Legislazione e Giurisprudenza, Banca, servizi finanziari -  Mazzon Riccardo - 2014-06-03

CONTO CORRENTE, ISTITUTO DI CREDITO E ARTICOLO 2049 DEL CODICE CIVILE - RM

Estremamente complessa la vicenda che funge da occasione per la pronuncia-fiume del Tribunale di Prato, n. 211 e datata 23 febbraio 2011 - cfr. amplius il volume "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012 -, rilasciata in risposta ad atto di citazione con il quale l'attore conveniva in giudizio noto istituto di credito e correlativo intermediario.

Nel contesto di tale atto, riassuntivamente, veniva allegato che:

  • l'attore aveva intrattenuto, con l'istituto di credito, rapporto di conto corrente bancario, aperto - unitamente al deposito titoli e prestazioni di servizi finanziari - tramite promotore finanziario dell'istituto, all'esclusivo scopo di investire i propri risparmi, con l'espressa richiesta che non fosse rilasciato il libretto di assegni;
  • sul conto corrente bancario, aperto con la convenuta Banca, era stato inizialmente versato l'importo di Euro 140.000,00; successivamente, tramite l'operato dell'intermediario predetto, l'attore aveva investito l'importo di Euro 80.000,00 in una "Gestione Patrimoniale" e l'importo di Euro 60.000,00 in quote di fondi;
  • l'intermediario si era peraltro spesso presentato presso la sede di lavoro dell'attore, chiedendo al medesimo di investire ulteriori somme di denaro presso, con la promessa che in breve si sarebbero sicuramente incrementate; per tale motivo, l'attore aveva consegnato all'intermediario l'ulteriore e complessiva somma di Euro 58.000,00, a mezzo assegni bancari, privi di indicazione del beneficiario;
  • successivamente, l'intermediario, a titolo di plusvalenze maturate e liquidate per gli investimenti effettuati, aveva consegnato all'attore due assegni bancari dell'istituto di credito convenuto, per un importo complessivo pari ad Euro 20.000,00; nella stessa occasione, l'intermediario medesimo, dopo aver affermato che l'investimento nelle quote di fondi comuni era prossimo alla scadenza, aveva chiesto all'attore, allo scopo di chiudere l'operazione, di sottoscrivere un modulo in bianco, predisposto dalla banca per il disinvestimento;
  • alcuni giorni dopo, l'intermediario aveva informato l'attore che il disinvestimento aveva fruttato la somma di Euro 67.000,00 e che avrebbe provveduto a rimborsargli l'importo ricavato; in quell'occasione, l'intermediario medesimo aveva consigliato l'attore di avvalersi nuovamente del suo operato, per reinvestire la liquidità, a breve disponibile, per la liquidazione delle quote dei fondi comuni;
  • successivamente, l'intermediario, a mezzo di un assegno della banca convenuta, aveva consegnato all'attore la somma di Euro 67.000,00, ricavata per la liquidazione dell'investimento nelle quote di fondi comuni; nel frattempo, seguendo il consiglio del promotore finanziario, l'attore aveva consegnato all'intermediario assegno bancario per l'importo di Euro 62.187,10;
  • in realtà, l'importo di quest'ultimo assegno, come quelli degli altri assegni consegnati al promotore, non era mai risultato esser stato versato sul conto corrente bancario dell'attore, né utilizzato per investimenti in strumenti finanziari, intestati all'attore, negoziati dall'istituto di credito convenuto;
  • in effetti, dalla documentazione successivamente consegnata dalla banca traente, l'attore aveva potuto accertare che, tali assegni, in parte erano stati incassati dall'intermediario ed in parte da questi consegnati a terzi sconosciuti;
  • successivamente, inoltre, era emerso che sullo stesso conto corrente intestato all'attore, nonostante il correntista non avesse né richiesto, né, peraltro, ritirato alcun carnet di assegni, erano stati addebitati n. 10 assegni bancari a totale insaputa dell'attore medesimo;
  • tra la documentazione consegnata successivamente, a seguito delle contestazioni dell'attore, dalla banca convenuta a quest'ultimo, emergevano inoltre tutta una serie di firme apocrife (prontamente disconosciute) con conseguenti operazioni bancarie, in danno all'attore medesimo, per somma compessiva pari a Euro 177.772,10:

"con raccomandata del 25.02.2008, contestando la responsabilità della Banca e del promotore finanziario R. U., il sig. P., a mezzo del patrocinio degli odierni procuratori, aveva chiesto alla Fideuram il pagamento di tutte le somme distratte in suo danno: la banca aveva replicato con raccomandata a/r del 9.04.2007, riconoscendo le gravi irregolarità commesse dal sig. U. R. e la disponibilità a risarcire il P.. Tuttavia, nonostante con raccomandata A/R del 21.04.2008 ed i fax del 5.06.2008 e del 9.06.2008, inviati a mezzo del proprio legale, il sig. P. avesse inviato alla Fideuram la documentazione a propria disposizione, nessun risarcimento era mai stato erogato. Ciò allegato in fatto, il sig. P. aveva quindi argomentato in diritto come dalle circostanze predette emergesse chiaramente la responsabilità del convenuto R., atteso che quest'ultimo, nello svolgimento dei propri compiti di promotore finanziario, non solo era stato inadempiente agli obblighi generali di buona fede e correttezza, violando scientemente in più punti la normativa in materia di intermediazione, ma aveva altresì posto in essere fatti di rilevanza penale, in particolare distraendo le somme affidategli dal sig. G. P.. In particolare, dopo il primo versamento della somma capitale di Euro 140.000,00 ed il totale investimento della stessa in strumenti finanziari Fideuram, dalla documentazione prodotta risultava come detto che tutti gli importi consegnati dal sig. P. al R., a mezzo di assegni bancari, erano stati incassati, senza alcun titolo, in parte dallo stesso R. in parte da altri soggetti. Era quindi evidente che il R. si era indebitamente appropriato di somme di denaro altrui, pari a complessivi Euro 120.187,10. Dalla stessa documentazione era emerso che il R. aveva personalmente ritirato il carnet di assegni, numerati dal n. omissis al n. omissis, relativo al conto corrente n. omissis intestato allo stesso P., in virtù di una falsa delega: inoltre, il R., una volta venuto illegittimamente in possesso di tale carnet, aveva certamente utilizzato i relativi assegni (o comunque aveva permesso che altri ne facessero uso) con conseguente danno dell'attore. Nello specifico, ne conseguiva che con la negoziazione di tali assegni bancari (su cui risultavano essere state apposte firme apocrife del Sig. G. P.), a quest'ultimo erano state sottratte ulteriori somme di denaro, per un importo complessivo pari ad Euro 57.585,00. Da tali condotte derivava il diritto del sig. P. ad ottenere l'integrale risarcimento dei danni subiti, patrimoniali, morali e biologici" Tribunale Prato, 23/02/2011, n. 211 - Guida al diritto 2011, 24, 50 (nota Mazzini)

In relazione alla posizione dell'istituto di credito, invece, veniva esposto dal danneggiato come il sistema normativo, vigente in tema di intermediazione finanziaria, fosse contenuto nel T.U.I.F., D. Lgs. 58/1998, e nel relativo Regolamento di attuazione, emanato con Deliberazione CONSOB del 1998 n. 11522, da cui emergeva una finalità di trasparenza nei comportamenti delle Banche e dei soggetti abilitati all'esercizio dei servizi di investimento (artt. 5 e 21 TUIF).

Tali soggetti dovevano, infatti ispirare, la propria condotta ai canoni generali della diligenza e correttezza, per poter rendere al meglio i propri servizi nell'interesse del cliente (anche informando quest'ultimo circa il proprio operato in generale e le singole operazioni di investimento).

Ai sensi dell'art. 23 TUIF ("nei giudizi di risarcimento dei danni cagionati nello svolgimento dei servizi di investimento e di quelli accessori, spetta ai soggetti abilitati l'onere della prova di aver agito con la specifica diligenza richiesta"), in effetti, spetta all'intermediario l'onere della prova di aver adempiuto agli obblighi di diligenza: per il comportamento del promotore finanziario convenuto si doveva pertanto riconoscere la responsabilità solidale della Banca convenuta, ex. art 31 TUIF il quale prevedeva, al terzo comma, che "il soggetto abilitato che conferisce l'incarico è responsabile in solido dei danni arrecati a terzi dal promotore finanziario, anche se tali danni siano conseguenti a responsabilità accertata in sede penale":

"la responsabilità della banca per il fatto del promotore aveva del resto carattere essenzialmente oggettivo, imputandosi alla società intermediaria, nell'interesse della quale l'attività viene svolta dal promotore, il rischio dell'attività medesima e, quindi, l'illecito del promotore al quale aveva conferito l'incarico di promuovere fuori sede i suoi servizi di investimento (come del resto ritenuto dalla giurisprudenza). Al fine di configurare la responsabilità della banca era sufficiente un nesso di occasionalità necessaria, nel senso che le mansioni affidate al preposto dovevano aver reso possibile o comunque agevolato il comportamento produttivo del danno, anche se lo stesso abbia agito oltre i limiti delle sue mansioni e, per di più, con dolo e in violazione di una norma penale. Nel caso di specie, era evidente che U. R. , operando nell'ambito di un rapporto di agenzia con la Banca convenuta, avesse indotto il sig. P. a consegnargli somme di denaro, nonché avesse potuto ritirare ed utilizzare assegni bancari tratti sul c/c del cliente. Posto che l'illecito del R. era stato reso possibile nell'esercizio delle mansioni affidategli dall'intermediario sussisteva, dunque, la responsabilità solidale della Banca convenuta. In ogni caso quest'ultima doveva ritenersi responsabile anche in via contrattuale" Tribunale Prato, 23/02/2011, n. 211 - Guida al diritto 2011, 24, 50 (nota Mazzini).

Sulla base di tale complesso di allegazioni, parte attrice chiedeva quindi l'accertamento e la dichiarazione dell'illiceità penale e/o civile dei comportamenti posti in essere dal promotore finanziario e, per l'effetto, la dichiarazione di responsabilità - con conseguente condanna in solido - del medesimo promotore finanziario nonché dell'istituto di credito convenuto, ex art. 31 del T.U.I.F. O, in ogni caso, ex art. 2049 c.c..; in subordine, chiedeva fosse accertata e dichiarata la responsabilità contrattuale della Banca convenuta, per inadempimento degli obblighi derivanti dal contratto di negoziazione e di apertura di conto corrente bancario, nonché integrati dalla normativa vigente, anche ai sensi dell'art. 1228 c.c., e, per l'effetto, la condanna della medesima a pagare all'attore la somma risarcitoria (o la diversa somma che fosse risultata di giustizia).

Radicatosi il contraddittorio, sebbene con la costituzione unicamente dell'istituto di credito, quest'ultimo contestava quanto dedotto da parte attrice, esponendo come, nel caso di specie, non potesse ravvisarsi il richiesto (dal consolidato orientamento giurisprudenziale) rapporto di "necessaria occasionalità" tra fatto illecito del preposto ed esercizio delle mansioni affidategli:

"gli illeciti ascritti al sig. R., infatti, risultavano completamente avulsi dalle mansioni svolte dal predetto promotore. Si trattava in effetti di condotte che prescindevano completamente dalle attività svolte dal sig. R. quale promotore dell'odierna convenuta, sì che, proprio in forza dell'orientamento manifestato dalla giurisprudenza sul punto, nulla poteva essere addebitato alla banca convenuta. Veniva comunque contestato che gli assegni oggetto dell'elencazione del sig. P. fossero stati distratti dal sig. R., incombendo su parte attrice l'onere di fornire specifica dimostrazione dei propri assunti"

In ogni caso, veniva anche evidenziato come la condotta dell'attore fosse stata gravemente irregolare, oltre che incauta: un tanto sia a causa della consegna di assegni privi dell'indicazione del beneficiario, sia per il fatto di non aver mai chiesto all'istituto di credito convenuto alcun rendiconto, circa gli investimenti cui erano destinati gli importi in questione.

Conseguentemente, nella denegata ipotesi in cui si fosse inteso ravvisare una qualche responsabilità in capo alla banca convenuta, nondimeno si sarebbe dovuto ritenere applicabile l'articolo 1227 del codice civile, nei confronti dell'attore, perché quest'ultimo avrebbe potuto evitare il danno in questione, facendo ricorso a condotte improntate all'ordinaria diligenza.

Nell'ipotesi in cui si fosse inteso riconoscere una responsabilità risarcitoria in capo all'istituto di credito, sosteneva, inoltre, parte convenuta, quest'ultima aveva comunque diritto a rivalersi nei confronti del promotore, al quale era, in realtà, addebitabile il danno lamentato dall'attore.

In base a tali considerazioni la convenuta predetta concludeva chiedendo:

"piaccia al Tribunale Ecc.mo, respinta ogni contraria istanza, deduzione ed eccezione e previa ogni opportuna declaratoria del caso: - nel merito, dichiarare inammissibili, improponibili o, comunque, rigettare tutte le domande proposte nei confronti della odierna comparar ente perché infondate sia in fatto che in diritto; - in subordine, in accoglimento della spiegata domanda di manleva, condannare il sig. U. R. a manlevare e tenere indenne Banca Fideuram s.p.a. da ogni pretesa attorea, con conseguente condanna del predetto alla restituzione di ogni somma, a nessun titolo escluso, che la concludente fosse eventualmente tenuta a pagare in favore di parte attrice, nella ipotesi di accoglimento delle domande dalla medesima formulate; - con vittoria di spese, competenze ed onorari". Nel successivo corso del processo (ove tra l'altro avveniva la costituzione del sig. P. M. quale erede del defunto P. G.) veniva espletata mediante produzione documentale ed assunzione di prova testimoniale, oltre che mediante consulenza tecnica d'ufficio a carattere grafologico in ordine ai documenti oggetto di disconoscimento da parte del sig. P.; infine le parti discutevano la causa avanti al Collegio e quest'ultimo si riservava la decisione" Tribunale Prato, 23/02/2011, n. 211 - Guida al diritto 2011, 24, 50 (nota Mazzini)

Preliminarmente osservato come documentazione, dichiarazioni assunte e perizia grafologica risultassero convergere con la ricostruzione dell'accaduto fornita dall'attore - nel contesto dell'atto di citazione introduttivo della causa - il Tribunale conclude che, effettivamente, il promotore ebbe ad appropriarsi di denaro dell'attore, tanto utilizzando in modo diverso dalla destinazione pattuita gli importi di cui agli assegni consegnatigli dal predetto, quanto provvedendo direttamente ad emettere assegni, con la sottoscrizione apocrifa dello stesso attore - previa falsificazione anche della firma in calce all'autorizzazione al ritiro del carnet di assegni da cui furono tratti gli assegni -:

"è sufficiente accertare che il rapporto di dipendenza sia stato concausa sine qua non dell'illecito" Ruffolo, La responsabilità vicaria, Milano, 1976, 126.

Rilievi, quest'ultimi, idonei a ritenere la domanda attorea fondata, anzitutto, nei confronti del convenuto promotore; per quanto, invece, attinente alla posizione del convenuto istituto, il giudicante ricorda come il fondamento normativo della pretesa creditoria, avanzata da parte attrice, sia dato dall'art. 31 TUF, sostanzialmente reiterativo - nello specifico settore dei promotori finanziari - del disposto del più generale articolo 2049 del codice civile (per quanto non siano mancate valutazioni volte a valorizzare la specifica volontà del legislatore di creare un principio di responsabilità "forte" per le società che operano nel settore finanziario, con riferimento all'attività dei soggetti di cui si siano avvalse), in relazione al quale costituisce ormai un consolidato orientamento giurisprudenziale quello per cui la responsabilità del committente (e, nel caso di specie, del soggetto abilitato che conferisce l'incarico al promotore) sorge a prescindere dalla sussistenza di un nesso causale tra le mansioni affidate al commesso (o al promotore) e l'evento dannoso, essendo invece sufficiente la sussistenza di un rapporto di occasionalità necessaria (e cioè l'insorgenza di una situazione, per effetto dell'incarico affidato, tale da aver agevolato o reso possibile il fatto illecito ed il conseguente evento dannoso, quand'anche l'incaricato abbia agito al di là delle proprie incombenze o addirittura violando le prescrizioni impartite, purché nell'ambito delle proprie mansioni: in tal senso, tra tante, Cass. 19167/2005):

"in tale prospettiva ermeneutica (per il vero condivisa da tutte le parti in causa) deve rilevarsi come la condotta lesiva posta in essere dal sig. U. R. nei confronti del sig. G. P. si connoti proprio per il nesso di occasionalità intercorrente con le mansioni di promotore finanziario svolte dallo stesso R. per conto della Fideuram. In proposito va preliminarmente osservato come la qualifica di promotore finanziario del R., per conto di Fideuram, non abbia costituito oggetto di contestazione nella presente causa (evidenziando come tale qualifica sia stata data per pacifica dalla stessa convenuta, che sin da pg. 2 della comparsa di costituzione si è rivolta al sig. R. come "ex promotore senza rappresentanza della medesima banca"). Va comunque osservato come nella corrispondenza intercorsa tra la Fideuram e l'odierno difensore di parte attrice risulti come la predetta convenuta abbia espressamente dato atto che "...nell'ambito di una verifica ispettiva compiuta dalla Banca, sono state accertate gravi irregolarità commesse dal sig. U. R. , già nostro agente senza rappresentanza - promotore finanziario, ai danni di clienti del nostro Istituto. Banca Fideuram, pertanto, ha risolto il contratto di agenzia in essere con il sig. U. R. in data 04/09/2007 ed ha segnalato i fatti occorsi alla Consob. Evidenziamo, inoltre, che il sig. R. aveva il compito di promuovere la conclusione di contratti relativi a prodotti collocati dalla Banca, in conformità con i relativi moduli e prospetti informativi" (cfr doc. 25 fascicolo attoreo)" Tribunale Prato, 23/02/2011, n. 211 - Guida al diritto 2011, 24, 50 (nota Mazzini)

D'altra parte, nota sempre il Tribunale adito, è la stessa banca convenuta che ascrive la cessazione del rapporto di agenzia, con l'intermediario de quo, proprio alle irregolarità poste in essere da quest'ultimo!

In ogni caso, il Tribunale evidenzia, in argomento:

  • come l'attore ebbe ad effettuare, presso l'istituto di credito convenuto, l'apertura di un "conto corrente di corrispondenza e di un deposito a custodia e amministrazione di titoli e strumenti finanziari", proprio mediante l'intervento del private banker de quo;
  • come tutti gli investimenti successivi fossero avvenuti sempre attraverso l'intervento del mediatore medesimo.

"in tale contesto deve ritenersi che la consegna degli ulteriori assegni sopra menzionati, da parte del sig. G. P. al sig. R., trovi inequivocabilmente la propria genesi nel rapporto intercorrente con il R. quale promotore finanziario della Fideuram. Analogamente deve ritenersi come la falsificazione sull'autorizzazione al ritiro del carnet di assegni in precedenza menzionato sia maturata nel contesto di tale rapporto. Deve quindi ritenersi come il rapporto in questione abbia costituito l'occasione per consentire al sig. R. di appropriarsi, nei modi e nei termini già supra evidenziati, delle somme di pertinenza del sig. G. P." Tribunale Prato, 23/02/2011, n. 211 - Guida al diritto 2011, 24, 50 (nota Mazzini)

Né il Tribunale ritiene condivisibile l'argomentazione difensiva di parte convenuta secondo cui tal nesso di necessaria occasionalità dovrebbe essere escluso in quanto l'intermediario avrebbe tenuto un comportamento di carattere illecito "completamente avulso dalle mansioni svolte dal predetto promotore": tale assunto interpretativo appare, in effetti, privo di fondatezza nel momento in cui si consideri che, a seguire tale impostazione argomentativa, si dovrebbe ravvisare la responsabilità della società solo nelle ipotesi in cui l'illecito fosse connaturato alle mansioni del promotore (il che si tradurrebbe, in sostanza, nel richiedere che fosse stata la Banca ad affidare al promotore il compito di tenere condotte illecite, con palese incongruità di una simile conclusione).

Ciò che rileva, ai fini in questione, è invece che la sussistenza del rapporto di intermediazione abbia anche solo agevolato o reso possibile il fatto illecito, e ciò pure se il promotore abbia tenuto una condotta penalmente illecita e difforme dalle prescrizioni impartite:

"in conclusione deve ritenersi evidente che la condotta illecita del sig. R., nei confronti del sig. G. P., è stata resa possibile (o comunque agevolata) dal fatto che tra i due esisteva il predetto rapporto connesso all'attività di intermediazione svolta dal sig. R. per conto di Fideuram (ritenendo del tutto verosimile che, se il sig. R. fosse stato un quisque del populo, il sig. G. P. non avrebbe a quest'ultimo consegnato alcun assegno); né consta (non sussistendo in atti, del resto, alcuna allegazione in tal senso) che il rapporto tra il sig. G. P. ed il sig. R. fosse insorto in forza di pregresse conoscenze personali tra le parti, maturate al di fuori ed a prescindere dai compiti svolti dallo stesso sig. R. per conto di Fideuram. Di conseguenza deve ritenersi sussistente anche la responsabilità della convenuta Fideuram" Tribunale Prato, 23/02/2011, n. 211 - Guida al diritto 2011, 24, 50 (nota Mazzini).

Quanto all'eccezione di parte convenuta inerente la configurabilità, nel caso di specie, di un addebito ex articolo 1227 del codice civile a carico dell'attore, rileva in primo luogo il Tribunale come la condotta, posta in essere dal promotore, appaia astrattamente riconducibile alla fattispecie prevista e punita dall'art. 640 c.p. ovvero, alternativamente, a quella contemplata dall'art. 646 c.p.; deve, però, a detta del magistrato giudicante, escludersi che nelle modalità con cui la vittima ha versato il denaro al promotore (modalità che, oggettivamente, hanno agevolato la condotta criminosa dello stesso) possa ravvisarsi un concorso colposo del danneggiato nella determinazione del danno.

Particolarmente curati, in tal occasione, gli esempi che il Tribunale propone a compendio del proprio dissertare; osserva, all'uopo, il giudice di prime cure come il gioielliere che lasci inavvertitamente aperta la cassaforte, il viaggiatore che lasci incustodita la propria valigia nello scompartimento del treno, la persona anziana che conservi i propri risparmi in casa anziché depositarli in Banca o alla Posta, pongano in essere dei comportamenti che possono occasionare, agevolare o rendere più fruttuosa l'azione di un ladro!

E sicuramente una tale mancanza di cautela sarà, per il derubato, fonte di rammarico e di rimprovero verso sé stesso.....

Tuttavia, a fronte del comportamento doloso del ladro, la condotta del derubato degrada a mero elemento del quadro storico, nel quale si inserisce e si compie l'attività criminosa dell'autore del furto: il reato, infatti, è sempre un fatto eccezionale e solo un singolare concorso di circostanze può far sì che l'imprudenza del gioielliere, del viaggiatore o della persona anziana occasioni o agevoli l'iniziativa di un ladro.

La Corte di Cassazione, aggiunge il Tribunale nel suo dissertare, è del resto costante nel ritenere che "in tema di responsabilità per fatto illecito doloso, la norma dell'art. 1227 cod. civ. (richiamata dall'art. 2056, primo comma, stesso codice) - concernente la diminuzione della misura del risarcimento in caso di concorso del fatto colposo del danneggiato - non è applicabile nell'ipotesi di provocazione da parte della persona offesa del reato, in quanto la determinazione dell'autore del delitto, di tenere la condotta da cui deriva l'evento di danno che colpisce la persona offesa, va considerata causa autonoma di tale danno, non potendo ritenersi che la consecuzione del delitto al fatto della provocazione esprima una connessione rispondente ad un principio di regolarità causale: cfr. Cass. 20137/2005; Cass. 9209/1995".

"e se ciò è vero quando la condotta della persona offesa assume il carattere della provocazione, a maggior ragione il principio indicato deve trovare applicazione nel caso in esame dove alla condotta della persona offesa può, se mai, essere rimproverata una mancanza di cautela. La fondatezza di tale principio trova inequivocabile riscontro nell'assurdità delle conseguenze cui condurrebbe, nel caso che qui occupa, l'opposto principio che ravvisa nell'imprudenza della vittima del reato un concorso di colpa rilevante a sensi dell'art. 1227 cod. civ.. Nel caso di specie, in particolare, una condotta criminosa che il codice penale punisce più severamente in quanto posta in essere con abuso di prestazione d'opera non solo comporterebbe un'attenuazione della responsabilità dell'autore del reato per i danni causati alla vittima ma finirebbe per essere considerata titolo (originario?) per la definitiva acquisizione da parte del reo di una parte delle somme illecitamente sottratte al proprio cliente" Tribunale Prato, 23/02/2011, n. 211 - Guida al diritto 2011, 24, 50 (nota Mazzini)

Applicando lo stesso principio, prosegue il Tribunale adito, il ladro che, approfittando di una distrazione del gioielliere, sottraesse dalla cassaforte lasciata imprudentemente incustodita dei preziosi, avrebbe titolo, per effetto dell'imprudenza commessa dal gioielliere, per acquisire definitivamente la proprietà di una parte del maltolto!

Ora, al contrario, il disposto di cui al terzo comma dell'art. 31 TUF va ricondotto - come già osservato - nell'alveo dell'articolo 2049 del codice civile e, come questo, configura a carico del preponente una responsabilità nei confronti del danneggiato che non presenta tratti autonomi e peculiari rispetto a quella dell'autore del danno ma che con questa coincide, in base alle regole che disciplinano le obbligazioni solidali (si veda anche, in argomento, Cass. 4009/1977).

Nei confronti del danneggiato, pertanto, la responsabilità della società di intermediazione finanziaria per i danni cagionati dal promotore di cui essa si avvale non può essere maggiore o minore di quella addebitata al promotore ma ha la stessa estensione di questa; in questo senso, dunque, non può configurarsi neppure nei confronti della società di intermediazione un'attenuazione (tanto meno un'elisione) dell'obbligo risarcitorio ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 1227 del codice civile.

In relazione, infine, alla domanda di manleva avanzata da parte dell'istituto di credito convenuto nei confronti del promotore contumace, il Tribunale rileva come tale domanda si presenti meritevole di accoglimento.

La condotta illecita tenuta dal promotore, in effetti, comporta per quest'ultimo, nei rapporti interni con la banca odierna convenuta, l'obbligo di tenere indenne la banca medesima in relazione alle somme che quest'ultima risulta tenuta a versare - in via solidale con il predetto -, all'attore:

"non sussistono in effetti, nei rapporti interni predetti, elementi specifici idonei a suffragare un giudizio di ripartizione delle responsabilità tra i predetti debitori solidali, risultando configurabile esclusivamente una responsabilità del sig. R. per la sottrazione delle somme già in precedenza descritte"  Tribunale Prato, 23/02/2011, n. 211 - Guida al diritto 2011, 24, 50 (nota Mazzini)



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