Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Bernicchi Francesco Maria - 2014-03-10

CORRUZIONE E IL REQUISITO DEL SINALLAGMA POST RIFORMA L.190/12 - Cass. 10889/14 - F. M. BERNICCHI

Si prende in esame una recente sentenza della Corte di Cassazione (sezione VI Penale n. 10889 depositata in data 6 Marzo 2014) relativa al tema della corruzione ex art. 318 c.p. e il requisito del pactum sceleris sinallagmatico presente nella fattispecie normativa ante riforma l.190/2012.

Il fatto, in breve: nel 2009 la Corte di appello di Genova confermava la sentenza del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Massa che aveva visto la condanna, dopo giudizio abbreviato e con le attenuanti generiche, di M.G. alla pena di quattro mesi di reclusione, oltre alla incapacità di contrattare con la pubblica amministrazione per la durata di un anno, in quanto responsabile del delitto di cui all'art. 318 cod. pen

L'imputato, infatti nella qualità di pubblico ufficiale - dipendente dell'Ente Provincia - riceveva per sé e per sua moglie un orologio di valore pari a Euro 2.820 marca Cartier in acciaio, quale corrispettivo per il suo interessamento finalizzato al rilascio di provvedimenti a favore della ditta Alfa s.r.l..
Le prove della responsabilità penale dell'imputato, utili a definire la doppia condanna, venivano rinvenute in risultanze documentali, in servizi di osservazione di polizia giudiziaria, nel rinvenimento nell'abitazione del M. dell'orologio Cartier di cui sopra e nelle parziali ammissioni dell'imputato.

Proponeva ricorso per cassazione l'imputato a mezzo del difensore che, con un unico motivo, denunciava la violazione dell'art. 318 cod. pen., nel testo precedente la riforma recata dalla legge n. 190 del 2012, sostenendo che non vi era alcuna prova del collegamento del regalo fatto da Alfa con le funzioni esercitate dal M. , tanto più a seguito delle novità recate dalla legge n. 190 del 2012, che, nell'opinione di vari commentatori, ha rafforzato l'esigenza di nesso sinallagmatico tra dazione o promessa di un'utilità e compimento dell'atto di ufficio.

Tuttavia, i giudici di Piazza Cavour  considerano il ricorso manifestamente infondato, posto che il collegamento tra il costoso regalo ricevuto dell'imputato e l'interessamento di questo nelle varie procedure amministrative interessanti la ditta è stato ineccepibilmente tratto dai giudici di merito.

Anzi, più precisamente, dal tenore delle intercettazioni telefoniche, si ricavava che fu proprio l'imputato - in un contesto in cui i rapporti con l'imprenditore non facevano presagire nessun rapporto di amicizia- a chiedere che gli fosse fatto il regalo di un orologio da destinare alla moglie: Tale richiesta è stata correttamente ritenuta dai giudici di merito non altrimenti giustificabile se non in quadro corruttivo, sia pure non finalizzato al compimento di atti contrari ai doveri di ufficio.

Il Supremo Collegio, inoltre, dà alcune delucidazioni in merito alla portata della riforma di questi istituti portata dalla l.190/2012. "Il nuovo testo dell'art. 318 cod. pen. si pone in linea di continuità normativa con quello recato dal medesimo articolo prima della riforma introdotta dalla legge n. 190 del 2012, ed anzi ha allargato l"area della punibilità ad ogni fattispecie di monetizzazione del munus pubblico, pur se sganciata da una logica di formale sinallagmaticità" (v. Sez. 6, n. 19189 del 11/01/2013).

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di Euro mille in favore della cassa delle ammende.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati