Changing Society, Opinioni, ricerche -  Sisto Patrizio - 2015-06-03

CURA DELLANIMA NELLA VITA QUOTIDIANA. PSICOTERAPIA AL DI FUORI DELLA PSICOTERAPIA (ULTIMA PARTE) – Patrizio SISTO

Consideriamo infine, a conclusione del panorama delineato, un ulteriore grande insieme di pratiche che possono affiancare in modo più o meno esplicito i percorsi psicoterapeutici propriamente detti, in modo integrativo o anche preventivo.

La valenza profilattica ed educativa accanto a quella di supplemento psicoterapeutico risulta particolarmente evidente nel caso di quelle che possiamo chiamare genericamente discipline e pratiche psicocorporee, la maggioranza delle quali derivanti dall"Oriente antico ma non solo.

Già a un primo sguardo è evidente come questi approcci siano accomunati da alcuni principi ispiratori comuni, che coinvolgono corpo e psiche e mettono in gioco in modo olistico diverse intelligenze e attitudini della persona, da quella corporea e cinestesica a quella emozionale e relazionale, allo sviluppo di una consapevolezza fatta di concentrazione mirata e di attenzione diffusa rispetto a se stessi e all"ambiente. Con il risultato in primo luogo di facilitare nel soggetto che li pratica lo sviluppo di diverse competenze fisiche e psichiche integrate e di una complessiva autostima e fiducia nelle proprie capacità, che include un concreto senso del limite con cui confrontarsi realisticamente.

Pensiamo da un lato alle arti marziali che incoraggiano nei loro insegnamenti l"esercizio dell"autocontrollo, la capacità di differimento consapevole degli impulsi e un"etichetta che diviene, nelle loro espressioni più raffinate, una vera e propria etica, come nel caso del judo, dell"aikido, del karate-do, del kendo e del tai chi chuan, e dall"altro alle pratiche meditative e riequilibranti del sistema energetico che anima l"essere umano, come lo yoga indiano, il qi gong cinese, lo shiatsu giapponese.

Ma si può ricordare anche, in un altrove geografico e temporale, una tecnica come il feldenkrais creato dall"ingegnere israeliano omonimo che, reduce da un incidente invalidante, escogitò una serie pressoché infinita di micromovimenti consapevoli, o, ancora in ambito occidentale, la danza terapia che incoraggia l"attuazione di movimenti basati su caratteristiche di fluidità, libertà ed espressività personale, nel costante contatto da parte della persona con le sensazioni, emozioni e parti di sé precedentemente rimosse o disconosciute.

Si può inoltre accostare, con un esempio direttamente radicato nella storia della psicoanalisi, la terapia bioenergetica di Lowen, che enfatizza l"intima corrispondenza funzionale di psiche e corpo, lavorando sui blocchi energetici emergenti sul piano somatico per arrivare così a sciogliere i nodi emozionali irrisolti.

E" interessante rilevare che assumendo la prospettiva delle loro valenze psicoterapeutiche ed educative le delimitazioni fra l"una e l"altra di queste pratiche si fanno relative, se colte attraverso i principi che le sottendono, al di là delle pur evidenti e importanti differenze sul piano pratico e applicativo.

Discipline sorte originariamente entro le cosmologie induiste, taoiste, buddhiste e shintoiste condividono infatti fra loro e con pratiche più recenti appartenenti all"ambito culturale occidentale alcuni valori ispiratori profondi, quali la visione integrata dell"unità mente-corpo e la loro armoniosa coordinazione, l"accento sulla consapevolezza del corpo in quiete e in movimento, il ruolo del respiro come tramite psicosomatico e prezioso filo conduttore che guida allo sviluppo della concentrazione e della presenza mentale.

La centratura e l"attenzione rispetto al proprio corpo si configura poi come premessa imprescindibile per recuperare una chiarezza mentale e stabilità emozionale attive anche in circostanze avverse, nella comprensione che la postura e l"atteggiamento assunti dal corpo rappresentano il modello e una importante precondizione per quelli sviluppati dalla mente.

Si assiste allora a un incremento della conoscenza di sé, tale per cui, come si è osservato con suggestiva metafora a proposito delle pratiche meditative, avviene in noi un mutamento nel rapporto conoscitivo con la psiche e con il corpo, sicché ci spostiamo dalla posizione di occasionali turisti del complesso psicosomatico che ci costituisce a quella di suoi stabili e consapevoli abitatori.

Ma ugualmente centrali e significativi sono, in particolare nelle arti marziali, la percezione e instaurazione dinamica di una appropriata distanza spaziale e relazionale fra il soggetto e gli altri da sé,  il rispetto per la reciproca integrità nello svolgimento del combattimento e l"attenzione a regole sovraordinate ai comportamenti individuali che modulano fin nei minimi dettagli l"interazione.

Finché, una volta appresi e interiorizzati, i gesti codificati e i vincoli relativi costituiscono, grazie a una pratica costante e ripetuta, una sorta di trampolino di lancio dal quale approdare a un movimento libero e creativo, che sgorga spontaneamente dalla soggettività del singolo, secondo l"espressione cinese wu wei che allude a una forma di azione che si manifesta attraverso l"oltrepassamento dell"agire intenzionale e razionalizzato e che può consentire la neutralizzazione e ricomposizione del potenziale conflitto in una cornice differente, fatta di ordine e armonia.

In tutte queste pratiche si riscontra invariabilmente, risalendo ai loro presupposti di fondo, l"assenza della dicotomia che attraversa la storia della cultura occidentale, fin dal pensiero cartesiano e prima ancora platonico, tendente alla separazione di mente e corpo come realtà sostanziali autosussistenti e indipendenti fra loro o al massimo capaci di influenze perlopiù unidirezionali, circoscritte e sporadiche.

Il corpo che entra in gioco in tutte queste pratiche infatti non è un oggetto inerte inteso come insieme di organi, quello considerato dalla medicina attraverso la descrizione anatomica o biochimica che le è propria, ma è piuttosto quello evocato dall"accezione husserliana di Leib, cioè un corpo vissuto, animato, percepito dal soggetto come proprio e per sua natura intrinseca diretto intenzionalmente verso il mondo, in una rete dinamica di relazioni con la mente, con gli altri da sé, con l"ambiente circostante.

E a tale proposito si possono trovare analogie anche espressivo- linguistiche sorprendenti nella descrizione delle esperienze proposte in questi diversi approcci. Nell"immagine della "esperienza di noi stessi come parte dell"universo" a cui allude la bioenergetica, risuona infatti con una straordinaria affinità il principio della appartenenza reciproca di microcosmo e macrocosmo proposto nel qi gong cinese o anche quello dell"aikido giapponese che vede l"uomo come entità al cui baricentro vitale psicocorporeo corrisponde la sorgente energetica attorno a cui fa perno l"universo intero.

Nell"intrecciarsi di diversi piani si delineano quindi visioni analoghe che insistono sulla posizione centrale dell"essere umano come realtà integrata, sulla sua responsabilità nei confronti di se stesso, degli altri e del mondo, in un movimento di coordinazione e integrazione che si espande progressivamente in cerchi sempre più ampi.

Esaminando le finalità, è evidente che tutte queste pratiche e discipline si propongono di migliorare lo stato di benessere della persona, inteso secondo la definizione dell"OMS, per cui "La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente l"assenza di malattia e di infermità": dunque sono chiamate direttamente in causa la qualità della vita e la globalità della persona come complesso energetico psicofisico inserito in un ritmo e in dinamiche di tipo universale.

Ma probabilmente la vera peculiarità che accomuna le discipline psicocorporee descritte è nel modo più significativo espressa dal concetto di "via", corrispondente all"ideogramma giapponese "do". Il suffisso "do" che accompagna i nomi di queste discipline, non a caso spesso definite anche "arti", implica un percorso evolutivo da seguire, la cui chiave di volta sta nell"orientamento pragmatico connesso a un tipo del tutto particolare di azione, che si intreccia con l"essere del soggetto coinvolto.

Un saper essere e un saper fare insomma, che rimandano l"uno all"altro in un circolo virtuoso e predispongono a una esplorazione di sé alternativa rispetto alla quotidianità a cui si è altrimenti assuefatti, scissa fra le richieste del corpo e quelle della mente e costantemente sottoposta a distrazioni e frammentazioni dell"esperienza, in una conflittualità di fondo rispetto a se stessi e agli altri.

Il risultato, inoltrandosi su queste vie, è allora quello di aprirsi a processi crescenti e autoriflessivi di consapevolezza, capaci di facilitare tendenze innate presenti in tutti noi a innescare processi trasformativi della persona nella totalità delle sue componenti fisiche, psichiche e relazionali.

Processi che poi naturalmente, quando sussistono bisogni di psicoterapia effettivi, andranno seguiti, integrati e coltivati in modo adeguato, con strumenti specifici e forme di accompagnamento mirate per l"evoluzione e maturazione della singola persona.



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