Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2014-01-31

CURE TRANSFRONTALIERE: A CHE PUNTO SIAMO? – Alceste SANTUARI

Con la legge di delegazione n. 96 del 2013, il Parlamento ha autorizzato il Governo ad emanare un decreto legislativo per attuare la Direttiva 2011/24/UE sull"applicazione dei diritti dei pazienti ad usufruire di cure all"estero e relativi diritti al rimborso dei costi sostenuti. Lo schema di decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri agli inizi di dicembre è all"esame delle commissioni parlamentari competenti per materia. Nei giorni scorsi, la Commissione Igiene e Sanità del Senato ha approvato lo schema di decreto legislativo, chiedendo di accogliere le seguenti cinque condizioni rispetto al testo originario.

1. i senatori hanno chiesto di precisare che eventuali danni all"assistenza transfrontaliera autorizzata non possano essere imputati al Servizio Sanitario Nazionale.


2. qualora l"autorizzazione preventiva venisse negata perché trattasi di prestazione che può essere garantita sul territorio nazionale in tempi compatibili con le esigenze cliniche, l"Asl competente per territorio deve individuare e comunicare al paziente la struttura sanitaria designata e garantire sicurezza e qualità della prestazione.


3. la commissione chiede che sia inserita una disposizione finale che:

  1. assicuri con linee guida interpretative, senza ledere le competenze regionali in materia, l"applicazione omogenea del decreto legislativo su tutto il territorio nazionale,
  2. chiarisca in quali casi si applica l"assistenza transfrontaliera
  3. illustri le differenze tra i vari regimi disponibili

4. in ordine al monitoraggio sugli effetti del decreto legislativo, la Commissione del Senato chiede che tale azione di supervisione sia condotta anche tramite audizioni o consultazioni di associazioni di cittadini e pazienti al fine di mettere a punto eventuali interventi correttivi

5. considerando l"impianto complessivo del nostro sistema sanitario e quindi giuridico-istituzionale, la Commissione in parola ha chiesto che accanto al termine "assicurato" (di matrice anglosassone e comunitaria) ricorra anche la dizione "assistibile"

Delle cinque condizioni sopra richiamate, in questa sede, preme evidenziare che:

a) per quanto riguarda la condizione n. 2, la Commissione si è espressa, parrebbe in linea con un approccio "espansionisitico" dell"applicabilità della autorizzazione preventiva, a favore dell"autorizzazione medesima qualora la prestazione possa essere erogata sul territorio nazionale compatibilmente con i tempi di attesa collegabili ad una specifica esigenza clinico-sanitaria. Al fine di efficientare il sistema di risposta da parte delle autorità sanitarie, la Commissione raccomanda alle ASL di farsi carico di individuare la struttura più adeguata ad erogare la prestazione richiesta per la quale l"ASL medesima intende negare l"autorizzazione per recarsi all"estero per fruire della medesima prestazione.

b) in ordine alla condizione n. 3, essa indubbiamente affronta un tema molto delicato, ossia quello del riparto delle competenze Stato – Regioni che caratterizza il sistema sanitario nazionale italiano. Invero, è noto che l"implementazione della direttiva, se da un lato richiede l"intervento dello Stato centrale (funzione di programmazione e sicurezza nazionale) dall"altro non può certo trascurare le competenze anch"esse programmatorie delle Regioni in uno con quelle erogatrici ed organizzative delle stesse.

La Commissione, avuto riguardo alla medesima condizione n. 3, ribadisce anche la necessità che il decreto legislativo stabilisca chiaramente a quali fattispecie si applichi l"assistenza transfrontaliera per distinguerla dalle altre forme attualmente disponibili (cfr. per tutti i regolamenti comunitari sull"assistenza sanitaria in caso di permanenza all"estero per ragioni di lavoro o turismo);

c) per quanto riguarda la condizione n. 4, ci sembra una raccomandazione molto importante e che va nella giusta direzione di riconoscere ai cittadini-pazienti-fruitori del servizio sanitario nazionale di poter essere coinvolti attivamente e fattivamente nella fase di valutazione e monitoraggio degli outcomes dell"implementazione della direttiva. Invero, sono le associazioni degli utenti-consumatori le prime "sentinelle" in grado di valutare e "testare" l"efficacia ed efficienza delle misure stabilite nella direttiva UE e nel decreto legislativo di recepimento, soprattutto per quanto riguarda l"accesso alle cure;

d) infine, in ordine alla condizione n. 5, è possibile affermare che i Senatori della Repubblica abbiano voluto segnalare al Governo la necessità di stabilire un discrimen tra la concezione di "insured person", terminologia che si ritrova spesso negli ordinamenti con copertura sanitaria attraverso fondi sanitari ovvero polizze assicurative e quella di "assistito-assistibile", ancorata maggiormente alla tradizione "beveridgiana" dei sistemi di welfare, nei quali i cittadini sono protetti dal sistema sanitario attraverso la tassazione generale.

La Commissione ha poi aggiunto alcune osservazioni che il Governo dovrà valutare di adottare:

  1. conoscibilità e accessibilità: la Commissione ha evidenziato la necessità di stabilire la previsione di strumenti capaci di specificare e/o di rendere conoscibili e facilmente accessibili ai pazienti gli standard e gli orientamenti di qualità e sicurezza definiti dalla normativa vigente nel territorio italiano;
  2. in uno con quanto sopra descritto, la Commissione chiede altresì al Governo di valutare l"adozione di strumenti che permettano di individuare quegli standard di qualità al di sotto dei quali può essere negata l"autorizzazione preventiva;
  3. la Commissione chiede poi di investire su apposite campagne informative circa i diritti che la Direttiva 2011/24/UE introduce a favore dei cittadini-pazienti europei in ordine alle cure transfrontaliere;
  4. una specifica raccomandazione è poi dedicata alle persone disabili che intendano fruire delle possibilità previste nella Direttiva: per esse la Commissione Igiene e Sanità del Senato chiede che si possano individuare meccanismi di rimborso delle spese di viaggio e di alloggio che i singoli richiedenti la cura transfrontaliera debbono sostenere;
  5. una ulteriore raccomandazione riguarda il Punto nazionale di contatto: la Commissione rafforza il principio già contenuto nella direttiva e nello schema di decreto legislativo secondo il quale il Punto nazionale di contatto deve presentarsi quale banca dati per eccellenza in cui rinvenire sia gli standard di qualità e di sicurezza delle strutture sanitarie sia gli esercenti le professioni sanitarie presenti all"estero;
  6. la Commissione sollecita, poi, a chiarire se il "prestatore di assistenza sanitaria", così come individuato nella direttiva e nel decreto legislativo si debba intendere quale persona fisica, persona giuridica ovvero entrambe. Sulla stessa linea d"onda, la Commissione invita il Governo a chiarire cosa si intenda per "registri nazionali e locali";
  7. da ultimo, la Commissione invita il Governo ad approfondire la coerenza delle disposizioni contenute nello schema di decreto e la Costituzione italiana, "al fine di evitare difficoltà applicative della richiamate disposizioni".

Le indicazioni emerse dal lavoro della Commissione Igiene e Sanità del Senato sembrano dunque orientate, da una parte, a chiarire alcuni aspetti, che si ritengono ancora "oscuri" e, dall"altra, a favorire un potenziamento dell"area dei diritti di informazione e conoscenza, ritenuti quali fondamento essenziale per un adeguato, effettivo ed efficace dispiegamento delle potenzialità dei contenuti della Direttiva.

Una nota critica può essere avanzata circa la concezione che sia il decreto legislativo sia la Commissione nelle sue conclusioni presentano in ordine alla autorizzazione preventiva. Già in passato su questo sito abbiamo potuto commentare l"irrigidimento registrato tra le versioni precedenti all"approvazione finale della direttiva e il testo definitivo poi approvato dal Parlamento europeo proprio sui confini di applicabilità dell"autorizzazione preventiva. Parimenti si potrebbe affermare che nel decreto legislativo e nelle conclusioni della Commissione Igiene e Sanità del Senato sia possibile inferire una intenzione di allargare il campo di azione dell"autorizzazione preventiva. Essa, dunque, intesa quale "clausola di salvaguardia" non soltanto per tenere sotto controllo i conti pubblici della sanità ma anche per tutelare la "bontà" del servizio sanitario nazionale. Al riguardo, sarà interessante monitorare il processo di implementazione proprio su questo specifico punto, in quanto l"atto di recepimento della direttiva in Italia si pone in contrasto palese con una pur più estesa applicabilità dell"autorizzazione preventiva nella direttiva rispetto alle intenzioni originarie del legislatore comunitario.



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