Legislazione e Giurisprudenza, Procedura penale -  Redazione P&D - 2016-02-19

D.LGS, 15 GENNAIO 2016, N. 7: PRIME APPLICAZIONI - Cass. pen. n. 6361/16 - Carol COMAND

Ricorso per cassazione

abrogazione di reato, ingiuria

annullamento della condanna e scomputo della relativa pena.

Il decreto legislativo del 15 gennaio 2016, n. 7, recante disposizioni in materia di abrogazione di reati e introduzione di illeciti con sanzioni pecuniarie civili, a norma della legge 28 aprile 2014, n. 67 è entrato in vigore il 6 febbraio 2016 e ha trovato immediata applicazione ad opera dei giudici aditi, in sede di ricorso per cassazione.

Nel caso esaminato, l"abrogazione dell"art. 594 c.p., ha comportato la declaratoria di annullamento della sentenza per la condanna inflitta, relativamente a 2 distinti capi di imputazione, nei quali si contestava il delitto di ingiuria, con conseguente rideterminazione della pena, dalla quale, nella specie, venivano scomputati gli aggravamenti effettuati in applicazione della norma relativa al reato continuato.

Cassazione penale, sez. VI, 09/02/2016, (ud. 09/02/2016, dep.16/02/2016),  n. 6361

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA PENALE

-omissis-

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

B.A., nato ad -OMISSIS-;

avverso la sentenza del 13/03/2015 della Corte di appello di -omissis-;

visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;

udita la relazione svolta dal Consigliere Dott. L. S.;

udito  il  Pubblico  Ministero, in persona del Sostituto  Procuratore

generale  Dott. L. M. F., che ha concluso per  il  rigetto

del ricorso.

Fatto RITENUTO IN FATTO 1. La Corte di appello di -omissis-, in parziale riforma della sentenza resa in primo grado dal Tribunale di -omissis-, ha dichiarato non doversi procedere nei confronti dell'imputato -omissis- quanto ai reati di danneggiamento aggravato e di molestia e disturbo alla persona al medesimo ascritti perchè estinti per intervenuta prescrizione.
Per il resto la Corte territoriale ha confermato l'impugnata sentenza quanto all'affermazione di responsabilità penale ivi contenuta per le restanti fattispecie di maltrattamenti e lesioni, violenza privata, minaccia grave, ed ingiurie.
La Corte territoriale ha quindi rideterminato in peius, in accoglimento dell'appello incidentale proposto dal Procuratore generale, il trattamento sanzionatorio per i residui reati quantificando l'irrogata pena in sei anni ed otto mesi di reclusione.
La Corte ha altresì confermato le statuizioni adottate dal primo giudice nei confronti della costituita parte civile.
2. Avverso la sentenza della Corte di appello di -omissis- propone ricorso per cassazione l'imputato, in proprio.
2.1. Con il primo motivo, il ricorrente censura l'impugnata sentenza per inosservanza delle norme processuali (art. 606 c.p.p., comma 1, lett. c)), lamentando il difetto di notifica, ai sensi e per gli effetti dell'art. 584 cod. proc. pen., dell'impugnazione incidentale proposta dal P.g. della Corte di appello di -omissis-.
Ove tempestivamente resa edotta del gravame, la difesa del prevenuto avrebbe potuto ulteriormente argomentare per i proposti motivi di appello e contestare le doglianze della Procura.
2.2. Con il secondo motivo, il ricorrente lamenta vizio da inosservanza della norma penale (art. 606 c.p.p., comma 1, lett. b)) relativamente alla determinazione del trattamento sanzionatorio raggiunta dalla Corte territoriale quanto al capo N), in relazione al quale è stata fissata la pena base su cui sono stati poi operati, per i reati contestati ai rimanenti capi, gli aumenti in continuazione e ciò nella dedotta inidoneità della motivazione spesa a sostenere l'operato incremento.
2.3. Con il terzo motivo, il ricorrente lamenta vizio di motivazione (art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e)) quanto al mancato riconoscimento delle attenuanti di cui all'art. 62 bis cod. pen..
2.4. Con il quarto motivo, il ricorrente sollecita alla Corte declaratoria di prescrizione dei reati contestati.

Diritto CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso è infondato per le ragioni di seguito indicate.
1.1. Il primo motivo presenta ragioni di infondatezza che sconfinano nella inammissibilità.
E' necessario premette che per costante giurisprudenza di legittimità, l'inosservanza dell'obbligo di notificare alle parti private l'impugnazione del pubblico ministero, prescritto dall'art. 584 cod. proc. pen., non produce nè l'inammissibilità dell'impugnazione, non essendo prevista tra i casi di cui all'art. 591 cod. proc. pen., nè la nullità del processo del grado successivo, non rientrando tra le nullità di cui all'art. 178 cod. proc. pen..
Unico effetto dell'omissione è infatti quello di non fare decorrere il termine per l'impugnazione incidentale della parte privata ove consentita (Sez. 3, n. 3266 del 10/12/2009, dep. 2010, Esposito, Rv.
245859; Sez. 1, n. 48900 del 24/10/2003, Rv. 227008).
Allorchè poi si tratti, come nella specie, di una omessa notifica non dell'appello principale, ma di quello incidentale, nessun pregiudizio può derivare alla parte nei cui confronti viene esercitata la pretesa espressa nell'atto di gravame (Sez. 5, n. 38 del 12/01/1999, Galasso).
Per i segnati termini, rilevantemente si osserva come il motivo sia stato introdotto per la prima volta, in giudizio, dinanzi a questa Corte.
Lo stesso si segnala inoltre come aspecifico e quindi come non idoneo, per i suoi contenuti, ad individuare, se non in modo assolutamente generico e quasi perlustrativo, quali lesioni al diritto di difesa siano venute al prevenuto per la denunciata omessa notifica dell'appello incidentale del Procuratore Generale.
1.2. Il secondo motivo, non si confronta con la motivazione spesa in punto di applicato trattamento sanzionatorio dall'impugnata sentenza.
Quest'ultima, con argomentare non manifestamente infondato e, come tale non censurabile in questa sede, ha dato conto delle ragioni dell'aggravamento della pena ritenuto, segnalando delle contestate condotte la straordinaria gravità, passaggio su cui nessun conducente argomento viene dedotto dal ricorrente.
1.3. Il terzo motivo di gravame, del pari, è infondato.
La motivazione spesa dai giudici di appello, con argomenti non manifestamente illogici, e quindi non censurabili in questa sede, ha negato le attenuanti generiche muovendo dalla gravità dei fatti e dalla personalità del prevenuto.
Non si registra per siffatto giudizio una mera reiterazione di valutazioni condotte al fine di fissare la pena.
Il Giudice può infatti tenere conto di uno stesso elemento - la gravità della condotta - allorchè lo stesso abbia attitudine a influire su diversi aspetti della valutazione, ben potendo un dato polivalente essere utilizzato più volte sotto differenti profili, per distinti fini (Sez. 2, n. 24995 del 14/05/2015, Rechichi, Rv.264378).
1.4. Il quarto motivo è manifestamente infondato, sollecitando per lo stesso il prevenuto, del tutto genericamente, una declaratoria di prescrizione dei reati contestati.
L'operata qualificazione del motivo resta peraltro ferma anche all'esito del pronunciamento delle SU del 17 dicembre 2015, Ricci, per cui è informazione sul sito istituzione della Corte.
Secondo lo stesso la rilevabilità d'ufficio di una prescrizione maturata prima della sentenza di appello resta comunque soggetta alla deduzione di uno specifico motivo sul punto.
2. Resta piuttosto da valutare il trattamento sanzionatorio comminato dai Giudici di appello all'esito della sopravvenuta abrogazione del reato di ingiuria (art. 594 cod. pen.) (D.Lgs. 15 gennaio 2016, n. 7 Disposizioni in materia di abrogazione di reati e introduzione di illeciti con sanzioni pecuniarie civili, a norma della L. 28 aprile 2014, n. 67, art. 2, comma 3, art. 1 lett. c), in vigore dal 6 febbraio 2016).
L'operatività dell'abolitio criminis comporta un annullamento in parte qua della sentenza (per le condanne inflitte quanto ai capi G) ed L) della rubrica in cui figura contestato il delitto di ingiuria).
Nella natura meramente aritmetica dell'operazione, destinata a ricondurre a legalità la pena inflitta, consegue lo scomputo in questa sede degli aumenti operati in sentenza, in continuazione per l'indicato titolo, pari a complessivi giorni dieci (giorni cinque per ciascun capo indicato).
3. Va quindi disposto l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata limitatamente ai fatti di ingiuria di cui ai capi G) ed L) perchè gli stessi non sono più previsti come reato, con conseguente eliminazione della relativa pena di complessivi giorni dieci di reclusione.
Nel resto il ricorso va rigettato.

PQM P.Q.M. Annulla senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente ai fatti di ingiuria di cui ai capi G) ed L) perchè gli stessi non sono più previsti come reato ed elimina la relativa pena di complessivi giorni dieci di reclusione. Rigetta nel resto il ricorso.
Così deciso in Roma, il 9 febbraio 2016.
Depositato in Cancelleria il 16 febbraio 2016



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