Legislazione e Giurisprudenza, Sport -  Redazione P&D - 2013-10-28

CUSI E GIUSTIZIA SPORTIVA: INAPLICCABILITA DELLA LEGGE 280 DEL 2003 Cass.S.U.17846/2012– ALICE TUDISCA


Il Centro Universitario Sportivo Italiano (nel prosieguo indicato CUSI) mira a disciplinare ed organizzare lo svolgimento dell"attività sportiva nel contesto universitario.

Il CUSI è un ente di promozione sportiva, vale a dire un ente avente come scopo statutario quello di promuovere ed organizzare delle attività motorie-sportive con finalità meramente ludico-ricreative e senza alcun scopo di lucro.

Tale ente, pur essendo stato fondato nel 1946, ha trovato riconoscimento all"interno dell"ordinamento sportivo nel successivo 1953 quando il CONI gli ha riconosciuto la natura, come previamente osservato, di ente di promozione sportiva. Allo stesso ente, inoltre, è stata riconosciuta personalità giuridica con il Decreto del Presidente della Repubblica del 30 aprile 1968, n. 770.

Il CUSI è, dunque, un ente di promozione sportiva avente natura giuridica di associazione riconosciuta, e, in quanto tale, privo di scopo di lucro (come sancito dal regolamento degli enti di promozione sportiva[1]).

La sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione in commento si sofferma in particolar modo sulla natura giuridica dello stesso nonché sull"applicabilità nei suoi confronti dei principi della giustizia sportiva.

La vicenda ha quali parti in causa il Centro Sportivo Universitario (CUS) di Roma ed il CUSI.

Occorre premettere che i Centri Sportivi Universitari, per dettato dello statuto del CUSI, sono qualificati come soci e federati di tale ente di cui devono condividere le finalità, pur possedendo autonomia patrimoniale ed organizzativa.

Il CUS di Roma, a seguito di una delibera del CUSI, con la quale l"organo periferico venne sottoposto a regime commissariale, citò il CUSI stesso dinanzi al Tribunale di Roma affinché quest"ultimo accertasse l"invalidità delle disposizioni statutarie del CUSI che attribuiscono a questo ente il potere di nominare commissari straordinari dei centri universitari ad esso affiliati, nonché, di conseguenza, dichiarasse la nullità o l"annullamento della deliberazione che aveva previsto il regime commissariale nei propri confronti. Il CUSI, opponendosi alle richieste della controparte, ha immediatamente eccepito il difetto di giurisdizione del giudice ordinario proponendo ricorso alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione al fine di ottenere un regolamento preventivo di giurisdizione.

Ed è proprio tale richiesta che ha reso necessaria un"attenta analisi della natura giuridica di questo ente.

La problematica affrontata dalla Suprema Corte concerne l"applicabilità o meno nei confronti del CUSI del Decreto Legge 220 del 2003, convertito nella Legge 280 del 2003, con specifico riferimento all"art. 3, comma 1[2], nella parte in cui esso prevede che possono devolversi alla giurisdizione del giudice amministrativo, una volta esauriti i gradi della giustizia sportiva, le controversie aventi ad oggetto "atti delle Federazioni Sportive Nazionali".

In particolar modo ci si è chiesti, anzitutto, se gli atti del CUSI possono qualificarsi come atti di una Federazione Nazionale Sportiva.

La questione è prontamente risolta poiché le norme statutarie sia del CONI che del CUSI non lasciano margine di dubbio con riferimento a questo aspetto[3]. Il CUSI è stato riconosciuto come ente di promozione sportiva e, dunque, non è in alcun modo qualificabile come Federazione Sportiva Nazionale.

Risolto questo primo nodo, nella sentenza la Corte si interroga in merito alla possibilità di effettuare una interpretazione estensiva della legge 280 del 2003 al fine di poter comunque applicare il comma 1 dell"articolo 3 agli atti del CUSI, riconoscendo in tal modo la giurisdizione del giudice amministrativo.

Deve premettersi che il sistema di giustizia sportiva si regge sul c.d. vincolo di giustizia sportivo. Tale vincolo, pur non essendo univocamente definito negli statuti e nei regolamenti federali, viene generalmente identificato nel dovere posto a carico di tutti i tesserati ed affiliati di accettare i provvedimenti delle federazioni di appartenenza e di rivolgersi, per la soluzione delle controversie originate dalla loro attività sportiva, esclusivamente agli organi di giustizia dell"ordinamento sportivo.

L"art. 12[4] dello statuto del Coni prevede espressamente la sottoposizione degli enti di promozione sportiva al sistema di giustizia sportiva purché ciò sia stato previsto dagli statuti dei singoli enti.

L"art. 34[5] dello statuto del CUSI tratta specificatamente la regolamentazione delle eventuali controversie, sorte tra il CUSI e i singoli CUS, o tra differenti CUS, o tra CUS e associati o ancora tra associati di uno stesso CUS, prevedendo la c.d. clausola compromissoria, vale a dire l"obbligo di rivolgersi per la risoluzione di eventuali controversie a dei collegi arbitrali. Nient"altro è stato previsto dallo statuto dal che può ricavarsi la non sottoposizione di tali controversie al giudizio degli organi di giustizia sportiva.

Proprio alla luce di questa considerazione nella sentenza in commento la Corte ha negato la possibilità di un"interpretazione estensiva della legge 280 del 2003 nei confronti degli atti del CUSI, poiché tale ente non è sottoposto agli organi di giustizia sportiva e dunque non si pongono problemi di contrasto tra giurisdizione statale e giurisdizione sportiva.

Non è quindi da invocare l"art. 3 di tale legge al fine di accertare la giurisdizione del giudice amministrativo poiché, non trovando applicazione la legge 280 del 2003 e vertendo la controversia sui diritti soggettivi inerenti alla disciplina ed al funzionamento degli organi di un"associazione riconosciuta, in applicazione dell"ordinario criterio di riparto di giurisdizione, tale controversia può considerarsi rientrante a pieno titolo nella giurisdizione del giudice ordinario.



[1] L"art. 1 di tale regolamento al primo comma sancisce espressamente che gli statuti dei vari enti di promozione sportiva debbano, oltre a stabilire l"assenza dei fini di lucro, garantire l"osservanza dei principi di democrazia interna e di pari opportunità. Trattasi di principi fondamentali che devono, altresì, essere rispettati dalle Federazioni Sportive Nazionali e dalle Discipline Sportive Associate.

[2] Tale norma stabilisce che: "Esauriti i gradi della giustizia sportiva e ferma restando la giurisdizione del giudice ordinario sui rapporti patrimoniali tra società, associazioni e atleti, ogni altra controversia avente ad oggetto atti del Comitato olimpico nazionale italiano o delle Federazioni sportive non riservata agli organi di giustizia dell'ordinamento sportivo ai sensi dell'articolo 2, è devoluta alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. In ogni caso è fatto salvo quanto eventualmente stabilito dalle clausole compromissorie previste dagli statuti e dai regolamenti del Comitato olimpico nazionale italiano e delle Federazioni sportive di cui all'articolo 2, comma 2, nonché quelle inserite nei contratti di cui all'articolo 4 della legge 23 marzo 1981, n. 91".

[3] L"art. 27, comma secondo, dello statuto del CONI nello stabilire la non applicabilità al CUSI del primo comma del medesimo articolo, implicitamente ribadisce la piena applicabilità a tale ente delle altre disposizioni concernenti gli enti di promozione sportiva. Inoltre, ad ulteriore conferma della natura di ente di promozione sportiva vanno rilevati i riferimenti continui al CUSI all"interno del Regolamento degli Enti di Promozione Sportiva ove, pur ribadendosi per taluni aspetti l"applicazione di una disciplina peculiare per tale ente a fronte del particolare scopo che esso mira a svolgere (la promozione dello sport a livello universitario), per altri aspetti si richiama la disciplina generale prevista nel regolamento. Infine è lo stesso statuto del CUSI che richiama una serie di leggi nazionali dalla quali può ricavarsi la sua qualifica di ente di promozione sportiva.

[4] Art. 12 statuto del CONI: "Sono istituiti presso il CONI, in piena autonomia e indipendenza, l"Alta Corte di giustizia sportiva e il Tribunale nazionale di arbitrato per lo sport.

La disciplina prevista nel presente articolo e nei seguenti articoli 12 bis e 12 ter in riferimento alle Federazioni sportive nazionali si applica integralmente anche alle Discipline sportive associate e agli Enti di promozione sportiva ove previsto dai rispettivi Statuti".

Tale principio è ribadito dall"art. 12 del regolamento degli enti di promozione sportiva: "Eventuali controversie che contrappongano un Ente di Promozione Sportiva a soggetti affiliati o tesserati sono di competenza dell"Alta Corte di Giustizia Sportiva e del Tribunale Nazionale di Arbitrato dello Sport istituiti presso il CONI secondo quanto sancito all"art.12 dello Statuto del CONI, a condizione che tale norma sia recepita nello Statuto dell"EPS.

[5] L"art. 34 dello statuto del CUSI prevede espressamente che: "Eventuali controversie che dovessero insorgere tra la Federazione ed i CUS federati o tra i singoli CUS o tra CUS e suoi associati o tra gli associati del CUS, per qualsiasi ragione inerente il rapporto federativo-associativo, ivi comprese, quelle relative all"interpretazione ed applicazione delle clausole contenute nel presente Statuto e negli Statuti dei CUS così come nei regolamenti federali nonché le eventuali controversie di natura patrimoniale, dovranno essere deferite al giudizio di un Collegio Arbitrale composto da 3 arbitri; i primi 2 designati, uno per parte, da ciascun interessato ed il terzo di comune accordo o, in mancanza, dal Presidente del Tribunale competente, ai sensi dell"art. 810 comma secondo c.p.c.".



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