Legislazione e Giurisprudenza, Matrimonio, famiglia di fatto -  Andrea Castiglioni - 2016-02-09

Convivenza more uxorio e lavoro subordinato - Cass. 1266/16 - Andrea Castiglioni

- convivenza more uxorio e lavoro subordinato

- obbligazioni naturali e principio di proporzionalità

- indennizzo a favore del compagno lavoratore

Una convivente uxorio lavora in modo continuativo, con prestazione di lavoro subordinato, dell'azienda del proprio compagno/imprenditore.

Considerato che il frutto del lavoro ha comportato un arricchimento esclusivamente dell'imprenditore/compagno e non ha giovato a nucleo familiare, come avrebbe dovuto essere, la convivente (ormai "ex" per via dell'interruzione del rapporto) ha diritto alla corresponsione di una somma di denaro a titolo di inennità.

È pur vero che le unioni di fatto sono una formazione sociale tutelata dall'ordinamento (art. 2 Cost.), sono caratterizzate da doveri di natura morale e sociale, e sono caratterizzate anche da rapporti di natura patrimoniale.

Tali rapporti configurano adempimento ad un'obbligazione naturale (art. 2034 c.c.), però a condizione che venga rispettato un principio di proporzionalità. Ne consegue che prestazioni che esulano da tale "proporzionalità" (come un lavoro che si protrae nel tempo per un considerevole lasso di tempo), sfuggono da tale qualificazione.

A maggior ragione se grazie a tali prestazioni lavorative ne ha giovato soltanto una parte e non la "coppia", esulando dai doveri di carattere morale di mutua assistenza e collaborazione.

È stato quindi riconosciuto un indennizzo, a favore della ex compagna/lavoratrice, quale sub specie di arricchimento senza giusta causa, configurabile anche in relazione al lavoro prestato durante la convivenza more uxorio (orientamento confermato, Cass. 11330/2009).



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