Legislazione e Giurisprudenza, Colpevolezza, causalità -  Todeschini Nicola - 2014-01-27

CORTE COSTITUZIONALE: BALDUZZI? NON DICO -ANCORA- NULLA - Nicola TODESCHINI

La Corte Costituzionale è stata come noto investita dal Tribunale di Milano del caso "Balduzzi", con un'ordinanza già commentata (qui il testo) su questa rivista ed alla quale si rimanda per il dettaglio (LINK). Ragioni per dubitare dell'incostituzionalità della regola, per il vero, ce ne sono, anche se non tutte trovavano occasione di sottolineatura nell'ordinanza che faceva ad avviso di chi scrive anche un improprio riferimento al tema della medicina difensiva quale spauracchio dal quale avrebbe voluto guardarsi il legislatore nell'atto di promulgare la novella, o presunta tale.

Vero è, però, che la Corte Costituzionale non entra nel merito, salvo che per offrire un'indicazione della quale si dirà, perchè ritiene che l'ordinanza di rimessione sia stata redatta in modo tale da risultare inammissibile (sul punto, più diffusamente si legga il precedente contributo, LINK).

Quindi nulla di fatto, tutto come prima, attendiamo un'ordinanza di remissione redatta con maggiore precisione. Nel frattempo abbiamo già assistito ad alcuni commenti anticipati da titoli impropri, redatti solo per susciter interesse, effimero per il vero, che hanno fatto credere che la legge Balduzzi avrebbe vinto l'accusa di costituzionalità.

Non facciamo altrettanto e ribadiamo che Balduzzi non ha per nulla superato l'esame della Corte Costituzionale che semmai ha bocciato il magistrato che ha redatto l'ordinanza di remissione.

Un profilo d'interesse, quanto ad orientamento degli ermeneuti, che si può trarre dall'esame della decisione riguarda questo passo:

"che, al riguardo, occorre anche considerare come, nelle prime pronunce emesse in argomento, la giurisprudenza di legittimità abbia ritenuto – in accordo con la dottrina maggioritaria – che la limitazione di responsabilità prevista dalla norma censurata venga in rilievo solo in rapporto all"addebito di imperizia, giacché le linee guida in materia sanitaria contengono esclusivamente regole di perizia: non, dunque, quando all"esercente la professione sanitaria sia ascrivibile, sul piano della colpa, un comportamento negligente o imprudente"

La Corte, quasi spaventata all'idea di dover tornare sull'argomento, dopo aver impiegato molti caratteri per spiegare come doveva essere redatta l'ordinanza di rimessione spezza una lancia non tanto a favore della legge Balduzzi, che non la merita di certo, ma piuttosto in favore della corretta interpretazione da assegnare alla novella regola.

In assoluta adesione alla tesi di certa dottrina e giurisprudenza, ed in perfetto accordo con quanto sostenuto in altri contributi da chi scrive (LINK), l'unica ragione per modulare la severità del giudizio consiste nell'accertamento di una difficoltà che pieghi la capacità tecnica posta in essere dal professionista che pur sia diligente e prudente. Si tratta, insomma, di quanto si deduce, da quasi un ventennio, leggendo l'ormai incontenibile filone giurisprudenziale che indica la corretta interpretazione da assegnare all'art. 2236 c.c. Quando la condotta sia macchiata da negligenza e imprudenza, non è necessario alcun richiamo alla qualità di perizia impiegata, poiché viene meno l'approcio minimo preteso dal professionista che deve essere attento, aver voglia di applicarsi, premuroso rispetto alle conseguenze delle proprie decisioni, lungimirante: non quindi negligente né imprudente. Tali patologie incurabili della diligenza rendono la condotta colpevole inescusabile, a prescindere dal grado di perizia (e quindi, per esempio, dall'applicazione di una linea guida astrattamente prevista a disciplina del caso).

Quando invece la difficoltà speciale vinca la perizia messa in campo da un sanitario attento e prudente, e l'errore consista in una divaricazione lieve rispetto all'azione migliore che risulta ex post suggerita dalla miglior perizia, il criterio di severità del giudizio di responsabilità merita attenta modulazione.

Un tanto suoni come monito anche a quelle sgangherate proposte di legge, ed in particolare all'ultima qui commentata (LINK), che vorrebbero invece indulgere al perdono indiscriminato anche delle condotte connotate da negligenza e imprudenza. A tali ipotesi l'inciso della Corte Costituzionale sembra offrire ragioni ottime per non insistere nel tentativo di far violenza alla teoria della colpa.



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