Articoli, saggi, Obbligazioni, contratti -  Mazzon Riccardo - 2016-09-14

Contratti: quando la proposta (o laccettazione) viene revocata - Riccardo Mazzon

La proposta, l'accettazione, la loro revoca, ma anche ogni altra dichiarazione diretta a una determinata persona, si considerano "conosciute" nel momento in cui giungono all'indirizzo del destinatario, sempre che quest"ultimo non provi di essere stato, senza sua colpa, nell'impossibilità di averne notizia.

La proposta può senz"altro essere revocata, ma solo finché il contratto non sia concluso: tuttavia, prescrive il codice civile, se l'accettante ha intrapreso, in buona fede, l'esecuzione del contratto prima di avere notizia della revoca, il proponente è tenuto a indennizzarlo delle spese e delle perdite subite per l'iniziata esecuzione del contratto medesimo; inoltre, anche l'accettazione può essere revocata, ma solo se la revoca giunga, a conoscenza del proponente, prima dell'accettazione de qua - cfr., amplius, "RISARCIMENTO DEL DANNO PER INADEMPIMENTO CONTRATTUALE", Riccardo Mazzon, Rimini 2014 -.

Così, in tema di conclusione del contratto,

"per il combinato disposto degli art. 1326, 1328, 1334 e 1335 c.c." (Cass. civ. sez. II, 16 maggio 2000, n. 6323, GCM, 2000, 1033),

la revoca della proposta di contratto, quale atto unilaterale recettizio, non produce effetto quando sia pervenuta all'accettante dopo la conclusione del contratto - ossia dopo l'arrivo all'indirizzo del proponente dell'accettazione della controparte -.

La regola ha senz"altro portata generalissima: ad esempio, anche la Pubblica Amministrazione ben può rimuovere gli effetti dell'atto di aggiudicazione provvisoria e — ove necessario — anche dei suoi atti presupposti, nonché dell'atto di aggiudicazione definitiva, purché la conseguente azione amministrativa sia condotta nei necessari crismi della legittimità (ossia il potere discrezionale, riconosciuto in capo all'Amministrazione medesima, deve essere esercitato in conformità ai principi di legalità, di economicità e di razionalità, nonché nel rispetto della cd. "buona fede etica"); in effetti, in epoca precedente all'entrata in vigore del codice dei contratti pubblici tale risultato era inderogabilmente assicurato mediante l'applicazione non solo, in via precettiva, del principio di buon andamento e di imparzialità della funzione pubblica (discendente dall'art. 97 cost.), ma anche proprio dal principio di diritto comune, contenuto nell'art. 1328 c.c., in forza del quale

"la proposta di concludere il contratto (quale è l'atto di indizione della gara, ancorché espresso in orma pubblicistica e subordinata all'osservanza delle regole procedimentali per la scelta del contraente) è sempre revocabile fino a che il contratto non sia concluso" (T.A.R. Catania sez. III, 28giugno 2012, n. 1630, FATAR, 2012, 6, 2144; cfr. anche Cons. Stato, sez. VI 5 agosto 2004 n. 5448, FACS, 2004, 2272).

Il principio può trovare, così, ampia applicazione; si pensi al patteggiamento di cui all'art. 599 comma 4 e 5 c.p.p., novellato con la l. 19 gennaio 1999, n. 14: esso ha natura giuridica di negozio essenzialmente bilaterale, perché richiede il consenso delle due parti principali del processo o in punto di pena o anche in punto di responsabilità e, dal carattere bilaterale del negozio processuale, discende che esso è unilateralmente irrevocabile - e cioè non può essere risolto da una sola parte dopo che sia perfezionato con il consenso dell'altra -; in materia, infatti, non possono che applicarsi, anche qui i criteri stabiliti per il contratto dagli art. 1326 e 1328 c.c., da intendersi come criteri generali per ogni negozio bilaterale,

"per conseguenza la revoca intervenuta dopo il perfezionamento dell'accordo processuale è invalida ed inefficace" (Cass. pen. sez. III, 28 ottobre 1999 n. 13484).

Si pensi anche all'invio al cliente, da parte del professionista, della parcella per le prestazioni svolte,

"che produce effetto, ai sensi dell'art. 1334 c.c., allorché perviene al destinatario" (Cass. civ. sez. II 1 dicembre 2000 n. 15376, GCM, 2000, 2526)

il quale, a meno che non sia stata redatta conformemente ad un precedente accordo tra le parti, può accettarla o rifiutarla: ecco che, conseguentemente, spetterà al giudice di merito accertare se il pagamento della somma, richiesta con la prima parcella, non sia liberatorio perché effettuato dopo l'arrivo di una seconda parcella, implicante la revoca di quella proposta per prima; ulteriormente, è stato deciso (Cass. civ. sez. I, 29 gennaio 1997 n. 922, GCM, 1997, 155) che anche all'istituto della "cessione volontaria" - attraverso il quale il legislatore ha inteso consentire, in tema di espropriazione per pubblica utilità, la sostituzione, su iniziativa della parte ablata, dell'intervento autoritativo della p.a., con uno strumento di carattere negoziale - si rendono applicabili (al di là del suo inquadramento - o non - tra i contratti di diritto pubblico e fatti salvi gli adempimenti richiesti dall"evidenza pubblica dell'atto) i principi civilistici che regolano la conclusione dei contratti, ed, in particolare, proprio quello della revocabilità della proposta sino a quando la sua accettazione non sia pervenuta a cognizione del proponente.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati