Articoli, saggi, Obbligazioni, contratti -  Mazzon Riccardo - 2015-12-05

CONTRATTO E BUONA FEDE: LA CORRETTEZZA E LA DILIGENZA NELL'ADEMPIMENTO - Riccardo MAZZON

corretto esercizio del dovere d"adempiere: entrambe le parti devono sempre usare la diligenza del buon padre di famiglia

tanto il debitore quanto il creditore debbono comportarsi secondo le regole della correttezza

nelle obbligazioni inerenti all'esercizio di un'attività professionale, tale diligenza deve essere valutata con riguardo alla natura dell'attività esercitata

Il corretto esercizio del dovere d"adempiere passa, soprattutto, attraverso il principio secondo cui tanto il debitore quanto il creditore debbono comportarsi secondo le regole della correttezza (cfr., amplius, "RISARCIMENTO DEL DANNO PER INADEMPIMENTO CONTRATTUALE", Riccardo Mazzon, Rimini 2014) e, in particolare, entrambi (sebbene l"articolo 1184 del codice civile ponga tale obbligo espressamente a carico del debitore, un interpretazione costituzionalizzata della norma non può che estendere tale impegno al creditore) devono, nell'adempiere – e, correlativamente, nel ricevere l"adempimento dell'obbligazione -, usare la diligenza del buon padre di famiglia laddove, nell'adempimento – e nel ricevere l"adempimento medesimo - delle obbligazioni inerenti all'esercizio di un'attività professionale, tale diligenza deve essere valutata con riguardo alla natura dell'attività esercitata.

Per fare un esempio, il pagamento con un sistema diverso dalla moneta avente corso legale nello Stato, ma che assicuri al creditore la disponibilità della somma dovuta, potrà essere rifiutato dal creditore soltanto per un giustificato motivo, dovendosi altrimenti intendere il rifiuto come contrario al principio di correttezza e buona fede: così, è stato deciso configurare comportamento in tal senso scorretto quello del creditore che, ricevuto da una compagnia assicurativa un assegno a saldo, abbia omesso di comunicare alla debitrice le proprie determinazioni in merito alla non accettazione del pagamento con assegno e, dopo alcuni mesi, abbia

"intimato il precetto ed iniziato l'esecuzione, per poi portare l'assegno all'incasso dopo la scadenza dei termini per la presentazione" (Cass. Civ., sez. III, 10/06/2013, n. 14531, M.D. c. UGF assicur. S.p.A., DeG, 2013).

Per un esempio con oggetto il contratto di locazione, si pensi al caso in cui il locatore abbia concesso l'immobile in locazione ad un terzo soltanto due giorni prima della scadenza dell'obbligo di rilascio da parte del precedente inquilino, pattuendo col terzo un"onerosissima penale per ogni giorno di ritardo nella concessione del godimento del bene: chi garantisce, infatti, l"immediato rilascio?

In tal caso, se è vero che il primo conduttore è responsabile per il danno da perdita del canone, a causa del ritardato rilascio, non automaticamente egli sarà condannato al risarcimento della penale pattuita dal locatore col terzo: ed, in effetti, è vero che il locatore, una volta scaduto il contratto, o in previsione della scadenza dello stesso, può stipularne uno nuovo con un diverso conduttore, anche se l'immobile non gli sia stato ancora restituito; tuttavia qualora sia prevedibile, con l'uso dell'ordinaria diligenza, che il primo conduttore si renderà moroso nel rilascio del bene locato – e, ciononostante il conduttore lo conceda in locazione a terzi, pattuendo volontariamente clausole onerose per l'ipotesi di proprio inadempimento, senza tempestiva e completa informazione dell'originario conduttore -, il locatore non potrà pretendere, dal medesimo primo conduttore, il risarcimento del maggior danno,

"ostandovi il disposto dell'art. 1227, comma secondo, cod. civ., in considerazione della propria condotta contraria a buona fede e correttezza" (Cass. Civ., sez. III, 22/04/2013, n. 9722, Rigetta, App. Ancona, 08/01/2007, Biagetti ed altro c. Vitalucci, GCM, 2013, rv 626380).

E" necessario, infatti, valutare sempre anche l'omissione di ogni comportamento esigibile - in quanto non eccedente la soglia del sacrificio significativo sopportabile - dal danneggiato da una condotta illecita, proprio alla stregua del canone di buona fede di cui all'art. 1175 c.c.: un tanto in considerazione che l'omessa attivazione di tutti i rimedi, potenzialmente idonei ad evitare il danno, costituisce fatto che preclude la risarcibilità di pregiudizi che sarebbero stati presumibilmente evitati (T.A.R. Campania Salerno, sez. II, 28 marzo 2013, n. 735, G.O.R.T. c. Com. Calvanico, FATAR, 2013, 3, 967).

Si pensi altresì, in tema di appalto ed in ipotesi di responsabilità per vizi dell'opera, al principio secondo cui l'appaltatore, anche quando sia chiamato a realizzare un progetto altrui, è sempre tenuto a rispettare le regole dell'arte ed è soggetto a responsabilità anche in caso di ingerenza del committente, con la conseguenza che la responsabilità dell'appaltatore, con il derivante obbligo risarcitorio, non viene meno neppure in caso di eventuali vizi imputabili ad errori di progettazione o direzione dei lavori se egli, accortosi del vizio, non lo abbia tempestivamente denunziato al committente manifestando formalmente il proprio dissenso, ovvero non abbia rilevato i vizi

"pur potendo e dovendo riconoscerli in relazione alla perizia ed alla capacità tecnica da lui esigibili nel caso concreto" (Cass. Civ., sez. II, 21/06/2013, n. 15711, Ro.ve.re. s.r.l. c. W.T.D. s.r.l., DeG, 2013).



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