Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2015-07-10

DALLA SENTENZA THYSSENKRUPP GLI INDICATORI DEL DOLO EVENTUALE - Annalisa GASPARRE

Come noto, la sentenza Sezioni Unite n. 38343/2014 è intervenuta a chiarire i confini tra dolo eventuale e colpa cosciente, preso atto della necessità di avvalersi di un percorso intuitivo per sondare la sfera intima dell'agente che è sottratta ad un accertamento diretto.

Se entrambe le imputazioni soggettive di dolo e colpa, in generale, sono accomunate dalla "rappresentazione", se ne differenziano sul piano della "volizione" con sfumature peculiari quando l'oggetto del giudizio è la verifica del dolo eventuale o della colpa cosciente: si diceva che il dolo eventuale contemplava una parte di volizione dell'evento non direttamente voluto ma previsto, cioè un'accettazione intima della sua verificazione, nonostante la previsione del rischio, mentre la colpa cosciente era ravvisabile quando, avendo previsto l'evento non direttamente voluto, se ne escludeva intimamente la sua verificazione. Nel dolo eventuale e nella colpa cosciente la "rappresentazione" si veste di "previsione" dell'evento. Di contro, altri richiedevano che vi fosse un'adesione più piena, nel senso che il giudizio controfattuale da svolgere riguardava cosa l'agente avrebbe fatto (o, meglio, se si sarebbe deliberato ad agire nello stesso modo) qualora avesse avuto la certezza - e non solo probabilità - che l'evento si sarebbe verificato.

Senza rinnegare - ad avviso di chi scrive - l'approdo che individuava il dolo eventuale nell'accettazione del rischio non direttamente voluto ma previsto, ma ritenendolo insufficiente, la Corte di Cassazione svolge un'accurata analisi delle problematiche e delle applicazioni, fornendo strumenti interpretativi che non eliminano incertezze nè consentono di ragionare in termini meccanicistici.

La Suprema Corte offre all'interprete alcuni indicatori che non costituiscono un catalogo chiuso ma che possono consentire l'indagine del giudice nel senso di provare - e argomentare - nel processo circa la sussistenza di elementi che, per loro natura, sono sottratti alla realtà empirica e che appartengono alla sfera interiore dell'agente. Questi indizi elaborati dalla Cassazione sono:

- la condotta (soprattutto negli illeciti di sangue; rilevano ad esempio le caratteristiche dell'arma, la ripetizione dei colpi, le parti prese di mira o colpite);

- la lontananza dalla condotta standard (nel senso che ciò suffraga la determinazione dell'agente nel correre rischi senza tentare di governarli);

- la personalità, la storia e le precedenti esperienze dell'autore;

- la durata e la ripetizione della condotta;

- il fine della condotta, la sua motivazione di fondo, la compatibilità delle conseguenze collaterali, cioè il 'prezzo' connesso all'evento non direttamente voluto;

- la probabilità di verificazione dell'evento (dal punto di vista della percezione avuta dall'agente);

- le conseguenze negative o lesive anche per l'agente in caso di verificazione dell'evento;

- il contesto lecito o illecito;

- l'iter che ha condotto l'agente ad un atteggiamento fiducioso;

- il giudizio controfattuale alla stregua della I formula di Frank (se avesse avuto la certezza del verificarsi dell'evento, l'agente avrebbe comunque accettato di pagare questo 'prezzo' pur di compiere l'azione? l'agente aderisce psichicamente all'evento, vi consente; c'è un aspetto volitivo -consenso- che supera la mera previsione in termini di probabilità).

La dottrina, in verità, ha già evidenziato come tali indicatosi siano affatto risolutivi e decisivi.

Naturalmente, se neppure utilizzando questi mezzi si raggiunge la prova oltre ogni ragionevole dubbio, non resta che rinunciare all'imputazione soggettiva dolosa.



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