Fragilità, Storie, Diritti, Filiazione, potestà, tutela -  Sassano Francesca - 2016-03-07

CRESCERE UN FIGLIO - Francesca SASSANO

Non c'è un modo giusto per crescere un figlio, soprattutto nella solitudine dell'età giovane e nel desiderio di un'accortezza sconosciuta. Ci sono i dubbi e le angosce, la paura che la stanchezza sia la strada della giustificazione. Ci sono le parole che escono troppo in fretta, gli abbracci che sfuggono al controllo, l'aria che vorresti respirare ancora solo per te.

I tuoi occhi vedono in avanti, le strade da percorrere sono tante, le valigie pesano troppo. Le stagioni ti appaiono tutte interessanti.

Poi c'è la sera, il mare dei ricordi che si alza e ti lambisce, quel tanto di rabbia che vuoi scrollarti di dosso perché tutto questo ti porta tanto avanti e ti toglie tempo.

E ci sono le mani di tuo figlio, il suo sorriso che non conosce notte, la sua voglia di vivere anche la tua vita. E tu lo guardi, senza avere allora quella tenerezza che oggi possiedi e che ti sa di perso, anzi di ritrovato. Sarà un ricordo?

Poco alla volta, la sua voce diventa il tuo silenzio. E ti stupisci di come il tempo ti fa assomigliare e chi è ormai troppo dietro e perso.

Le mani non sono quasi più le tue, anche le parole hanno un tono che viene dal passato. Allora guardi tuo figlio e scopri che il miracolo si è compiuto. La tua vita è già avanti, oltre a te.

E sei stata fortunata, perché lo hai rincorso nel cortile, ti ha fatto tremare per i tuffi in acqua e hai pianto per le sue recite all'asilo. Non tutti hanno avuto il tuo album dei ricordi. Tante belle foto che puoi tenere anche in bianco e nero.

Non lo capivi, allora, quel grande dono. Crescere un figlio, era una cosa che si compiva tuo malgrado, senza una spiegazione.

Tu, che rincorrevi il sogno della vita, la carezza che non arrivava oppure la voce che spariva e non sussurrava più l'inutile bugia, avevi invece un quadro perfetto che si completava ogni giorno, non senza tuo sacrificio.

Crescere un figlio è contare i suoi respiri, senza dirlo e ogni notte. Avere sonno quando lui l'ha perso, stare sveglia e rubare alla notte quel sorriso.

Stupirti della forza che viene dalla disperazione, di essere sola dopo un conato di vomito che non è tuo.

Ci sono momenti in cui si arriva a pari. Crescere un figlio è un confronto forte, più esatto uno scontro feroce. La lama di un coltello ti taglia meno. Proprio se hai fatto un buon lavoro, ci sarà un uomo davanti a te. Non potrai guardarti nello specchio, non ci sarà la tua immagine riflessa.

Dovrai scoprire che i suoi sguardi non ti appartengono e che i suoi sogni stanno da un'altra parte. Tu la cerchi la sua strada, ma non la trovi.

Non è facile, con gli anni che passano, decidere di rimanere indietro. Solo di qualche passo, un poco per abituarsi, un poco per avere più tempo.

Sempre per lui, per esserci a portata di mano, un soffio leggero quel tanto che basta per un piccolo sconforto, senza essere inutile appoggio. Per farlo crescere definitivamente. E andare via, lontano da te solo nei suoi sogni.

Crescere un figlio, è un'operazione complicata. Non l'ho imparata. Non so spiegarla, non è una lezione che ho potuto ripetere. E comunque sono stata assai fortunata.



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