Changing Society, Intersezioni -  Palumbo Valeria - 2014-04-08

COSÌ EMILIE CAMBIÒ KLIMT – Valeria PALUMBO

Art Nouveau, seconda puntata: ho già suggerito le belle mostre sul Liberty a Forlì e suoi pittori britannici della cerchia di Lawrence Alma-Tadema, a Roma. Adesso mi permetto di consigliare la mostra su Gustav Klimt, aperta fino al 13 luglio al Palazzo Reale di Milano. Gli oli esposti sono una ventina, ma l"esposizione ha un titolo chiaro e uno svolgimento conseguente: Klimt. Alle origini di un mito. In più sono numerosi i disegni, i bozzetti, le lettere. Come al solito le didascalie lasciano a desiderare (perché non scrivere chi sono i personaggi raffigurati? Perché non tradurre le lettere?), ma i pannelli sono chiari e ancora di più lo sono le spiegazioni nelle audioguide comprese nel prezzo del biglietto.

Gustav Klimt viene inquadrato nel suo contesto familiare e di lavoro, nell"arte e anche nella filosofia del suo tempo. Ovvero, finalmente una mostra che non piazza gli artisti sospesi nell"aria. Di Gustav si racconta il rapporto con la famiglia, il dolore per la morte precoce del fratello e partner artistico Ernst, scomparso a 28 anni, il legame con le due sorelle nubili, Clara e Hermine, la sofferenza per la morte dei genitori. Poi si arriva al legame più singolare e importante della vita di Gustav: "l"amicizia amorosa", come viene definita nella mostra, con Emilie Flöge, la donna che gli fu accanto tutta la vita e che lui invocò subito prima di morire, colpito da un ictus a 56 anni, nel 1918. Ora, ovvio che in una mostra non si possa raccontare tutto e che il verbo "vivacchiare", usato per descrivere il gran numero di modelle che frequentavano il suo studio, sia abbastanza efficace per sintetizzare da una parte il disperato bisogno di denaro di ragazze, belle ma costrette da una società che di fatto non offriva sbocchi di lavoro alle donne, a unire l"attività di modelle a quella di mantenute. Dall"altra, la fame di sesso che ha caratterizzato tutta la vita di Klimt e che l"ha reso padre molte volte. E quasi mai padre responsabile. Klimt fu uno straordinario artista e un geniale innovatore, e la mostra rende testimonianza del suo scontro titanico con l"ipocrisia e i pregiudizi del suo tempo. Ma fu anche un uomo bizzarro, irrimediabilmente infedele e "distratto" con le donne. Certo, a differenza di molti suoi contemporanei, non fece nulla per nasconderlo. Ma, forse, se in mostra non ci si fosse limitati a parlare dei suoi disegni estremamente erotici (senza mostrare granché), se si fosse spiegato perché le tante cartoline a Emilie Flöge erano così importanti, e perché fu fondamentale il lavoro che i due svolsero insieme nelle arti applicate e nella moda (Emilie aveva una sartoria d"avanguardia e insieme, di fatto, inventarono le riviste di moda, anche per la passione di Gustav per la fotografia), se si fosse detto che peso ebbe la sifilide nella vita degli artisti e degli uomini del tempo, se si fosse chiarito perché il mito della femme fatale fosse così diffuso in un"epoca in cui le donne non avevano alcun diritto, forse il quadro di Klimt nel suo tempo sarebbe stato più completo. Ovvero, la curiosa sensazione è che, ancora oggi, manca sempre un tassello alle mostre. E, chissà perché, quel tassello ha a che fare con l"universo femminile. Perfino nel caso di artisti che, per quasi la totalità della loro opera, hanno raffigurato donne.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati