Legislazione e Giurisprudenza, Danno esistenziale -  Redazione P&D - 2014-05-09

CONTRADDIZIONI SUL DANNO ESISTENZIALE - Cass. 8142/14 - Natalino SAPONE

"Dio non esiste. Però noi siamo il suo popolo eletto". Viene in mente la battuta di Woody Allen leggendo quanto enunciato dalla Cass. civ., sez. III, 8/4/2014, n. 8142, pres. Massera, rel. Vivaldi, secondo cui, pur non sussistendo l"autonoma categoria del danno esistenziale, dei danni inclusi in tale categoria si deve tener conto per determinare l"unica somma spettante a titolo di danno non patrimoniale. C"è qualcosa di contraddittorio in tale affermazione? Pare proprio di sì. Leggiamo il brano della motivazione:

"Con il quinto motivo si denuncia violazione e falsa applicazione di norme di diritto ai sensi dell'art. 360 c.p.c., n. 3, ed in particolare degli artt. 1223, 1224, 2043, 2059, 2056, 1226, 2697, 2121 e 2129 c.c. e artt. 2, 3, 4, 13, 29, 30, 31, 32 e 35 c.p.c., art. 111 Cost., comma 6, nonchè degli artt. 112, 113, 115 e 116 c.p.c., art. 132 c.p.c., comma 4 e art. 118 disp. att. c.p.c., comma 1, nonchè dei principi generali dell'ordinamento e della giurisprudenza in materia di accertamento, riconoscimento, valutazione, personalizzazione e liquidazione all'attualità, secondo equità circostanziata, del danno non patrimoniale di natura estetica, relazionale ed "esistenziale" e, comunque, del danno biologico c.d. "pluridimensionale". Con il sesto motivo si denuncia apparente (e quindi omessa) o, in subordine, insufficiente ed illogica motivazione sul mancato riconoscimento del danno non patrimoniale di natura estetica, relazionale ed "esistenziale". I due motivi (quinto e sesto) che prospettano, sotto diversi profili, la medesima censura, sono esaminati unitariamente. Essi sono fondati per le ragioni e nei termini che seguono. Mentre la motivazione adottata dalla Corte di merito relativamente al danno patrimoniale è corretta in considerazione dell'affermato difetto di "prova rigorosa di una concreta riduzione del reddito conseguente alle menomazioni subite"; altrettanto non può dirsi con riferimento al danno non patrimoniale. In ordine a tale categoria di danno, - di cui il profilo estetico, relazionale e, sussistendone i presupposti esistenziale, sono solo momenti e forme descrittive (S.U. n. 26972 del 2008) -, la Corte di merito ha omesso di operare - anche al fine di escluderne la ricorrenza - la necessaria personalizzazione in relazione agli aspetti del caso concreto, non essendo sufficiente a tal fine affermare che si tratti di "pregiudizi che sono risarciti all'interno del danno biologico". Il giudice del merito, infatti, deve tenere conto di tutte le peculiari modalità di atteggiarsi del danno non patrimoniale nel singolo caso, tramite l'eventuale incremento della somma dovuta a titolo risarcitorio in sede di c.d. personalizzazione della liquidazione; sempre all'interno del danno non patrimoniale (S.U. citata). Quanto al danno c.d. esistenziale, vale ribadire che, nel nostro ordinamento, non è ammissibile l'autonoma categoria del "danno esistenziale", nè è consentito procedere ad autonoma liquidazione delle suddette conseguenze pregiudizievoli, ma dei danni inclusi nell'ambito di tale categoria va tenuto conto nel determinare l'unica somma destinata a risarcire tutti i pregiudizi di carattere non patrimoniale concretamente patiti dalla vittima, tramite adeguata personalizzazione della somma complessivamente dovuta in risarcimento, rispetto a quella che risulterebbe dalla mera applicazione delle tabelle di liquidazione dei danni biologici e morali".

Cercando di dare della sentenza una lettura non contradditoria, sembra che il principio sia quello secondo cui esiste la categoria di danno esistenziale – tant"è vero che dei danni in essa inclusi si deve tener conto – ma non come categoria autonoma. Dunque è l"autonomia ciò che fa problema. Almeno così pare, anche se nella maggior parte dei casi non si comprende bene quale sia il rilievo pratico di tutto ciò.

Ma può esistere una categoria non autonoma? Proviamo a usare la logica. Una categoria può non essere autonoma da - e rispetto a - qualcosa, sotto qualche profilo. Ma non lo può essere da tutto e sempre; così fosse non sarebbe individuabile come categoria. La categoria dei levrieri non è autonoma dalla categoria dei cani, ma lo è da quella dei labrador. La categoria dei levrieri a pelo frangiato non è autonoma da quella dei levrieri ma lo è da quella dei levrieri a pelo duro. Dire quindi che una categoria non esiste come categoria autonoma ma di essa si deve tener conto, pare più che altro una contraddizione.

Sembra che la S.C., in questa come in altre sentenze, escluda l"autonomia del danno esistenziale rispetto al danno non patrimoniale. Cosa che nessun esistenzialista nega. Il rilievo pratico dell"autonomia del danno esistenziale lo si scorge però in riferimento al danno biologico e al danno morale. L"autonomia del danno esistenziale rispetto al danno non patrimoniale non si comprende bene quale possa essere. E il fatto che per il danno non patrimoniale debba essere liquidata un"unica somma non appare una grande differenza rispetto alla liquidazione di più somme, come non è molto diverso dire (e soprattutto dare) 2 + 3 + 4 dal dire (e soprattutto dare) 9.

E allora perché questa insistenza della S.C. sulla non autonomia del danno esistenziale dal danno non patrimoniale? Si ha a volte l"impressione che sia un ritornello ripetuto stancamente. Torna allora alla mente la frase di Borges: "ho raccontato la storia talmente tante volte che non so più se la ricordo davvero o se ricordo solo le parole con cui la racconto".



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati