Articoli, saggi, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2013-12-10

DA SOCIETA MISTA A IN HOUSE: VALUTAZIONI E COMPATIBILITA – Alceste SANTUARI

All"interno degli enti locali può maturare, ad un certo punto, avuto riguardo all"esperienza maturata in una società mista, realizzata insieme ad un partner privato (che potrebbe essere, ricordiamolo, anche non lucrativo), l"opportunità ovvero la necessità di "trasformare" la stessa società in una società in house dell"ente locale.

Quali possono essere le ragioni di una siffatta scelta da parte di un comune? Se ne possono individuare alcune:

  1. impiego del veicolo societario per svolgere compiti e funzioni propri dell"ente locale, in un"ottica di strumentalità;
  2. allargamento del perimetro di azione della società, a seguito di modifica statutaria della stessa;
  3. opportunità offerta dalla decisione del socio privato di recedere dalla compagine societaria.

Rimane inteso che l"opzione esercitata dall"ente locale di "trasformare" la società mista in una società in house richiede adeguate valutazioni, tra le quali, devono essere ricomprese le seguenti:

  1. ricognizione in ordine alla compatibilità della scelta da effettuare con l"ordinamento giuridico in materia di società partecipate dalla P.A.;
  2. analisi degli impatti derivanti dai vincoli imposti dal patto di stabilità interno sulle società in house;
  3. approfondimenti circa il mercato di riferimento, affinché risulti chiaro che l"azione della società in house è ritenuta essenziale per realizzare le finalità istituzionali dell"ente locale;
  4. definizione dell"assetto di governance interno (consiglio di amministrazione o amministratore unico, solo per citare un esempio).

Si ricorda che le società partecipate, in specie se in house providing, risultano il veicolo giuridico-organizzativo attraverso cui gli enti locali possono disporre per intervenire in settori di rilevanza strategica nel proprio contesto socio-economico e territoriale. In quest"ottica, l"intervento pubblico nell"economia attraverso imprese, la cui costituzione e il cui operare in un determinato contesto persegua scopi di utilità sociale, risulta del tutto ammissibile, al di là delle deroghe specificamente ammesse dalla normativa europea. Possiamo affermare che, in questa prospettiva, l"intervento pubblico rappresenti invero l"effettiva implementazione del perseguimento di fini di utilità sociale. Si aggiunga – per completezza di esposizione – che gli interventi pubblici collocati nel contesto sopra descritto non possono essere "sfidati" dal principio di sussidiarietà ex art. 118, ult. co. Cost. Preme ribadire che il principio di sussidiarietà in parola non contiene un divieto implicito per gli enti pubblici di perseguire, mediante l"impresa pubblica, scopi lucrativi, ritenuti naturaliter di esclusiva pertinenza delle imprese private. L"art. 118, comma 4 Cost. postula invece la necessità che gli enti pubblici (nazionali o decentrati che siano) favoriscano l"autonoma iniziativa dei cittadini, singoli o associati, per lo svolgimento di attività che vengono testualmente definite "di interesse generale" e non già "economico-lucrative". Si tratta a ben vedere di locuzioni che sottendono importanti conseguenze sul piano della legittimazione degli enti pubblici di porre in essere iniziative, attività ed interventi in comparti che potrebbero essere "materia" delle imprese private. Infatti, se ci si riferisse ad una attività di "interesse generale" quale attività che contestualmente risulti anche una attività oggettivamente e soggettivamente lucrativa, perché essa non potrebbe essere svolta, sulla scorta di ponderate e ragionevoli decisioni politiche degli enti territoriali che ritengano insufficiente l"iniziativa dei soli soggetti privati, anche da soggetti pubblici, i quali sono istituzionalmente deputati a perseguire interessi generali? A contrariis, se si riconosce che la locuzione "attività di interesse generale" non si riferisce alle attività economico-lucrative, non si potrebbe sostenere che dal principio di sussidiarietà orizzontale derivi un divieto per gli enti pubblici di porre in essere, mediante le loro imprese, attività economico-lucrative.

Si tratta, in ultima analisi, di definire un percorso di approfondimenti e valutazioni giuridico-organizzative e tecnico-gestionali che consentano agli enti locali di operare scelte sostenibili, adeguate (ai tempi) e compatibili con il coacervo di disposizioni che informano il comparto dei servizi pubblici locali. Opzioni che dovranno altresì essere in grado di migliorare, attesi i vincoli istituzionali, l"efficacia di azione della P.A.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati