Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2015-03-15

CUCCIOLO ABBANDONATO SUL TERRAZZO: E' REATO - Trib. Genova, 11.11.2014 - Annalisa GASPARRE

- animali

- cucciolo sul terrazzo, privato di contatti, legato, strattonato, sostanzialmente abbandonato

- detenzione incompatibile: è reato anche in presenza di una supposta volontà educativa

Il Tribunale di Genova ha condannato gli imputati per il reato di cui all'art. 727 comma 2 c.p. per avere detenuto, presso la propria abitazione un cane cucciolo femmina in condizioni incompatibili con la sua natura e produttive di gravi sofferenze.

Il Nucleo Guardie Zoofile di Genova era intervenuto ad accertare la situazione esistente nell'appartamento degli imputati, sollecitato dalle segnalazione circa il maltrattamento di un cane tenuto sul poggiolo. Dopo un primo sopralluogo nel quale l'imputata veniva avvertita di non maltrattare l'animale, a causa delle nuove segnalazioni, furono sentite cinque persone e si decideva di disporre il sequestro del cane.

Dagli accertamenti veterinari effettuati sul cane si riscontrava l'affezione da rogna rossa.

L'istruttoria consentiva di accertare che una teste aveva assistito a maltrattamento del cane tramite calci. Ne veniva fuori un quadro in cui il cane era legato sul poggiolo e non veniva portato fuori, piangeva a tutte le ore, l'imputata prendeva a calci il cane. Il cane praticamente viveva sul poggiolo con sopra una tenda che poi venne posta in modo da coprire la visuale. A volte restava anche la notte legato fuori. Il terrazzo aveva le dimensioni più o meno di una panchina, un po più largo.

Anche un'altra teste rassegnava che il cane viveva sempre legato alla ringhiera e piangeva in continuazione e non veniva mai portato fuori. Pure la circostanza che il cane era maltrattato con condotte attive era confermata: l'imputato dava calci al cane, lo tirava per il collare, lo colpiva con una scopa.

Il reato di detenzione di animali in modo incompatibile con la loro natura (art. 727 c.p.) contestato nel procedimento in commento, punisce la condotta di chi provochi anche solo sofferenza senza la necessità di accertare specifiche lesioni. La sofferenza può derivare anche dal mantenimento in condizioni incompatibili con la natura dell'animale.

Nel caso di specie i testi hanno confermato condotte violente nei confronti del cane tenuto legato su un terrazzo. In modo chiaro sono emersi i maltrattamenti consistiti in calci, strattoni, ecc.. Tali condotte erano tenute da entrambi gli imputati e in numerosi episodi e mantenute nonostante il primo avvertimento dato dalla guardia zoofila. Il giudice ha precisato che si tratta di condotte assolutamente non giustificabili neanche con la necessità di educare il cucciolo.

Gli imputati sono stati condannati alla pena di Euro 2000 di ammenda ciascuno oltre spese del procedimento.

Trib. Genova Sez. II, Sent., 11-11-2014

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI GENOVA

- SEZIONE SECONDA -

IN COMPOSIZIONE MONOCRATICA

Dr. Luca STARICCO

in data 11/11/2014 ha pronunciato e pubblicato, mediante lettura del dispositivo, la seguente

SENTENZA E CONTESTUALE MOTIVAZIONE

nei confronti di:

1) S.S.T., nato a ... l'(...), dom. dich. Via .... -

Difeso di ufficio dall'Avv. -------, del Foro di Genova

LIBERO ASSENTE

2) R.A., nata a -----  il (...), dom. dlch. Via -----

Difesa di ufficio dall'Avv. ----, ..........del Foro di Genova

LIBERA ASSENTE

IMPUTATI

Del reato p. e p. dall'art. 727 comma 2 c.p. per avere detenuto, presso la propria abitazione del via ----- un cane cucciolo femmina (microchip (...)) in condizioni incompatibili con la sua natura e produttive di gravi sofferenze.

In Genova, sino al luglio 2013.

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

A seguito di decreto di citazione veniva tratti in giudizio S.S. e R.A. per rispondere del reato di cui in rubrica. Verificata la regolare costituzione delle parti, assenti gli imputati, si procedeva con l'istruttoria.

Si escuteva il Capo Nucleo Guardie Zoofile di Genova, ----- il quale riferiva che nel giugno del 2013 interveniva in un appartamento nel quartiere ------ a seguito di segnalazioni circa il maltrattamento di un cane tenuto sul poggiolo. Sul posto trovava la R. alla quale spiegava il problema e l'avvertiva di non maltrattare l'animale. Controllava i documenti dell'animale e tutto risultava regolare. Non entrò nell'abitazione. Individuò l'interno attraverso le dichiarazioni dei vicini. Nei giorni seguenti proseguivano le segnalazioni con insistenza. Sentì allora a sit cinque persone e sulla base delle stesse dispose il sequestro dell'animale. Presso l'abitazione trovò il cane in cucina. Dal medico veterinario venne trovato affetto da rogna rossa, un acaro. L'animale sembrava in condizioni normali , forse un po magro. Si escuteva ----- la quale abitava di fronte al balcone ove veniva tenuto il cane. Distanza di circa 5-10 metri. Non conosceva chi vi abitava: due signori con una bambina piccola. Più volte assistette a maltrattamenti del cane con calci. Lo legavano sul poggiolo. Lo sentiva piangere sia di mattina che pomeriggio o notte. Quando la signora stendeva gli dava dei calci dicendole vai in là stupida. Non veniva portato fuori. A volte accendeva la radio per non sentire il cane sofferente. Una delle ultime mattine verso le 5 vide il signore che gli dava dei calci sbattendolo in casa. Il cane praticamente viveva sul poggiolo con sopra una tenda che poi venne posta in modo da coprire la visuale. Prima delle lamentele non esisteva il tendone. Indicò lei il numero del portone, sapeva il piano ma non l'interno. Il padrone era più duro. A volte restava anche la notte legato fuori. Il terrazzo aveva le dimensioni più o meno di una panchina, un po più largo.

Si proseguiva con l'escussione di D.M. la quale abitava nel retro del palazzo di via ----- che dà sul ----. Vedeva il cane sul terrazzo di fronte sempre legato alla ringhiera che piangeva in continuazione. Non sapeva se in piena notte era legato ma lo sentiva piangere anche di notte. Non per tutta la notte. Era un cane nero. Questo avvenne per un paio di mesi. Era presente solo una tenda davanti . Non lo portavano mai fuori. Vide sul poggiolo una signora, una bambina e un signore.

D.C. riferiva che il suo terrazzo era di fronte, leggermente più in alto spostato sulla sinistra e dallo stesso vedeva il signore che gli dava dei calci , lo tirava per il collare. Lo colpì anche con una scopa o bastone. Accadde più volte. La signora gli dava dei calci. Lei e altri condomini si lamentarono anche perchè il cane piangeva. Gli urlarono di smetterla di praticare violenza all'animale. Aveva un modo aggressivo. Il cane lo trovava sempre legato tutte le volte che si affacciava. In principio non vi erano coperture. Poi venne messa una tenda dopo i loro interventi che lo sottraeva alla vista. Ricorda la presenza di un telo nero sul pavimento.

B.C. abitante in via ----- con il poggiolo nella parte interna verso via -----,vide spesso il cane in oggetto preso malamente per la collottola , quasi impiccato e trascinato per poi essere legato dietro la persiana. Veniva legato sul poggiolo lato estremo. La si sentiva guaire e poi si vedeva il cane letteralmente appeso portato fuori. Vide la signora che gli dava i calci. In terra vi erano dei fogli neri a riparo delle eiezioni dell'animale. Era sempre legato . Guaiva e piangeva spesso. I vicini li ammonirono gridandogli. Anche altre persone oggi non presenti.

Chiusa l'istruttoria le parti concludevano come in atti.

La norma contestata risulta violata ogni qualvolta si provochi anche solo sofferenza senza la necessità di lesioni. E tale sofferenza è possibile anche attraverso il mantenimento in condizioni incompatibili con la natura dell'animale.

Concordemente tutti i testi hanno descritto condotte violente nei confronti del cane tenuto legato su un terrazzo. In modo chiaro sono emersi i maltrattamenti consistiti in calci, strattoni, ecc.. Condotte tenute da entrambi gli imputati e in numerosi episodi. Mantenute nonostante il primo avvertimento dato dalla guardia zoofila. Assolutamente non giustificabili neanche con la necessità di educare il cucciolo.

Si ritengono quindi entrambi gl imputati responsabili del reato ascritto.

Risulta rispondere ai criteri di cui all'art. 133 c.p., equità e adeguatezza, la condanna alla pena di Euro 2000 di ammenda oltre spese del procedimento.

Motivazione contestuale.

P.Q.M.

Visti gli art. 533-535 c.p.p.

DICHIARA

S.S. e R.A. responsabili del reato ascritto e li condanna alla pena di Euro 2000 di ammenda ciascuno oltre spese del procedimento. Pena sospesa e non menzione.

Motivazione contestuale.

Così deciso in Genova, il 11 novembre 2014.

Depositata in Cancelleria il 11 novembre 2014.



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