Articoli, saggi, Intersezioni -  Redazione P&D - 2017-03-10

DA EINSTEIN ALLA PSICOTERAPIA - Sara COSTANZO

Di recente ho letto un bellissimo libro sul pensiero di Albert Einstein. Parla di cose "semplici" come il rapporto tra le idee e l'esperienza, la fede e la scienza.

Un sistema di fisica teoretica si compone di idee, leggi fondamentali che devono essere applicabili a queste idee e di proposizioni conseguenti che ne derivano per deduzione logica. Sono queste proposizioni che devono corrispondere alle nostre esperienze individuali. Abbiamo dunque assegnato alla ragione e alla esperienza il loro posto nel sistema della fisica teoretica. La ragione da la struttura del sistema e il contenuto delle esperienze e le loro relazioni reciproche devono, grazie alle proposizioni  conseguenti della teoria, trovare la loro rappresentazione. Nella possibilità di tale rappresentazione sta unicamente il valore e la giustificazione di tutto il sistema e in particolare dei principi e dei concetti che ne costituiscono la base.

Questa riflessione mi piace da tanti punti di vista. L'esperienza deve poter trovare nel sistema teorico un'adeguata rappresentazione. Non è tanto un discorso di chi prevale, la teoria o l'esperienza e neanche di confondere questi due aspetti, quanto, mi sembra di capire, di assegnare ad ognuno il "giusto" posto, di riconoscere il peculiare contributo di ciascuno. Ma quando una rappresentazione in tal senso è adeguata? Einstein usa un termine a me molto caro: corrispondenza., il cui significato ha in se molte sfumature: concordare, avere lo stesso valore, soddisfare, ricambiare.

Se guardiamo all'esperienza della psicoterapia, va da subito considerato che essa è una particolare esperienza umana e che come tale va osservata. Umana nel senso che riguarda l'essere umano (il terapeuta, il paziente, le famiglie e cosi di seguito) e "particolare" nel senso che è un'esperienza personale e interpersonale in cui sono coinvolti elementi (come la fiducia, la speranza, il cambiamento, giusto per citarne qualcuno) che non solo caratterizzano l'uomo in quanto tale ma che sono assolutamente essenziali alla vita stessa. Con quest'affermazione non intendo affermare che "singoli" uomini non possano vivere senza sperare o cambiare o chiedersi il senso della realtà che li circonda ma che non potrebbe farlo il genere umano nel suo complesso.

Resta dunque da chiedersi, in relazione ad una "scienza" cosi in cosa si traduca il rapporto tra teoria ed esperienza. Ed ecco che fisso i primi punti: a) un sistema rappresenta in modo adeguato l'esperienza quando questa trova in esso qualcosa "di diverso" da se che risponde però ad un suo intimo bisogno, che ne arricchisce il valore e al tempo stesso si lascia arricchire; b) la corrispondenza presuppone la semplicità, la chiarezza, l'immediatezza. E' dunque un qualcosa che ogni nostro elemento, cognitivo o emotivo che sia, "riconosce" come adeguata. Resta da chiedersi se tale riconoscimento è possibile tout court o solo a patto di determinate condizioni, se cioè c'è bisogno di una educazione in tal senso, di un cammino.

Continuiamo.

La missione più alta del fisico è dunque la ricerca di queste leggi elementari dalle quali si parte per raggiungere, attraverso semplici deduzioni, l'immagine del mondo. nessun cammino logico conduce a queste leggi elementari: l'intuito fondato sulla esperienza ci po' condurre ad esse. Questa incertezza del metodo da seguire potrebbe far credere che sarebbe possibile stabilire a volontà un gran numero di sistemi di fisica teorica di valore equivalente. Ma non è cosi. Ciò che guida l'uomo è come il desiderio di una armonia prestabilita.

Questa affermazione apparentemente semplice è carica di implicazioni. Einstein sembra dire che, per quanto l'intuito ha alla base l'esperienza, i principi fondamentali in materia non sono logicamente deducibili da essa. Il punto da cui origine la creazione di un modello teorico resta dunque il pensiero dell'uomo, la sua libera attività creativa.

Quanto detto apre il campo ad alcune considerazioni: a) l'essere umano sembra avere in se la capacità di afferrare la realtà in un modo atto a rappresentarla adeguatamente nel senso suddetto; b) tale capacità ha alla base un elemento che sembra guidare la libertà dell'uomo: la ricerca di unità, di un modello in cui ogni cosa, ogni elemento trovi un posto e un senso. E tanto più il pensiero creativo dell'uomo è "libero" in questo senso tanto più ciò che esso elabora rappresenta in modo adeguato, e dunque semplice e chiaro,  la realtà; c) un modello valido tende dunque a considerare tutti gli elementi in gioco , e dell'uomo che conosce e del'oggetto che conosco, e a farlo nel senso di un'armonia , di un'unità tra di loro.

Ma le considerazioni del grande scienziato non finiscono qui.

I concetti scientifici sono il perfezionamento di quelli prescientifici. Vi sono due modi di considerare le idee ed entrambi sono indispensabili per capire. Il primo è il metodo analitico- logico. Esso risponde alla domanda: in che modo i giudizi e le idee dipendono gli uni dagli altri? rispondendo a questa domanda ci troviamo su un terreno relativamente sicuro . ma questa sicurezza non si acquisisce che a rezzo di un contenuto profondo. I concetti non acquistano un fondo interiore se non sono legati, sia pure indirettamente, alle esperienze dei sensi. Ma questo vincolo non lo si può scoprire attraverso la ricerca logica, esso può soltanto essere lo scopo di un'azione vitale. Quindi con le parole io devo potermi figurare qualcosa e questo è possibile classificando ed esaminando l'esperienza. Con i concetti prescientifici abbiamo dimenticato quali sono le fattezze del mondo della esperienza che hanno condotto alla formazione di tali idee e abbiamo notevoli difficoltà a raffigurare il mondo delle percezioni vitali senza gli occhiali dell' interpretazione astratta alla quale siamo avvezzi da lungo tempo.

Molto spesso noi operatori della mente (ma credo capiti a chiunque) corriamo alcuni rischi: a) di ragionare sulle idee, sui sistemi teorici, sulla loro armonia intrinseca, dimenticando o dando poco posto alla esperienza o "usandola" solo per confermare il modello teorico utilizzato, b) di interagire si con la esperienza ma rappresentandocela attraverso idee ( e dunque parole) cui attribuiamo un certo significato, in genere quello che negli anni ha elaborato la comunità scientifica, seppur con le diversità proprie di , spesso di correnti di pensiero diverse o le inevitabili sfumature con cui lo facciamo nostro . Ovviamente ogni volta che utilizziamo un termine esso ha un significato "dato" o la comunicazione stessa sarebbe difficile. Quello che però lo scritto sembra suggerire è la necessità di non accettare mai acriticamente alcun termine. Di andare al fondo di quelle esperienza vitali che lo hanno generato e che esso tende a rappresentare e chiedersi se non ve ne siano altre che tale termine veicola o deve veicolare per rappresentare la realtà in modo più adeguato.



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