Legislazione e Giurisprudenza, Obbligazioni, contratti -  Bernicchi Francesco Maria - 2014-01-31

CONTRATTO DI TRASPORTO ED INDEBITO OGGETTIVO - Cass. Civ. 13207/13 - Francesco Maria BERNICCHI

Si riporta una sentenza della Corte di Cassazione (sez. III civile n. 13207 del 28/05/2013) relativa all'istituto della ripetizione dell'indebito - disciplinato dall'articolo 2033 c.c. - conseguente ad un contratto di trasporto irritualmente eseguito.

Il fatto, in breve: con sentenza del 25.08.2009, la Corte di Appello di Bologna, confermando quella di primo grado, in relazione a controversia nella quale la società ALFA aveva chiesto la condanna della controparte alla restituzione di parte del corrispettivo versatole per trasporti di merci, tenuto conto del chilometraggio effettivamente coperto minore (quale in seguito verificato) rispetto a quello fatturato, respingeva gli appelli di entrambe le parti.

La società BETA ricorreva per Cassazione sulla base di un motivo; resisteva la ALFA con controricorso e chiedeva respingersi il ricorso, proponendo contestualmente ricorso incidentale sulla base di un motivo.

Con l'unico motivo, la ricorrente BETA deduceva omessa, insufficiente contraddittoria motivazione circa un punto decisivo della controversia prospettato dalle parti in ordine alla C.T.U. espletata in corso di causa.

Infatti, nell'impugnata sentenza non vi sarebbe traccia dell'esame delle censure mosse a detta consulenza (calcolo virtuale e non effettivo delle percorrenze, senza tenere conto dell'articolazione territoriale capillare della committente e che l'inizio del trasporto non sempre coincideva con la sede della stessa, ma con qualche magazzino della stessa), esame che questa Corte dovrebbe controllare sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza logico-formale - unico esame permesso alla Corte di legittimità.

La ALFA, invece, ricorre in via incidentale, deducendo violazione falsa applicazione degli artt. 2033 e 2951 c.c., e ripropone la propria tesi, secondo cui la Corte territoriale avrebbe erroneamente ricondotto la pretesa al contratto di trasporto (con conseguente applicazione della prescrizione breve ex art. 2951 c.c.), mentre essa aveva dedotto che le somme richieste dalla controparte in rapporto a chilometri inesistenti non avevano alcuna giustificazione, trattandosi, quindi, d'indebito oggettivo. Anche se effettuato in pendenza di un contratto inter partes, quale quello di trasporto, il pagamento senza causa - essendo la prestazione rimasta priva di giustificazione, in quanto rivelatasi poi non eseguita la relativa controprestazione - costituirebbe fonte autonoma di obbligazione, con conseguente applicazione dell'ordinaria prescrizione decennale.

Entrambi i ricorsi, per la Suprema Corte, si rivelano privi di pregio. Analizziamo, per ciò che ci interessa, il motivo di ricorso incidentale sulla natura del contratto.

Per i giudici di Piazza Cavour "anche il motivo di ricorso incidentale non coglie nel segno."Diversamente da quanto sostenuto dalla ALFA, la Corte territoriale ha ricondotto la pretesa restitutoria, azionata nel presente giudizio dalla stessa, nell'ambito del contratto di trasporto intercorrente tra le parti, non nell'indebito oggettivo.

Il fondamento della ripetizione dell'indebito consiste, infatti - diversamente da quanto accade nel caso in esame - nell'assenza di un rapporto giuridico tra le parti, trovando il diritto di ripetere la prestazione ex art. 2033 c.c., la sua giustificazione nell'inesistenza della ragion d'essere del dovere della prestazione, nel difetto, cioè della causa dell'obbligazione di pagare. Tali argomentazioni sono confermate dalla prevalente dottrina, secondo cui uno dei presupposti per l'applicazione dell'istituto in esame è proprio la mancanza di un valido titolo contrattuale.

Anche per la Giurisprudenza maggioritaria "l'indebito oggettivo ex art. 2033 c.c., ricorre tutte le volte in cui vi sia difetto di obbligazione o perchè il vincolo non è mai sorto, o perchè venuto meno successivamente a seguito di annullamento, rescissione, inefficacia connessa ad una condizione risolutiva avveratasi (argomento desumibile da Cass. n. 12794/2012, in motivazione)."

Nella fattispecie in esame, la Corte d'appello, ha correttamente inquadrato la pretesa nell'alveo contrattuale, traendo la richiesta restitutoria spunto da un contratto di trasporto. Con la conseguenza che ogni questione, sia in ordine al corrispettivo, sia alla determinazione delle prestazioni realmente eseguite, avrebbe dovuto essere dedotta nell'ambito della relativa disciplina contrattuale e nel termine prescrizionale per questa previsto dall'art. 2951 c.c..



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