Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2014-02-20

COSTRUIRE IN ADERENZA - Riccardo MAZZON

Il vicino non è obbligato a chiedere la comunione del muro posto sul confine (o posto a distanza inferire a quella legale, ex art. 875 c.c. - cfr., amplius, "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto);

"sotto l'impero del codice del 1865 si riteneva, in dottrina e giurisprudenza, che, anche per costruire in aderenza al muro altrui preesistente sul confine, fosse necessario il previo acquisto della comunione del muro, analogamente alle costruzioni in appoggio. Ratio della innovazione normativa in esame è favorire lo sviluppo delle costruzioni, specie ora che, con il generalizzarsi delle costruzioni in cemento armato, il carattere di autonomia del nuovo edificio, rispetto a quello preesistente, si presenta in maniera più netta" Albano, Muro, in NN.D.I., X, Torino, 1964, 1020

può, al contrario, decidere di non appoggiare la sua fabbrica a quella preesistente, costruendo, invece, in aderenza:

"ai fini dell'applicazione della disposizione di cui all'art. 877 c.c., disciplinante le costruzioni in aderenza, in luogo di quella di cui all'art. 874 c.c., che prevede la comunione forzosa del muro sul confine, occorre che il corpo posizionato in aderenza consista in una vera e propria costruzione e che combaci perfettamente su uno dei lati con l'edificio preesistente per tutta la sua lunghezza o per una parte rilevante di esso, in modo da eliminare il rischio di intercapedini dannose previsto dall'art. 873 c.c., conservando però un'autonomia statica, strutturale ed organizzativa" Trib. Verona 1.10.2004, GM, 2005, 10 2131: detta disposizione mira, inoltre, a facilitare colui che si trovi a costruire per secondo rispetto al preesistente edificio del vicino posto sul confine; egli potrà scegliere tra l'acquisto della comunione del muro, per fabbricarvi contro, e la costruzione in aderenza: De Martino, Proprietà. Beni in generale, in Comm. Scialoja, Branca, sub art. 877, Bologna-Roma, 1976, 297.

E" stato recentemente precisato dalla giurisprudenza che, affinché si verifichi l'ipotesi di costruzione in aderenza,

"perché ricorra l'ipotesi della costruzione in aderenza, prevista dall'art. 877 c.c., è necessario che la nuova opera e quella preesistente siano autonome dal punto di vista strutturale, nel senso che il perimetro o la demolizione dell'una non possa incidere sull'integrità dell'altra, mentre, quando tale autonomia statica non sussiste, si ha costruzione in appoggio, che scarica, cioè, sul muro vicino la spinta verticale o laterale del proprio peso" Tribunale Monza, 22/06/2009, n. 1922 - Redazione Giuffrè 2009

è necessario che la nuova opera e quella preesistente combacino perfettamente da uno dei lati – nel primo esempio, infatti, la Suprema Corte, nel cassare la decisione della corte di merito che aveva ritenuto colmabili le intercapedini esistenti tra gli edifici delle parti, ha escluso che le dimensioni delle medesime - che presentavano distacchi da un minimo di 20 ad un massimo di 88 cm. - consentissero di applicare il principio giurisprudenziale che estende il concetto di costruzione in aderenza a quelle costruzioni, le cui pareti presentano intercapedini di minime dimensioni:

"affinché si verifichi l'ipotesi di costruzione in aderenza è necessario che la nuova opera e quella preesistente combacino perfettamente da uno dei lati, in modo che non rimanga tra i due muri, nemmeno per un breve tratto o ad intervalli, uno spazio vuoto, ancorché totalmente chiuso, che lasci scoperte, sia pure in parte, le relative facciate" Cassazione civile, sez. II, 05/10/2009, n. 21227 Baghin ed altro c. Torresendi ed altro Giust. civ. Mass. 2009, 10, 1410 -

in modo che non rimanga tra i due muri, nemmeno per un breve tratto o ad intervalli, uno spazio vuoto, ancorché totalmente chiuso, che lasci scoperte, sia pure in parte, le relative facciate:

"i due ricorsi, il principale e l'incidentale, vanno riuniti ex art. 335 c.p.c.. Con il primo motivo di ricorso principale, deducendo violazione e falsa applicazione degli artt. 873 e 877 c.c., e difetto di motivazione, si censura la sentenza impugnata nel punto in cui ha escluso che il fabbricato dei ricorrenti fosse stato costruito in aderenza a quello preesistente del resistente sul rilievo che i due fabbricati non aderivano perfettamente sussistendo fra le pareti dei due opposti fabbricati uno spazio, costituente intercapedine, e più specificamente fra tra la mezzeria del muro di confine, ove si colloca il fabbricato dei ricorrenti e il fronteggiante muro del fabbricato del D.. Si sostiene al riguardo che, per quanto emergente dalla relazione della c.t.u. e dalla documentazione in atti, non sussistono quelle caratteristiche che consentirebbero di configurare un'intercapedine, in quanto verso l'alto sussiste la copertura del fabbricato D., che si salda alla parete dell'edificio C.; il lato nord non è scoperto, bensì chiuso dalle pareti degli edifici contemini; dal lato sud a quello nord il manufatto D. aderisce perfettamente al muro di recinzione, sulla cui mezzeria si colloca la parete est del fabbricato C..Il motivo è infondato. Ben vero, la ratio decidendi è nel senso che "poichè il manufatto del D. manca di pareti, essendo lo stesso costituito lateralmente da una rete a maglia quadrata di mm. 15 di lato, deve essere ritenuto del tutto inidoneo, in quanto tale a consentire una costruzione in aderenza..".La decisione adottata è coerente con la situazione di fatto accertata e si adegua alla interpretazione giurisprudenziale dell'art. 877 c.c., secondo cui per aversi aderenza è necessario che le due costruzioni combacino perfettamente da uno dei lati, in modo che non rimanga tra i due muri uno spazio vuoto,ancorchè totalmente chiuso, che lasci scoperte le relative facciate (Cass. 16.12.1987 n. 9354).Con secondo motivo di ricorso principale, deducendo violazione e falsa applicazione degli artt. 873 e 877 c.c., violazione della L. 2 febbraio 1974, n. 64, artt. 1 e 4 e del D.M.LL.PP. 24 gennaio 1986, "Norme tecniche relative alle costruzioni antisismiche", nonchè omessa pronuncia su un punto decisivo della controversia, si censura la sentenza impugnata, per non avere considerato che essendo il Comune di Cecina classificato come zona sismica fin dal 1982 (D.M. 19 marzo 1982) si sarebbero dovute applicare le norme antisismiche, le quali "permettono la costruzione in aderenza, secondo la accessione tradizionale, ma prevedono espressamente che tra gli edifici contigui rimanga il cosiddetto "giunto di oscillazione" (Cass. Sez. 2^ 16 agosto 1993 n. 8744); conseguentemente la Corte di merito avrebbe dovuto tener conto dell'idoneità, a tale specifico fine, dello spazio anzidetto.Il motivo è inammissibile, in quanto del tutto nuovo rispetto al precedente tema decidendum.Con il terzo motivo di ricorso principale, deducendo violazione e falsa applicazione del art. 13 c.p.c. e artt. 871 e 873 c.c., nonchè omessa pronuncia su di un punto decisivo della controversia, si censura la sentenza impugnata per non aver tenuto conto della modifica al regolamento urbanistico del Comune di Cecina, in tema di distanze legali, intervenuta prima della decisione della Corte di merito, la quale all'art. 22, comma 2, voce "Distanza fra fabbricati", stabilisce che "il rispetto delle distanze di m. 10 tra pareti finestrate e fabbricati antistanti non si applica nei seguenti casi....b) quando il manufatto antistante sia un box od una semplice tettoria aperta o porticato aperto o comunque qualsiasi manufatto di altezza non superiore a ml. 3.00, ad un solo piano, destinato a garage o ripostiglio quando l'oggetto in concessione e/o autorizzazione sia una pertinenza del fabbricato principale appartenente alla stessa proprietà"; e alla successiva voce "Distanze dai confini di proprietà", che "la distanza minima dai confini degli edifici è la misura del segmento minimo congiungente la parte di sagoma più sporgente del fabbricato ed il confine di proprietà definita dal N.T.A vigenti, con le esclusioni previste per le distanze dai fabbricati inserite in questo stesso articolo, ad eccezione dei porticati che dovranno avere una distanza minima di ml. 3.00 dal confine".Si sostiene al riguardo che avendo l'impugnata sentenza affermato che il fabbricato del C. è un "modesto edificio accessorio" che non raggiunge i tre metri di altezza,devesi ritenere applicabile la sopravvenuta normativa urbanistica che introduce la deroga alle distanza tra contrazioni e dal confine.Il motivo è inammissibile sia per la sua novità,in quanto introdotto per la prima volta in sede di legittimità, sia per la sua inapplicabilità della stessa normativa al caso in esame ove non si discute di distanze fra fondi finitimi e fenestrati, bensì della possibilità di costruire in aderenza alla preesistente parete della costruzione del resistente.Con l'unico motivo di ricorso incidentale, deducendo violazione e falsa applicazione dell'art. 872 c.c., comma 2, anche nel combinato disposto con l'art. 1126 c.c., e difetto di motivazione, si censura la sentenza impugnata nel punto in cui ha rigettato la domanda risarcitoria del ricorrente incidentale, "non avendo lo stesso fornito alcuna prova del preteso danno subito".Si sostiene al riguardo che,secondo l'insegnamento della Cassazione "in materia di violazione delle distanze tra costruzioni previste dal codice civile e dalle norme integrative dello stesso, quali i regolamenti edilizi comunali,al proprietario confinante che lamenti tale violazione compete sia la tutela in forma specifica, finalizzata al ripristino della situazione antecedente al verificarsi dell'illecito, sia quella risarcitoria, in quanto, determinando la suddetta violazione un asservimento di fatto del fondo del vicino, il danno deve ritenersi in re ipsa senza necessità di una specifica attività probatoria (Cass. sez. 2^ 7 marzo 02 n. 3341).Il motivo è infondato, in quanto la ratio decidendi è nel senso che il richiedente non ha fornito alcuna prova del preteso danno subito.Ben vero, era onere del richiedente, quanto meno, indicare gli elementi costitutivi del danno, se non le conseguenze economiche che gli erano derivate da tale situazione di fatto, il che non è avvenuto. Ne consegue il rigetto di entrambi i ricorsi con la compensazione delle spese del presente giudizio" Cass. 23.1.07, n. 1407, GCM, 2007, 6.



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