Changing Society, Intersezioni -  Pant√® Maria Rosa - 2014-07-12

DAMMI MILLE BACI E POI CENTO – Maria Rosa PANTÉ

A qualcuno non piace che due persone dello stesso sesso si bacino in pubblico.

Ne prendo atto.

A me non piace la politica corrotta in pubblico.

A me non piace il turpiloquio in pubblico.

A me non piacciono le bombe in pubblico.

E quante cose potrei dire che non mi piacciono. Né in pubblico né in privato, in realtà.

A chi non piace che due persone dello stesso sesso si bacino in pubblico io direi:

  1. guadagnare consenso politico con questi argomenti non è leale, non è nemmeno politico;
  2. ottenere le pagine dei giornali così è umiliante, no?
  3. pensare così è anacronistico: la storia per fortuna procede in altro modo;
  4. pensare così è triste, disperato, è proprio di chi non sa amare e farsi amare;
  5. pensa così chi è stato poco baciato;
  6. pensa così chi ha dubbi sulla sua identità anche sessuale, (Shakespeare, Misura per Misura);
  7. pensa così chi ha paura;
  8. pensa così chi ha tanta rabbia e cerca capri espiatori.
  9. dice così chi cerca di guadagnare consenso politico e così si può ricominciare dal punto 1.

Non voglio fare un decalogo e mi fermo qui.

Ricordo solo che da bambina stavo guardando la TV in Sicilia coi miei cugini, un po' più grandi di me, c'era un film d'amore e due persone, rigorosamente uomo e donna, stavano per baciarsi.

Provvidenzialmente passava di lì mia zia che spense subito la televisione. Ebbene quel bacio, che da bambina non ho visto, è l'unico che mi sia rimasto nella mente.

Di baci parla Catullo, il poeta latino, ecco due sue poesie: la prima per l'amata Lesbia, una donna, la seconda per il giovane, Giovenzio, un uomo appunto.

'Sti Romani che depravazione! E per di più, qualuno dirà, scrivevano pure in latino.

V Vivamus

Viviamo mia Lesbia e amiamo

(…)

dammi mille baci, e poi cento

Vivamus mea Lesbia, atque amemus,

rumoresque senum severiorum

omnes unius aestimemus assis!

Soles occidere et redire possunt:

nobis cum semel occidit brevis lux,

nox est perpetua una dormienda.

Da mi basia mille, deinde centum,

dein mille altera, dein secunda centum,

deinde usque altera mille, deinde centum.

Dein, cum milia multa fecerimus,

conturbabimus illa, ne sciamus,

aut ne quis malus invidere possit,

cum tantum sciat esse basiorum.

XLVIII. Mellitos oculos

I tuoi occhi dolci come il miele, Giovenzio,

se qualcuno mi lasciasse liberamente baciare

io li bacerei trecentomila volte

(…)

Mellitos oculos tuos, Iuventi,

si quis me sinat usque basiare,

usque ad milia basiem trecenta

nec numquam videar satur futurus,

non si densior aridis aristis

sit nostrae seges osculationis.

Come ci esorta Catullo dunque baciamo chi amiamo e non curiamoci degli invidiosi, dei maligni e dei "furbi"!



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