Legislazione e Giurisprudenza, Espropriazioni per pubblica utilità -  Conzutti Mirijam - 2015-01-06

CORTE DI STRASBURGO 25/11/14,ESPROPRIAZIONE INDIRETTA, DANNO PATRIMONIALE E DANNO MORALE- M CONZUTTI

I ricorrenti sono proprietari di un appezzamento di terreno sito a Galatina. Il terreno in questione, di superficie pari a 6.241 metri quadrati ed era stato illegittimamente occupato.

Negli anni si susseguirono vari ricorsi volti a determinare la legittimità dell'occupazione e l'entità dell'indennizzo.

Secondo un'ultima perizia il terreno che, era stato effettivamente occupato, unito alla porzione diventata inutilizzabile a causa del lavoro di costruzione, aveva un"estensione inferiore a quella accertata nella sentenza del Tribunale di Lecce e ammontava a 2.132 metri quadrati. Egli concluse inoltre che l"occupazione legittima era terminata per la prima porzione di terreno in data 2 agosto 1994 e, per la seconda porzione, in data 6 settembre 1994. Il perito concluse che il valore venale del terreno nel 1994 corrispondeva a ITL 67.000 al metro quadrato e valutò l"indennizzo dovuto ai ricorrenti in conformità alla legge n. 662 del 1996 in ITL 83.308.412 (EUR 43.025).

La Corte territoriale stabilì che i ricorrenti avessero diritto a un risarcimento pari a ITL 83.308.412 (equivalenti a EUR 43.025) da rivalutare per l"inflazione, oltre agli interessi legali. Il Tribunale rigettò le rimanenti richieste.
In data imprecisata dell"anno 2001 i ricorrenti ricevettero il pagamento di EUR 56.130,81.
Il 12 novembre 2001 i ricorrenti proposero ricorso in punto di diritto.
Con sentenza del 13 febbraio 2004, depositata in cancelleria il 15 luglio 2004, la Corte di Cassazione rigettò il ricorso.

IL DIRITTO E LA PRASSI INTERNI PERTINENTI
Il diritto e la prassi interni pertinenti concernenti l"espropriazione indiretta si trovano nella sentenza Guiso-Gallisay c. Italia (equa soddisfazione) [GC], n. 58858/00, 22 dicembre 2009).
Con sentenze nn. 348 e 349 del 22ottobre 2007, la Corte costituzionale italiana statuì che la legislazione nazionale dovesse essere compatibile con la Convenzione così come interpretata dalla giurisprudenza della Corte e, conseguentemente, dichiarò incostituzionale l"articolo 5 bis del decreto-legge n. 333 dell"11luglio 1992 come modificato dalla legge n. 662 del 1996.
Con sentenza n. 349 la Corte costituzionale osservò che l"insufficiente livello di indennizzo previsto dalla legge del 1996 contrastava con l"articolo1 del Protocollo n.1, nonché con l"articolo 117 della Costituzione italiana, che prevede il rispetto degli obblighi internazionali. A seguito di tale sentenza la disposizione in questione non può più essere applicata nell"ambito di procedimenti nazionali pendenti.
A seguito delle sentenze della Corte costituzionale avvennero diverse modifiche nella legislazione nazionale. L"articolo 2, comma 89, lettera e), della legge finanziaria (legge n. 244) del 24 dicembre 2007 stabilì che in caso di espropriazione indiretta l"indennizzo da versare dovesse corrispondere al valore venale del bene, senza possibilità di riduzione.

Per quanto riguarda l"espropriazione indiretta, la Corte rinvia alla propria giurisprudenza consolidata (si vedano, tra altri, Belvedere Alberghiera S.r.l. c. Italia, n. 31524/96, CEDU 2000‑VI; Scordino c. Italia (n. 3), n.43662/98, 17 maggio 2005; e Velocci c. Italia, n. 1717/03, 18marzo2008) per una sintesi dei principi pertinenti e una visione d"insieme della propria giurisprudenza in materia.
Nel caso di specie la Corte osserva che, in conformità alla norma sull"espropriazione indiretta, la Corte di appello di Lecce ha ritenuto che i ricorrenti fossero stati privati del loro terreno tra il 2 agosto e il 6 settembre 1994. La Corte considera che tale situazione non potesse essere considerata "prevedibile", poiché si è potuto ritenere che la norma sull"espropriazione indiretta fosse stata effettivamente applicata soltanto nella decisione definitiva del procedimento in esame. La Corte conclude conseguentemente che i ricorrenti non hanno avuto la certezza di essere stati privati del loro terreno fino al 15 luglio 2004, quando è stata depositata in cancelleria la sentenza della Corte di Cassazione.
Alla luce delle precedenti osservazioni, la Corte ritiene che l"ingerenza lamentata non fosse compatibile con il principio di legalità e che essa abbia pertanto violato il diritto dei ricorrenti al pacifico godimento dei loro beni.
Ne consegue che vi è stata violazione dell"articolo 1 del Protocollo n.1.

La Corte ha ritenuto che la riparazione del danno patrimoniale debba essere pari all"intero valore venale del bene alla data della sentenza interna che ha dichiarato che i ricorrenti avevano perso la proprietà del loro bene, e tale valore deve essere calcolato sulla base delle perizie disposte dal tribunale, redatte nell"ambito dei procedimenti interni. Una volta dedotto l"importo ottenuto a livello nazionale, e ottenuta la differenza con il valore venale del terreno al momento in cui i ricorrenti hanno perso la proprietà, tale importo deve essere convertito nel valore attuale per compensare gli effetti dell"inflazione. Su tale importo dovrà inoltre essere pagato un interesse legale semplice (applicato al capitale progressivamente rivalutato) per compensare, almeno in parte, il lungo lasso di tempo per il quale i ricorrenti sono stati privati del terreno.
Nel caso di specie si può fare riferimento alla sentenza della Corte di appello di Lecce, secondo cui i ricorrenti avevano perso il diritto alla proprietà del terreno tra il 2 agosto e il 6 settembre 1994. In base alle perizie disposte dal tribunale, redatte nel corso del procedimento interno dinanzi alla Corte di appello, il valore venale del terreno in quel periodo corrisponde a ITL 142.844.000 (EUR 73.772)



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