Articoli, saggi, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2014-01-01

COSE IN CUSTODIA E CASO FORTUITO: NUBIFRAGIO, SPARTITRAFFICO, IMMOBILI, TERRENI - Riccardo MAZZON

Premesso esser senz'altro astrattamente configurabile, in argomento, l'ipotesi di concorso causale nell'evento da parte del custode - per il titolo di cui all'articolo 2051 del codice civile - e di altro, non qualificato, soggetto - per il normale titolo di responsabilità generica, ai sensi dell'articolo 2043, stesso codice:

"è configurabile una ipotesi di concorso causale nell'evento da parte del custode, per il titolo di cui all'art. 2051 c.c., e di altro soggetto, per il normale titolo di responsabilità generica ai sensi dell'art. 2043, atteso che all'addebito concorsuale dei distinti titoli di responsabilità non osta il non avere dato il custode la prova liberatoria della ricorrenza del caso fortuito, poiché tanto comporta soltanto che egli non possa sottrarsi alla responsabilità per il titolo di sua pertinenza, ma non che l'evento dannoso non possa essere stato concausato anche dal fatto di un terzo. L'incompatibilità fra l'affermazione di una responsabilità del custode per mancata prova liberatoria e l'affermazione del concorso di una responsabilità ai sensi dell'art. 2043 c.c. è, infatti, concepibile solo allorquando il fatto del terzo responsabile ai sensi di questa norma assuma efficienza causale esclusiva nella produzione dell'evento, sì da rendere irrilevante il contributo causale derivante dalla cosa oggetto della custodia e da assumere, rispetto ad esso, le caratteristiche del fortuito" (Cass. civ., sez. III, 14 novembre 2006, n. 24211, GCM, 2006, 11 - cfr., amplius, da ultimo, "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012),

la responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia può essere esclusa solo dimostrando il caso fortuito, che - ormai per giurisprudenza costante – sussiste solo quando un fattore causale, estraneo al soggetto danneggiante, riesca a interrompere il nesso tra la cosa custodita e l'evento lesivo:

"la responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia viene esclusa dimostrando il caso fortuito, che sussiste quando il fattore causale estraneo al soggetto danneggiante riesca a interrompere il nesso tra la cosa custodita e l'evento lesivo. In caso di piogge intense che provochino la tracimazione delle acque, l'ente preposto allo smaltimento delle stesse non è responsabile per i danni causati se dimostra di aver provveduto alla manutenzione in modo scrupoloso degli impinati e che, nonostante ciò, l'evento lesivo si sia verificato ugualmente" (Cass. civ., sez. III, 16 maggio 2011, n. 10720, DeG, 2011).

E' stato, in giurisprudenza, ravvisato il caso fortuito, idoneo ad escludere la responsabilità da cose in custodia, nelle seguenti occasioni:

  • nubifragio – è stato, infatti, deciso che, a fronte di un evento assolutamente eccezionale e ingovernabile, come un nubifragio, nessuna responsabilità per omessa diligenza può essere imputata al depositario custode delle auto, il quale, tra l"altro, ha dimostrato di aver fatto tutto il possibile per limitare i danni, chiamando prontamente i VVFF, spostandone alcune all"esterno e chiudendo le serrande di accesso al garage:

"come pure nessuna responsabilità può essere imputata all"ente locale proprietario e al manutentore dell"impianto fognario, di cui si sarebbe potuta riconoscere la responsabilità se si fosse trattato di una pioggia solo abbondante, stante l"accertata inadeguatezza del sistema fognario a smaltire precipitazioni abbondanti; ma trattandosi di un evento del tutto eccezionale e in nessun modo governabile, questi ultimi non possono essere ritenuti in alcun modo responsabili di quanto accaduto" (GdP Bari 19 gennaio 2007, n. 569, Giurisprudenzabarese.it, 2007 – conforme, con la precisazione che la distinzione tra " forte temporale -, " nubifragio - o " calamità naturale - non rientra nel novero delle nozioni di comune esperienza ma - in relazione alla intensità ed eccezionalità (in senso statistico) del fenomeno presuppone un giudizio da formulare soltanto sulla base di elementi di prova concreti e specifici e con riguardo al luogo ove da tali eventi sia derivato un evento dannoso: Cass. civ., sez. III, 21 gennaio 1987, n. 522, GCM, 1987, 1) -,

o, comunque, eccezionalità delle precipitazioni, in relazione ai danni occasionati, al terreno sottostante, per deflusso delle acque da quello proprio (nella specie, la Suprema Corte, sulla scorta del principio che segue, ha confermato l'impugnata sentenza che aveva attribuito al caso fortuito, quale limite invocato dal custode - che aveva dedotto l'eccezionalità delle precipitazioni in relazione ai danni occasionati al terreno sottostante per deflusso delle acque da quello proprio - per sottrarsi alla responsabilità posta dall'art. 2051 c.c., un'attinenza meramente probatoria, estranea alla materia delle eccezioni in senso proprio);

"le eccezioni vietate in appello, ai sensi dell'art. 345, comma 2, c.p.c., sono soltanto quelle in senso proprio, ovvero "non rilevabili d'ufficio", e non, indiscriminatamente, tutte le difese, comunque svolte dalle parti per resistere alle pretese o alle eccezioni di controparte, potendo i fatti su cui esse si basano e risultanti dalle acquisizioni processuali essere rilevati d'ufficio dal giudice alla stregua delle eccezioni "in senso lato" o "improprie". " (Cass. civ., sez. III, 19 maggio 2011, n. 11015, GCM, 2011, 5 – conforme, per infiltrazioni dovute ad abbondanti precipitazioni che hanno comportato il deflusso delle acque da terrazzo verso la zona sottostante, entrando dalla finestra del danneggiato priva di chiusura e protetta solo da inferriata: Trib. Salerno, sez. II, 10 settembre 2010, n. 1997, Redazione Giuffrè, 2010 – conforme, a condizione che l'ente preposto provi di aver provveduto alla manutenzione del sistema di smaltimento delle acque nella maniera più scrupolosa e che, nonostante ciò, l'evento dannoso si è ugualmente determinato: Cass. civ., sez. III, 9 marzo 2010, n. 5658, GCM, 2010, 3, 337),

- si veda, peraltro, a tal proposito, anche la seguente pronuncia, che avverte dell'importanza, in siffatte occasioni, di motivare adeguatamente sul punto:

"va cassata la pronuncia di merito che, nell'escludere la responsabilità, ai sensi dell'art. 2051 c.c., in capo al proprietario dei locali in cui si era raccolta un'ingente massa d'acqua, riversatasi nell'adiacente esercizio commerciale a seguito del crollo del muro divisorio, aveva ravvisato la causa esclusiva dell'allagamento di tale esercizio nell'alluvione che aveva colpito l'intera città, senza chiarire in modo sufficiente per quale motivo lo specifico immobile del convenuto non avesse contribuito a produrre l'evento" (Cass. civ., sez. III, 30 settembre 2008, n. 24326, FI, 2008, 12, 3461) -;

  • rotolamento di un birillo spartitraffico che determini la rottura di un radiatore (fatto ritenuto non prevedibile né rimediabile dall'ente gestore);

"va confermata la pronuncia di merito con cui sono stati addebitati al caso fortuito i pregiudizi subiti dal proprietario di un'autovettura che percorreva un tratto autostradale, a seguito della rottura del radiatore determinata dall'improvviso rotolamento di un birillo spartitraffico, ritenendo così operante in favore del gestore dell'autostrada la prova liberatoria richiesta per sfuggire alla responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia" (Cass. civ., sez. III, 24 febbraio 2011, n. 4484, FI, 2011, 4, 1082; DeG, 2011);

  • vizio intrinseco della cosa immobile, addebitabile unicamente alla società costruttrice (nella specie, peraltro, la Suprema Corte, pur ribadendo il principio di seguito riportato, ha confermato la sentenza impugnata con la quale era stata esclusa la responsabilità del condominio custode per i danni assunti come arrecati dal cattivo funzionamento della rete fognaria condominiale, essendo rimasto accertato che lo stesso aveva dimostrato che l'evento dannoso si era verificato, in via esclusiva, per un vizio intrinseco della cosa, addebitabile unicamente alla società costruttrice che, nel caso specifico, si identificava con la stessa parte attrice quale proprietaria di alcuni immobili siti nel condominio convenuto in giudizio, da ritenersi, perciò, essa stessa responsabile nei confronti del condominio medesimo);

"in tema di responsabilità civile per i danni cagionati da cose in custodia, il vizio di costruzione della cosa in custodia, anche se ascrivibile al terzo costruttore, non esclude la responsabilità del custode nei confronti del terzo danneggiato, non costituendo caso fortuito, che interrompe il nesso eziologico, salva l'azione di rivalsa del danneggiante-custode nei confronti dello stesso costruttore" (Cass. civ., sez. III, 30 ottobre 2008, n. 26051, GCM, 2008, 10, 1543 - conforme - Cass. civ., sez. III, 10 marzo 2009, n. 5755, GCM, 2009, 3, 423);

  • natura geomorfologica del terreno franato (nel caso si specie, la Suprema Corte ha ritenuto che la corte di merito avesse fatto corretta applicazione di tale principio, ritenendo non configurabile la responsabilità ex art. 2051 c.c. del proprietario di un terreno situato a monte per il movimento franoso di detriti e fango che si erano riversati su alcuni terreni a valle, ritenendo che la frana si fosse verificata per l'intervento di alcuni fattori aventi il carattere del fortuito, quali la natura geomorfologica del terreno):

"la responsabilità per i danni cagionati da una cosa in custodia ex art. 2051 c.c. si fonda non su un comportamento od un'attività del custode, ma su una relazione intercorrente tra questi e la cosa dannosa e, poiché il limite della responsabilità risiede nell'intervento di un fattore, il caso fortuito, che attiene non ad un comportamento del responsabile ma alle modalità di causazione del danno, si deve ritenere che, in tema di ripartizione dell'onere della prova, all'attore compete provare l'esistenza del rapporto eziologico tra la cosa e l'evento lesivo, mentre il convenuto, per liberarsi, dovrà provare l'esistenza di un fattore, estraneo alla sua sfera soggettiva, idoneo ad interrompere quel nesso causale e, cioè, un fattore esterno (che può essere anche il fatto di un terzo o dello stesso danneggiato) che presenti i caratteri del fortuito e, quindi, dell'imprevedibilità e dell'eccezionalità" (Cass. civ., sez. III, 4 febbraio 2004, n. 2062, GCM, 2004, 2).



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