in senso stretto?

Un individuo  che, stanti i suoi disturbi, non sia in grado di tenere un comportamento diligente,  nello scontro con un altro, scontro da cui   uscirà   lui  per primo a mal partito: orbene, è ragionevole che possa far valere poi la propria condizione di fragilità mentale quale  scusante, per i propri errori di condotta, e pretendere  così di ottenere l"intero risarcimento?

Bene, quale che sia la risposta al problema, difficilmente ci si potrà   limitare ai  profili appena considerati.  Prima o poi verrà naturale  farsi delle domande   anche su aspetti ulteriori, sempre relativi all"universo quotidiano di un sofferente psichico  -  pian piano si farà tutto il periplo del diritto civile.

●  In particolare.

Colui che soffra di disturbi psichici,  e non paghi a un certo punto  le bollette della luce,  avrà qualche chance in più di essere perdonato, evitando  che gli taglino i fili? E se il problema è che non riesce più di tanto,  per quella ragione, a occuparsi del proprio bambino piccolo, al limite di un animale domestico?

Ancora: in sede di separazione giudiziale la considerazione di quell"infermità potrà evitare, all"interessato,  l"addebito per trasgressioni compiute rispetto ai canoni principi di  cui all"art. 143 c.c.? Un malato di mente può redigere un  testamento olografo valido, o almeno pubblico, può fare donazioni non di modico valore? Se raccoglie 30 o 40 fragole in un bosco turistico - problema classico per gli studiosi dell"occupazione  – saranno sue come diremmo per qualsiasi altra persona?

Se butta via qualcosa è "derelizione" in senso stretto, la res diventa nullius? Se è al pronto soccorso, il medico potrà, per intervenire su di lui, quando  non c"è  proprio urgenza,  basarsi  solo su quanto l"interessato gli chiede? Se è senza biglietto sul treno dovrà  pagare la "multa" come altri passeggeri nelle sue condizioni? E così avanti.

●  C"è poi la contagiosità di tipo esterno.

Difficile immaginare -  una volta che hai messo a punto un nuovo strumento di protezione,  pensando a una determinata tipologia di soggetti fragili –   di circoscrivere l"applicazione di quello strumento a quelle sole figure;  e non domandarti se non ne possano beneficiare anche altre creature,  per le quali i  problemi si pongano in termini abbastanza simili.

L"esempio più evidente è quello della gestazione  del"amministrazione di sostegno.

E la cosa – l"allargamento di destinatari  possibili - non può stupire se si riflette come l"archetipo dell"infermo psichico abbia offerto, storicamente, in tutto il mondo, a livello di sociologia, di antropologia, di psicologia, di criminologia, etc., lo spunto per concepire e fondare l"intera provincia della devianza, del"inadeguatezza, della non autonomia.

● Hai pensato ad esempio (come studioso, come  futuro legislatore) che se una persona accusa, causa le oscurità mentali di tipo dissociativo che l"affliggono,  difficoltà a recarsi in  banca e gestire qui con sufficiente ragionevolezza una determinata operazione, ad esempio la concessione di un piccolo mutuo --  hai concluso che sarà opportuno mettere a punto, nell"ordinamento giuridico,  uno strumento delicato e rispettoso che consenta a quel paziente di superare quell"ostacolo.

In particolare, tratteggiando sulla carta e poi nel codice una neo-figura di protettore più o meno  leggero,  al quale la gestione di quella pratica potrà essere affidata, dal GT, in nome e per conto dell"interessato.

●  Bene,  una volta che ciò sia accaduto, difficilmente sarà possibile non domandarsi da quali altri soggetti, diversi dall"infermo di mente,  quello stesso strumento potrebbe essere utilizzabile.

Forse che l"infermità di mente è la sola "disgrazia",  al mondo,  tale da generare ostacoli che complicano, per chi ne soffra,   lo svolgimento pratico  della vita civile?

Evidentemente no.

Anche l"oligofrenico, anche il down, anche l"epilettico, anche l"autistico; anche il soggetto traumatizzato, anche il portatore di Alzheimer.

E poi via via pure altri,   verosimilmente: chi non ci vede, o non sente, o non parla, o non può camminare, o ha 110 anni anche se la testa gli funziona bene. Oppure chi ha dei tic terribili, o è molto malato, è in carcere, o è un eremita esquimese, o super-balbuziente, o ha qualche disturbo della personalità, o è sonnambulo, o è spastico …

Anche tutti costoro fanno fatica, spesso,  a concludere  in banca un mutuo ipotecario molto impegnativo come clausole.

Contagiosità esterna.

●  Nel  cammino fra un punto e l"altro dell"istruttoria - aggiungo - sarà quasi impossibile non farsi delle domande, non dover superare delle questioni. Probabilmente la differenza fra  istanza A e  istanza B  o C è abbastanza significativa, nella maggior parte dei casi,  da giustificare che qualche interrogativo l"interprete se lo ponga, che ci stia su con la testa.

Spesso i tempi di risposta fra un passaggio e l"altro saranno rapidissimi, qualche volta no. Talora la conclusione sarà un , tutto uguale, stessa soluzione che nel capitolo precedente; talora un no, troppo diverso,  non si può fare; talora un ni. Sia per quanto concerne la contagiosità esterna che per quella interna.

E le due  piste sono talvolta destinate incrociarsi fra di loro, con ulteriori ramificazioni problematiche.

●  Alla fine della giornata, fatti tutti i giri dell"oca e del caso,  sondata ogni casella esistenziale-applicativa, ci si scoprirà con tante risposte di colore diverso, variamente luccicanti, tutte rientranti nello stesso campo disciplinare, più o meno.

Bisogna  pensare magari di metterle a posto,  a quel punto; fare ordine nel garbuglio, scoprire quali logiche trasversali ci stiano orientando, costruire dei sottoinsiemi, trasformarli in  un abbozzo di statuto.

L"orizzonte  intanto si è allargato, l"ascensore è salito di qualche piano. Toro Seduto è in cima alla collina ormai. E" nato qualcosa di nuovo.

La contagiosità è creativa, è inoltre una cosa spontanea per l"uomo - così siamo fatti, anche nel diritto privato, per fortuna direi.



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