Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2015-04-21

CORTEGGIA E PERSEGUITA LA FARMACISTA: CONDANNATO - Trib. Foggia, 5.3.2014 - A.G.

- corteggiatore non ricambiato

- dai corteggiamenti alla persecuzione e alle molestie

- nulla di romantico nella vicenda che ha visto come protagonista una farmacista presa di mira da un cliente che, ben presto, a fronte della mancata condivisione di attenzioni da parte di lei, ha cominciato a perseguitarla e ingiuriarla

Trib. Foggia, Sent., 05-03-2014

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE ORDINARIO DI FOGGIA

Il Tribunale di Foggia, in composizione monocratica nella persona del dr. CARLO PROTANO, con l'intervento del Pubblico Ministero rappresentato dal dott. C.V. Sostituto e con l'assistenza del dott. M.A. Cancelliere ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nel procedimento penale a carico di:

G.M., nato a C. il (...) ivi res., via ----- - libero - presente

Difeso di fiducia avv.---- - presente

IMPUTATO

vedi fogli allegati

IMPUTATO

a) del delitto di cui agli artt. 61 n. 1, 612 bis, commi I e II, c.p., perché, spinto da futili motivi, di ossessione morbosa per S.B., tenendo condotte reiterate, minacciava e molestava la predetta, in particolare:

- perseguitando la S., con numerosissimi appostamenti, effettuati quotidianamente sia sotto la sua abitazione, al cui citofono suonava ripetutamente, importunando la S. ed i suoi familiari, con l'insistente pretesa di interloquire con la ragazza che anche presso l'esercizio commerciale, denominato Farmacia "---", dove la stessa lavorava ed al cui interno si recava quotidianamente con il pretesto di acquistare farmaci o di farsi misurare la pressione, per poi pretendere di parlare con la S.;

- inseguendo, quotidianamente, per strada la S., che avvicinava, sovente, mentre era a bordo della sua autovettura, chiedendole insistentemente di appartarsi con lei e di uscire insieme;

- assillandola con ripetute telefonate presso la farmacia, dove la stessa lavorava, nel corso delle quali le rivolgeva numerose richieste, per altro, pretestuose, di interventi sanitari ed iniezioni domiciliari, offendendola con frasi ingiuriose, a fronte dei ripetuti rifiuti opposti dalla predetta;

- nel mese di luglio del 2010, dopo essersi introdotto in farmacia, chiedendo invano di parlare con la S., aggrediva, urlando, sia la titolare che gli altri impiegati, terrorizzandoli;

- inviando sistematicamente fasci di fiori ed altri regali alla S., con l'intenzione di fidanzarsi con la predetta;

- in data 06.12.2010, dopo aver raggiunto la S., che era a bordo della sua autovettura ed aver tentato invano di aprire dall'esterno lo sportello lato guida del veicolo, terrorizzava la ragazza con urla e ripetuti colpi al finestrino del veicolo;

- in data 08.12.2010, dopo aver raggiunto per strada la S., la terrorizzava, ghermendola alle braccia e strattonandola ripetutamente e, poi, la offendeva anche, rivolgendole espressioni ingiuriose del tipo "troia...puttana" e sputandole in viso;

- e, per effetto della suindicata condotta, ingenerava in S.B., memore degli atti persecutori in precedenza subiti, il fondato timore per la propria incolumità, costringendola, così, ad alterare le proprie abitudini di vita di relazione

In -----, reato in corso fino al 08.12.2010

In cui è persona offesa: S.B.

b) del delitto p. e p. dagli artt. 81, cpv, 582 e 585, in relazione all'art. 576 n. 1 c.p., perché, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, pur se commesse in tempi diversi, rispetto al delitto di cui al capo a), nonché per eseguire il suindicato delitto, tenendo le condotte ivi descritte, in particolare, afferrando con forza alle braccia e strattonando ripetutamente con forza S.B., cagionava alla predetta lesioni personali, consistite in stato ansioso reattivo e contusione alla spalla destra con limitazione funzionale, giudicate guaribili entro sette giorni.

In -----, in data 08.12.2010

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Con decreto emesso in data 22 dicembre 2010 il G.i.p. disponeva il giudizio immediato innanzi a questo Tribunale nei confronti di G.M. in ordine ai reati a lui ascritti in rubrica. L'istruttoria dibattimentale si espletava mediante varia produzione documentale e l'esame dei testi del P.M., nonchè mediante l'acquisizione concordata di verbali di dichiarazioni; all'esito, data lettura degli atti contenuti nel fascicolo del dibattimento ai sensi dell'art. 511 c.p.p., al termine della discussione P.M. e difensore concludevano come riportato a verbale.

All'udienza dell'11 maggio 2011, S.B., farmacista dipendente della farmacia "----", con sede in ----, via -----, riferiva analiticamente le vicissitudini in cui era incorsa nei rapporti con G.M., conosciuto quale cliente della sua attività. Esponeva infatti che ad un certo punto, circa nel 2009, aveva capito, per la assiduità delle sue visite, per i regali che le offriva e per certe sue proposte esplicite di incontrarsi anche al di fuori di quel contesto lavorativo, che l'uomo aveva sviluppato nei suoi confronti un interesse personale. Lei non lo aveva mai assecondato e lo aveva sempre trattato come un comune cliente, anzi arrivando a dirgli espressamente che non gradiva quel suo interessamento e che era legata da relazione con altra persona, ma il G. aveva insistito, fino ad esprimere nei suoi confronti un accanimento ossessivo, attendendola all'uscita a fine lavoro, pedinandola fino a casa, importunando anche sua madre, sbraitando le sue pretese in farmacia al cospetto di altri clienti, ingiuriando la titolare dell'attività ove aveva preso a recarsi anche tutti i giorni ed anche quattro o cinque volte al giorno, piantonando casa sua anche allorchè ella aveva cambiato domicilio, insistendo in tutte le occasioni che loro "dovevano chiarire la situazione, parlare", arrivando a dare anche dei pugni al vetro dell'auto una volta che l'aveva bloccata mentre era diretta al lavoro cercando anche di aprire lo sportello dell'auto, contattandola spesso anche a mezzo telefono in farmacia urlando richieste importune ("Se non vieni a casa a farmi l'iniezione ti mando a quel paese"), minacciandola pure con la frase "ci vediamo sotto casa tua" perfino al cospetto dei poliziotti quella volta in cui lei ne aveva richiesto l'intervento in farmacia, fino al giorno dell'arresto, l'8 dicembre del 2010, allorchè l'uomo aveva infine deciso anche di aggredirla. In tale ultima occasione, infatti, era capitato di trovarselo di fronte allorchè ella stava uscendo da un negozio e, nonostante i suoi tentativi di evitarlo, l'uomo si era diretto verso di lei urlando che era una puttana, sputandole in faccia al cospetto dei passanti e strattonandola alla spalla per non farla andare via.

Tutto ciò, spiegava la donna, aveva ingenerato in lei uno stato di ansia e di timore per la propria incolumità, costringendola altresì a mutare le sue abitudini di vita di relazione (ad esempio, diceva la donna, in farmacia ella era stata costretta a non rispondere più al telefono, e poi chiariva: "io sono una persona molto indipendente, spesso esco, cioè sono sola e torno a casa sola, per cui per me era diventato un problema, cioè mi guardavo spesso intorno tornando a casa e avevo sempre il timore di trovarmelo...").

Tali dichiarazioni accusatorie, che non vi è motivo di ritenere frutto di invenzioni o enfatizzazioni calunniose per il semplice motivo che neppure lo stesso imputato (rimasto silente nel processo) lo ha affermato e perché non sono emersi motivi di pregresso astio o rancore della donna nei confronti del G., che anzi, prima e a prescindere da tale vicenda, era per lei un perfetto sconosciuto, sono state d'altra parte corredate da una numerosissima serie di riscontri estrinseci:

- Il certificato medico relativo all'episodio dell'8 dicembre 2010, che in effetti attesta "stato ansioso reattivo, contusione della spalla destra con limitazione funzionale" (con 7 giorni di prognosi), che già ai sanitari la donna aveva attribuito ad "aggressione da parte di persona nota".

- La diffida che il Questore della Provincia di Foggia, sulla base degli stessi fatti esposti alla sua attenzione dalla S., emetteva già in data 20 maggio 2010 nei confronti del G. (notificatagli due giorni dopo), con ammonimento ad astenersi da ogni comportamento molesto nei riguardi della donna.

- Il contenuto del verbale di arresto operato dai CC. di ----ai danni dell'imputato quell'8 dicembre del 2010, allorchè i militari alle 12,30 di quel giorno avevano avuto modo di imbattersi occasionalmente nella S., che aveva destato la loro attenzione in quanto notata in preda alle lacrime lungo il Corso ---- di -----, presso due persone intente a parlare fra loro, poi identificate quali suo zio materno L.L. e lo stesso G., e, richiestole cosa fosse accaduto, avevano appreso dalla donna l'episodio di poco prima; tanto che, acquisito quindi il certificato delle lesioni poi procurato dalla donna, ancora piangente e tremante, avevano tratto in Caserma l'uomo, alla luce del contenuto della denuncia che quel giorno la donna sporgeva e di quella già sporta presso il locale Commissariato il 3 settembre precedente;

- L'ispezione, in occasione dell'arresto, del telefono cellulare (poi sequestrato) dell'uomo, che (come attestato nel relativo verbale) presentava come sfondo del display una foto della S. in costume da bagno, scaricata da facebook.

- Le dichiarazioni della madre L.L. rese ai CC. quello stesso 8 dicembre, che rievocava le numerose occasioni in cui aveva notato il G., sia presso il precedente che il nuovo loro domicilio, stazionare sotto casa, oltre quella volta in cui aveva citofonato per parlare con sua figlia, che lei gli aveva negato affermando che ella era felicemente fidanzata e lui non doveva più darle fastidio, ricordando anche le tante volte in cui aveva visto B. tornare dal lavoro spaventata, chiudendosi la serratura alle spalle, in quanto (come le riferiva, prima di chiudersi in bagno scoppiando in lacrime) che era sempre seguita dal G..

- Le dichiarazioni della collega di lavoro M.M.G. rese sempre quell'8 dicembre, che riferiva come quasi quotidianamente il G. entrava da loro, sia la mattina che il pomeriggio, apposta per parlare con B., insistendo ed alterandosi a fronte dei suoi rifiuti (e tentativi di celarsi, scappando nel retro), rimanendo comunque ossessivamente nei pressi, fuori la farmacia e seguendola per strada.

- Le dichiarazioni rese da un amico di famiglia M.S., che aveva notato in una occasione la presenza sotto casa di B. di un giovane datosi alla fuga alla vista dello zio di costei, L.L., con cui lui era in compagnia e da cui aveva appreso che si trattava di un tipo che da tempo ossessionava sua nipote.

- Il contenuto dell'annotazione (acquisita in via concordata) della P.S. di ---- del 2 settembre 2010, che descriveva l'intervento effettuato alle 21,15 presso la farmacia "Pelagio" su allertamento della S., ove era stata constatata la presenza oltre che della donna ancora dello stesso G., il quale all'atto del suo allontanamento persisteva nell'atteggiamento molesto segnalato, in quanto, accompagnato fuori dalla P.S., aveva esclamato "Ci vediamo sotto casa tua".

- Le dichiarazioni rese sempre quell'8 dicembre da L.S., che affermava che da mesi sapeva delle molestie del G. ai danni di sua nipote e riferiva sia dell'episodio in cui lo aveva sorpreso sotto casa sua quella volta col M., sia dell'episodio di quello stesso 8 dicembre che aveva prodotto l'arresto, allorchè infatti lui in giro per ---- aveva visto sua nipote correre verso di lui ed aveva appreso che poco prima il G. l'aveva strattonata, sputandola in faccia e chiamandola puttana; in effetti, poco dopo era sopraggiunto proprio il G. che, da lui bloccato, aveva esclamato: "Se quella mi fa fare la galera quando esco la ammazzo", e proprio a quel punto era sopraggiunta per caso una pattuglia dei CC., che lui comunque si stava apprestando a chiamare.

Nessun dubbio quindi sussiste circa la ricorrenza dei fatti contestati e la loro qualificabilità nei termini di cui in contestazione. essendo emerso inequivocabilmente che l'imputato da tempo aveva messo in atto una vera e propria persecuzione nei confronti della S., attuata con molestie e degenerata da ultimo con minacce e aggressioni fisiche. I comportamenti reiterati hanno realizzato una indebita e non gradita ingerenza nella sfera individuale della vittima e hanno provocato, come innanzi illustrato, l'evento costituito non solo dall'ingenerare un comprensibile stato di ansia, ma anche di mutare le proprie abitudini di vita, barricandosi in casa, non rispondendo al telefono ed allontanandosi dal banco di lavoro per nascondersi nel retro della farmacia.

Possono concedersi le attenuanti generiche, prevalenti rispetto all'aggravante di cui al capo B), non solo per lo stato di incensuratezza ma anche per il comportamento post delictum, posto che la p.o. ha ammesso che dopo l'arresto non ha più avuto occasione di vedere o sentire l'imputato. Esclusa l'aggravante di cui al cpv. dell'art. 612 bis c.p. (del resto non contestata in fatto dal P.M.) posto che fra i due non era mai incorsa alcuna relazione né sono stati usati strumenti informatici o telematici, pena congrua ex art. 133 deve essere fissata ex art. 133 c.p. in mesi 7 di reclusione (p.b. per il più grave reato sub A m. 6, aumentata ex art.81 cpv. c.p. per le lesioni), oltre alla condanna al pagamento delle spese processuali e di mantenimento in carcere.

Richiamato il detto stato di incensuratezza e considerato che, per l'assenza di ulteriori analoghe iniziative, il G. deve essersi fatto una ragione circa il fatto che la S. non vuole intraprendere alcuna relazione con lui, può prevedersi la futura astensione dell'imputato dall' illecito, per cui detta pena può essere condizionalmente sospesa.

P.Q.M.

Il Giudice,

letti gli artt. 533 e 535 c.p.p., dichiara G.M. colpevole dei reati a lui ascritti, unificati per continuazione, e, esclusa l'aggravante di cui all'art. 612 cpv. c.p. e concesse le circostanze attenuanti generiche, prevalenti rispetto alla aggravante di cui al capo B), lo condanna alla pena di mesi sette di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali e di mantenimento in carcere.

Ordina la restituzione del cellulare all'avente diritto.

Concede al predetto il beneficio di sospensione condizionale di detta pena.

Motivi entro 60 giorni.

Così deciso in Foggia, il 5 marzo 2014.

Depositata in Cancelleria il 5 marzo 2014.



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