Legislazione e Giurisprudenza, Ordinamento penitenziario -  Fiorentin Fabio - 2013-11-30

CONTROLLO DELLA CORRISPONDENZA DEI DETENUTI E DIRITTO DI IMPUGNAZIONE- Trib. Sorv. Milano, ord. 17.1.2012, - F. FIORENTIN

L'ordinanza del  Tribunale di sorveglianza di Milano in rassegna si segnala per l'attenta disamina di una materia assai poco approfondita sia in dottrina quanto nell'elaborazione giurisprudenziale, e costituisce per tale ragione un importante punto fermo in tema di disciplina dei controlli sulla corrispondenza dei detenuti. Nel reclamo, il detenuto, sottoposto al regime speciale di cui all'art. 41-bis, L. 354/75, lamentava che la notiza relativa all"avvenuto provvedimento giudiziale di trattenimento gli fosse stata comunicata soltanto oralmente, ma che il detto provvedimento non gli fosse stato consegnato, né tantomeno fatto leggere e nemmeno gli fosse stato comunicato il nominativo del mittente, cosicché non sarebbe stato posto in grado di conoscere i motivi che lo sorreggono. Pertanto, la stessa scelta di impugnare il provvedimento indicando contestualmente i motivi, sarebbe stata fatta "al buio". Il Tribunale milanese ha affermato, anzitutto, che la "comunicazione"di cui è onerata la Direzione penitenziaria, essendo funzionale all'esercizio del diritto di difesa da parte del detenuto in relazione all'incisione di un diritto di matrice costituzionale (art. 15 Cost.), può che riguardare l"atto e cioè il provvedimento giuridico che lo ha disposto perché questo costituisce la causa e l"oggetto dell"eventuale impugnazione. In secondo luogo, con riferimento alle esigenze preventive connesse all'applicazione del regime di rigore di cui all'art. 41-bis, ord. penit., i giudici milanesi hanno precisato che il diritto di accedere agli atti del procedimento in materia di trattenimento della corrispondenza non implica che l'interessato o il suo difensore possano prendere visione o estrarre copia della corrispondenza trattenuta, in adesione all'indirizzo di legittimità per cui  nessuna disposizione contempla detto diritto, sia, soprattutto, perchè la positiva disciplina e la stessa ragione d'essere dell'istituto del controllo/trattenimento della corrispondenza contraddice la possibilità della sostanziale caducazione del provvedimento censorio mediante l'accesso, in sede giurisdizio-nale di reclamo, alla comunicazione epistolare trattenuta, accesso che - se consentito - renderebbe oltretutto inutiliter data la decisione del giudice sul gravame" (Cass. pen. Sez. I, Sent., (ud. 25-01-2011) 25-02-2011, n. 7505). Il Tribunale di sorveglianza di Milano ha, quindi, affermato che la comunicazione all'interessato del decreto del magistrato con il quale si dipone il trattenimento della missiva possa realizzarsi con l'apposizione di "omissis" alla motivazione del medesimo (a es. nei punti in cui essa fa riferimento a nomi, luoghi o persone), laddove tale accorgimento si riveli necessario a salvaguardare le esigenze di sicurezza e di tutela dell'ordine pubblico nel caso concreto. Sottratto alla conoscibilità da parte del detenuto è, infine, per le medesime ragioni, il nominativo del mittente della missiva trattenuta. (f.f.)

TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA DI

MILANO

Il Tribunale di Sorveglianza di Milano, riunito in Camera di Consiglio nella persona dei Signori:

Dr.ssa      Maria Laura Fadda

Presidente

Dr.ssa       Roberta Cossia

Magistrato di Sorveglianza di Milano

Dr.ssa       Paola Ferraguti

Esperto

Dr.ssa       Agatina Vitanza

Esperto

ha pronunciato la seguente

ORDINANZA

Premesso che L.B.F. nato a San Giovanni Rotondo (FG) il xxx

detenuto presso la C.R. di Milano

in regime di cui all"art. 41 bis Op

difeso di fiducia dall"avv. Innocenza Anna Starace del foro di Foggia con studio in Manfredonia, piazza del Popolo n. 3

ha presentato reclamo ex art. 18 ter O.P. avverso i decreti di trattenimento della corrispondenza (pratica n. 205/12 ARR e pratica n. 131/12 ARR) emessi dal magistrato di sorveglianza di Milano in data 29.6.2012 e 1.6.2012,

che il suddetto, regolarmente citato a comparire ex art. 14 ter O.P. dinanzi a questo Tribunale non è comparso all"odierna udienza del 17.1.2013;

che né il reclamante, né l"amministrazione hanno fatto pervenire memorie ai sensi dell"art 14 ter comma 3 O.P.

che il P.M. ed il difensore hanno concluso come in atti;

OSSERVA

Rilevato che il detenuto reclama, con unico motivo identico per i due procedimenti che dunque sono stati riuniti per connessione soggettiva e oggettiva, contestando la legittimità della procedura, praticata dalla Direzione della c.r. di Milano Opera, di comunicazione del decreto di trattenimento della corrispondenza emesso dal Magistrato di Sorveglianza competente.

Deduce il detenuto che la notizia relativa all"avvenuto provvedimento giudiziale di trattenimento gli è stata comunicata soltanto oralmente, ma che detto provvedimento non gli è stato consegnato, né tantomeno fatto leggere e nemmeno gli è stato detto il nominativo del mittente, cosicché non sarebbe stato posto in grado di conoscere i motivi che lo sorreggono. Pertanto, la stessa scelta di impugnare il provvedimento indicando contestualmente i motivi, sarebbe fatta "al buio".

Secondo il reclamante, si verificherebbe, dunque, un contrasto con gli articoli 148 c.3 e 171 c.p.p., di talchè tutta la procedura ne risulterebbe viziata.

Preso atto di quanto sopra, verificato dagli atti del procedimento che i termini di legge per la presentazione del ricorso decorrono dalla comunicazione verbale del trattenimento, così come descritto dal detenuto nel reclamo, ed acquisita per le vie brevi la conferma da parte della Direzione del carcere, che trattasi di prassi consolidata finalizzata ad evitare la conoscenza da parte del detenuto del contenuto del decreto, che gli verrebbe notificato soltanto successivamente alla scelta di adire il Tribunale di Sorveglianza e dunque successivamente all"apertura del procedimento giurisdizionale, ritiene il Collegio che reclamo debba essere accolto.

Infatti, l"art. 18 ter comma 5 O.P. dispone che dell"avvenuto trattenimento "il detenuto e l"internato vengano immediatamente informati". Vero è che la norma non cita espressamente il termine "notifica" (la cui disciplina è contenuta negli articoli di legge citati nel reclamo), ma ritiene il Collegio che tale disposizione, debba venire interpretata alla luce del criterio ermeneutico secondo cui le norme si interpretano l"una per mezzo delle altre e dunque alla luce di quanto disposto complessivamente dall"art. 18 ter O.P. che è intitolato: "Limitazione ai controlli ella corrispondenza" .

Emerge dunque, da una lettura complessiva, che il successivo comma 6 dell"art. 18 ter O.P. prevede il diritto di reclamo avverso il provvedimento giudiziale e ne disciplina il procedimento giurisdizionale con il richiamo all"art. 14 ter O.P. e "per quanto non diversamente disposto dal presente comma dall"art. 666 c.p.p".

L"art. 14 ter O.P. , intitolato "Reclamo", al comma 1 prevede espressamente che il reclamo può essere proposto al tribunale di sorveglianza entro 10 giorni dalla "comunicazione" del provvedimento definitivo e tutto il procedimento in subiecta materia è più volte stato ritenuto legittimo (ex pluribus Cass. pen. Sez. I, Sent., 05-01-2011, n. 201).

Altresì, l"art. 14 ter comma 1 O.P. prevede espressamente che il reclamo può essere presentato entro 10 giorni "dalla comunicazione".

La ratio della disposizione, dunque, è quella di consentire al detenuto di esercitare il diritto di impugnazione avverso la limitazione alla ricezione della corrispondenza, diritto, giova ancora una volta ricordare, di rango costituzionale e sancito dall"art. 15 Cost.

E" evidente, dunque, secondo il Collegio, che "l"immediata informazione" prevista dal comma 5, debba essere costituita dalla "comunicazione" di cui al comma 1 dell"art. 14 bis O.P. e che ambedue gli adempimenti siano stati previsti dal legislatore al fine di consentire l"esercizio del diritto di difesa.

Dunque il termine "comunicazione" utilizzato dal legislatore in relazione all"avvenuto trattenimento non può che riguardare l"atto e cioè il provvedimento giuridico che lo ha disposto perché questo costituisce la causa e l"oggetto dell"eventuale impugnazione.

Il dovere di "comunicazione", stabilito dal legislatore, secondo il Collegio, non può essere interpretato in senso formalistico e il relativo adempimento da parte della Direzione del carcere non può ritenersi assolto qualora sia limitato ad una mera "comunicazione" verbale che la corrispondenza è stata trattenuta se questa non è accompagnata dalla comunicazione delle ragioni che sorreggono la decisione giudiziale, tanto più se da quel momento decorrono i termini di impugnazione con atto corredato dai relativi motivi.

La disciplina del combinato disposto degli art. 14 ter e 18 ter Op riguarda specificamente le sole forme in cui, in materia di limitazione al diritto di corrispondenza, può svolgersi il diritto di impugnazione del condannato e dunque tale normativa deve essere attuata con modalità tali da garantire in modo sostanziale il diritto di difesa previsto dall"art. 24 della Costituzione; la sua compromissione renderebbe viziato lo stesso procedimento giurisdizionalizzato di cui all"art. 14 bis che, pur sorretto da caratteristiche sue proprie a tutela dell"immediatezza, deve garantire la piena esplicazione delle ragioni delle parti in ossequio al principio generale di cui all"art. 111 Cost.

E" doverosa, dunque, in questa sede, a parere del Collegio, una lettura delle disposizioni citate rispettosa dei singoli precetti e implicante il loro coordinamento nonché l"armonizzazione con i principi fondamentali di rilevanza costituzionale che rispetti il diritto soggettivo pieno del detenuto in tema di corrispondenza.

Inoltre, giova ricordare che la disciplina vigente, introdotta con la L. n. 95/2004, in tema di diritto alla corrispondenza delle persone detenute e delle relative limitazioni, che possono essere disposte solo con provvedimento motivato (seppur succintamente come richiesto dalla forma del decreto), è stata introdotta dal legislatore a seguito di condanna della Corte Europea per violazione dell"art. 8 CEDU (Corte Europea sez.I 9.1.2011 Natoli c. Italia; Corte Europea, Sez. IV, 26.7.2001 Di Giovine c. Italia, Corte Europea, Sez. II, 21.12.2000 Rinzivillo c. Italia), ha avuto la finalità dichiarata di adeguare la normativa italiana ai principi costituzionali e sovranazionali in ordine alla completa giurisdizionalizzazione dell"intero procedimento di controllo della corrispondenza.

Tali principi sono stati da ultimo autorevolmente ricordati dalla sentenza emessa dalla Corte di Cassazione - Sezioni Unite Penali il 8 luglio 2012, n. 28997 che stabilendo che la disciplina delle intercettazioni di conversazioni o comunicazioni non è applicabile alla corrispondenza dei detenuti, ha altresì specificato che non si possa "dubitare che sia definibile "corrispondenza" anche quella che transita per gli istituti di detenzione, diretta verso l"esterno dal detenuto o a lui spedita; e che il detenuto ha diritto di vedere inoltrata o di ricevere, non trattandosi di res di cui abbia disponibilità l"amministrazione carceraria". Inoltre ha specificato che "proprio in base alla speciale condizione del detenuto,(…) deve essere comunque assicurato il rispetto dei diritti fondamentali compatibili con tale status (Corte cost., sentt. nn. 26 del 1999, 212 del 1997, 410 e 349 del 1993)";
che "i poteri di intrusione dell"autorità giudiziaria nella corrispondenza che transita per gli istituti penitenziari ricevono apposita regolamentazione, tra l"altro con previsione di limiti temporali e della facoltà di reclamo, ad opera dell"art. 18-ter ord. pen."; che "né prima né dopo le novità introdotte, mediante l"art. 18-ter ord. pen., dalla citata legge n. 95 del 2004 - poteva e può essere disposto dall"a.g. è l"apprensione in forma occulta del contenuto della corrispondenza dei detenuti (neppure di quelli sottoposti al regime dell"art. 41-bis ord. pen.)"; che "a norma dell"art, 38, comma 10, reg. Ord. Pen. (d.P.R. 30 giugno 2000, n. 230), ovverosia già anteriormente alle modifiche recate dalla predetta legge n. 95 del 2004, il detenuto doveva essere "immediatamente informato che la corrispondenza è stata trattenuta", e analogamente ora dispone l"art. 18-ter c. 5 dell"Ord.Pen.";che in base all"art. 15, comma secondo, Cost., la libertà e segretezza della corrispondenza può avvenire soltanto per atto motivato dell"autorità giudiziaria "con le garanzie stabilite dalla legge" e dunque, "in materia presidiata dalla riserva di legge e di giurisdizione".

Pertanto, secondo la Corte, nei casi di sequestro della corrispondenza concernente detenuti, vanno osservate anche le garanzie supplementari apprestate dall'art. 18 ter 'O.P., tra cui, a norma del comma 5 la immediata comunicazione all'interessato dell'intervenuto controllo, non potendosi dubitare che l'estrazione di copia per fini di documentazione dei contenuti costituisca un pur temporaneo « trattenimento » della missiva.

Ritiene pertanto il Collegio che tale autorevole pronuncia, seppur non direttamente inerente la problematica qui esaminata, dirima in radice ogni dubbio in ordine all"ampiezza del diritto riguardanti i detenuti, anche quelli sottoposti al regime di cui all"art. 41 bis Op, relativamente al diritto alla corrispondenza e alle garanzie correlate.

Vero è che la normativa sopra ricordata va rapportata anche a quella specifica relativa alle limitazioni dei diritti dei detenuti imposte dal particolare regime di rigore di cui all"art. 41 bis Op e alla esigenza di tutela del segreto imposto dalle preminenti esigenze preventive attinenti le indagini o ragioni di ordine e sicurezza pubbliche.

L" esigenza, tutelata dalla legge, di dispone l"applicazione dell"art. 41 bis  O.P. nei confronti dei detenuti legati ad organizzazioni criminali di particolare spessore e le conseguenti limitazioni al diritto alla corrispondenza, relative alla necessità di non far conoscere al detenuto il contenuto delle missive trattenute, ha condotto la S.C. a stabilire in tema di visione anche da parte del difensore della missiva trattenuta che: "In linea generale la facoltà di prendere visone degli atti (non espressamente prevista dall'art. 127 c.p.p., comma 2, e art. 666 c.p.p., comma 3, e, tuttavia, riconosciuta dalla giurisprudenza di questa Corte suprema) comprende pure quella ulteriore di estrarre copia (Sez. 1, 31 ottobre 1996, n. 5678/1997, Raciti, massima n. 206764, secondo la quale: "Nel procedimento di camera di consiglio disciplinato dall'art. 127 c.p.p., pur non prevedendosi espressamente l'obbligo di deposito dei relativi atti ... come invece previsto, ad esempio, dall'art. 309 c.p.p., comma 8, art. 416 c.p.p., comma 2, art. 466 c.p.p., detto obbligo può agevolmente dedursi dal complesso della disciplina in questione (..) il corrispondente diritto della parte di prendere cognizione degli atti del procedimento (..) peraltro non comprende anche quello di estrarre copia dei detti atti, operando invece, a tale ultimo riguardo, la disciplina dettata dall'art. 116 c.p.p."). "Piuttosto, con specifico riguardo al procedimento di controllo della corrispondenza dei detenuti e degli internati è, peraltro, da escludere qualsivoglia diritto dell'interessato o del difensore (non solo alla estrazione di copia, ma anche alla visione) della comunicazione epistolare trattenuta.
Sia perchè nessuna disposizione contempla detto diritto, sia, soprattutto, perchè la positiva disciplina e la stessa ragione d'essere dell'istituto del controllo/trattenimento della corrispondenza contraddice la possibilità della sostanziale caducazione del provvedimento censorio mediante l'accesso, in sede giurisdizio-nale di reclamo, alla comunicazione epistolare trattenuta, accesso che - se per absurdum consentito - renderebbe oltretutto inutiliter data la decisione del giudice sul gravame" (Cass. pen. Sez. I, Sent., (ud. 25-01-2011) 25-02-2011, n. 7505).

Peraltro, si potrebbe verificare, riconosce il Collegio, che l"esigenza preventiva sottesa al trattenimento potrebbe in astratto collidere, in alcuni casi, con l"esigenza, ugualmente prevista dalla legge, che il decreto giudiziale di trattenimento dia conto dei motivi che lo sorreggono con riferimento alla ricorrenza dei presupposti indicati dall"art. 18 ter O.P. La Direzione del carcere opererebbe, dunque, con le modalità che si sono censurate, proprie al fine di tutelare l"esigenza del segreto.

Ritiene però il Tribunale che il contemperamento tra le finalità parimenti previste dal legislatore costituzionale  all"art. 15 Cost. e segnatamente, quella consistente nella libertà e nella segretezza della corrispondenza, atteso che, in questo precetto costituzionale, ricevono "protezione due distinti interessi; quello inerente alla libertà ed alla segretezza delle comunicazioni, riconosciuto come connaturale ai diritti della personalità definiti inviolabili dall'art. 2 Cost., e quello connesso all'esigenza di prevenire e reprimere i reati, vale a dire ad un bene anch'esso oggetto di protezione costituzionale e l"art. 24 Cost. possa essere agevolmente ottenuta con la previsione dell"apposizione di omissis su quelle parti del decreto che più specificamente facessero riferimento a nominativi o circostante specifiche che potrebbero consentire al detenuto l"identificazione del contenuto della missiva. In tal modo verrebbe conservato il segreto sugli atti, consentendo nel contempo il pieno esercizio del diritto di difesa.

In relazione a tale punto del ricorso, dunque, ritiene il Collegio che il reclamo possa essere accolto e che il decreto possa essere consegnato al detenuto con l"apposizione, laddove ritenuto necessario, di omissis.

In ordine all"ulteriore doglianza in ordine alla mancata comunicazione del mittente della missiva trattenuta, questo Tribunale si è già più volte pronunciato ritenendola legittima. Infatti, proprio le particolari esigenze preventive che sorreggono la possibilità di limitare la recezione della corrispondenza fanno ritenere che anche la comunicazione del nominativo di colui che ha inviato la posta trattenuta, possa costituire di per sé messaggio pericoloso per l"ordine e la sicurezza.

Più specificamente, il Tribunale ritiene che la mancata comunicazione del mittente della missiva, in caso di trattenimento della stessa, non lede il diritto di difesa del detenuto; infatti, vero è che la comunicazione del nominativo del nome del mittente della lettera trattenuta potrebbe costituire, già di per sè, un messaggio pericoloso e rilevante ai fini della prevenzione dei reati o di tutela della sicurezza interna, così inficiando le finalità del trattenimento stesso. Del resto, la conoscenza della persona autore dello scritto censurato, qualora per ipotesi, si tratti di altro detenuto collegato allo stesso sodalizio criminoso del destinatario della missiva, potrebbe essere già di per sè veicolo di comunicazioni e quindi eludere, sotto questo profilo, il controllo della censura

Ritenuto pertanto che, in assenza di apposita decisione specifica del M.S. in merito alla comunicazione al detenuto di chi sia il mittente, il trattenimento va inteso in senso assoluto e quindi anche con riferimento a quest"ultimo dato. Il reclamo, sul punto deve dunque essere respinto.

Ritenuto, quindi, in ragione di quanto sopra, di dovere accogliere il reclamo.

P.Q.M.

Visti gli artt. 18 ter O.P., 666, 678, 679 c.p.p.

ACCOGLIE

Il reclamo limitatamente all" omessa comunicazione della motivazione del decreto di trattenimento della corrispondenza, che potrà essere comunicata eventualmente con l"apposizione di omissis

RIGETTA

Il reclamo nel resto

Milano 17.1.2012

IL PRESIDENTE EST.



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