Articoli, saggi, Generalità, varie -  privato.personaedanno - 2015-07-08

DANNI CAUSATI DALLA ROTTURA DELLA BRAGA. DI CHI E' LA RESPONSABILITA'? – Luca LEIDI

Nella mia, seppur breve, esperienza come praticante avvocato, mi son già trovato spesso a dover trattare il problema delle infiltrazioni di acqua causati dalla rottura di una braga pervenuti sul soffitto dell"appartamento sottostante che, caso fortuito vuole, si trovi spesso sotto quello dei nostri clienti.

La questione della responsabilità di danni cagionate dalle cose, non può prescindere da una preventiva disamina delle disposizioni ed orientamenti giurisprudenziali, in verità non chiari sul punto, in merito all"appartenenza (nel senso di proprietà, dichiarandola a volte esclusiva, a volte comune) della braga stessa.

Innanzitutto, con il termine "braga" ci si riferisce a quel raccordo biforcato, c.d. a "T", che mette in connessione le tubazioni verticali con quelle orizzontali, consentendo, quindi, che dal tratto principale se ne diparta uno derivato, relativo alla singola unità immobiliare. Nel condominio, solitamente, i tubi posizionati in verticale sono di proprietà comune, quelli in orizzontale di proprietà esclusiva del condòmino. La giurisprudenza si è occupata più volte di tale raccordo, con pronunce che però non hanno condotto a soluzioni unanime, ma anzi, se pur apparentemente, adottando sentenze di volta in volta adattate al caso concreto.

L"art. 1117 del c.c., relativo appunto alle "parti comuni dell"edificio", al n.3 specifica che gli impianti debbono considerarsi (e non presumersi)[1] di proprietà comune "fino al punto di diramazione degli impianti ai locali di proprietà esclusiva dei singoli condòmini". Il tenore letterale della norma lascia irrisolti i dubbi concernenti la braga in quanto essa è per definizione proprio il punto di diramazione dei tubi (rectius, dell"impianto). Fino a qualche tempo fa, in ragione della sua ubicazione materiale (dopo la diramazione) e la sua funzione (raccordo tra parte comune ed esclusiva dell"impianto), la Cassazione affermava che " la braga, quale elemento di raccordo fra la tubatura orizzontale di pertinenza del singolo appartamento e la tubatura verticale, di pertinenza condominiale, è strutturalmente posta nella diramazione, essa non può rientrare nella proprietà comune condominiale, che è tale perché serve all'uso (ed al godimento) di tutti i condomini; e, nella specie, la braga qualunque sia il punto di rottura della stessa, serve soltanto a convogliare gli scarichi di pertinenza de singolo appartamento, a differenza della colonna verticale che, raccogliendo gli scarichi, di tutti gli appartamenti, serve all'uso di tutti i condomini" (Cass. 3 settembre 2010 n. 19045).

Da quella sentenza ad oggi, le cose sono cambiate. In primis, sono intervenute le considerevoli modificazioni alla disciplina codicistica, applicabile complessivamente alla fattispecie condominiale, apportate dalla L. 220/2012 dell"11 dicembre, nonché dalle integrazioni introdotte dal successivo decreto correttivo D.L. 145/2013 del 23 dicembre, come convertito nella L. 9/2014 del 21 febbraio, le quali hanno comportato la conseguenza che tutta la giurisprudenza precedente ad esse, ivi compresi i principi affermati nelle pronunce di riferimento, devono essere fatti oggetto di una puntuale verifica al fine di accertare se ne permane la validità. In secundis, si deve considerare l"importante pronuncia della Corte di Cassazione (sentenza n.778 del 19 gennaio 2012)[2], che pare aprire un contrasto in seno alla giurisprudenza di legittimità. In particolare, nella fattispecie sottesa alla sentenza n. 778, un condominio lamentava il fatto che la pronuncia di merito impugnata lo condannasse per danni da infiltrazioni causati dalla rottura di una braga. Secondo il condominio essa doveva essere considerata bene di proprietà esclusiva del singolo condòmino. I Germellini non furono dello stesso avviso, confermando la sentenza del Tribunale di primo grado,[3] secondo cui la proprietà di tale braga doveva imputarsi al condominio, in ragione della funzione prevalente di raccordo svolto dalla stessa, "senza la cui presenza il funzionamento della colonna verticale sarebbe venuto meno". A ben vedere, nel caso di specie, il punto di rottura della braga non aveva alcun riguardo al tratto di tubi a servizio dei singoli appartamenti, "ma si trovava nella sua parte bassa, nel punto cioè in cui tale braga è strutturalmente collegata al tratto verticale dello scarico, del quale costituisce parte essenziale, senza la quale lo scarico verticale non sarebbe in grado di svolgere la sua funzione". Ecco individuata la prevalenza della concreta funzione della braga rispetto al dettato della legge. A tal riguardo, sempre avendo accortezza del tenore letterale dell"art.1117 c.c., il punto n.3 della stessa norma può essere interpretato nel senso che la proprietà dei tubi di scarico dei singoli condòmini sulla colonna verticale è limitata fino al punto del loro raccordo con l"innesto nella stessa (Cass. n.778 cit.). Nella stessa pronuncia, i Giudici asseriscono esplicitamente che "la braga, la quale funge da raccordo tra la colonna verticale di scarico e gli scarichi individuali dei singoli appartamenti, va qualificata come bene condominiale, pertanto la proprietà dei tubi di scarico dei singoli condòmini sulla colona verticale è limitato fino al punto del loro raccordo (…)".

Per cui, verrebbe da ipotizzare in maniera generale, se l"infiltrazione d"acqua proviene dal tubo di raccordo tra lo scarico dell"appartamento e la colonna verticale del palazzo, il danno si deve considerare di natura condominiale, con la conseguenza che le spese per la ripartizione e i danni provocati dall"infiltrazione sono a carico dell"intero condominio.

Questo orientamento giurisprudenziale può sembrare in netto contrasto con le pronunce antecedenti (ma anche successive, cfr. Corte d"Appello di Milano n.2173/2014) a questa. In realtà, non si tratta di un vero e proprio contrasto giurisprudenziale tra precedenti, in quanto il principio adottato di risoluzione del caso è sempre la stesso, e consiste nell"affermazione per cui dalla funzione della parte (sovente accertata a mezzo di perizia tecnica) discende automaticamente l"attribuzione della titolarità a tutti o ad alcuni condòmini. Quindi, si deve ritenere, la proprietà della c.d. braga dipende dalla sua funzione concreta. Difatti, i Giudici, nel valutare la questione non si discostano mai dall"iter logico per cui la proprietà della braga dipende sempre dalla sua funzione concreta. Nella sentenza n.778/2012, il Tribunale, e successivamente la Suprema Corte, ha ritenuto di considerare condominiale la braga in questione in relazione alla sua funzione, ritenuta prevalente, di "raccordo tra la colonna verticale di scarico e gli scarichi individuali dei singoli appartamenti". Si osserva infatti che in assenza della braga non vi sarebbe raccordo tra le tubazioni di scarico verticale poste in corrispondenza dei singoli piani dell"edificio condominiale. Occorre anche considerare che l"intervento di riparazione/ripristino su detto raccordo deve essere operato sulla condotta verticale (di proprietà condominiale), mentre qualsiasi interventi su tubi di scarico delle singole unità immobiliari fino al raccordo in questione può essere effettuato senza sostanzialmente impegnare lo scarico condominiale. In definitiva, quindi, la Corte ha fondato la sua decisione con un"argomentazione con la quale ha dato prevalenza alla specifica conformazione della colonna verticale di scarico, della quale fa parte proprio la braga di collegamento.

Concludendo, il ragionamento compiuto dal Giudice e dagli Ermellini, non appare affetto da vizi denunciati nel ricorso dal condominio, né appare violato l"art.1117 c.c., n.3, posto che correttamente quest"ultimo può essere interpretato nel senso, già precisato, che la proprietà dei tubi di scarico dei singoli condòmini sulla colonna verticale è limitata fino al punto del loro raccordo con l"innesto della stessa. I precedenti citati, ma anche le pronunce successive, non appaiono in contrasto con tali conclusioni, ove si consideri che nel caso in questione, in fatto, il punto di rottura della braga non aveva alcun riguardo al tratto di tubi orizzontali (quelli a servizio dei singoli appartamenti), ma si trovava nella sua parte bassa, nel punto cioè in cui tale braga è strutturalmente collegata al tratto verticale dello scarico (di proprietà comune condominale), del quale costituisce parte essenziale, senza la quale lo scarico verticale non sarebbe in grado di svolgere la sua funzione. E del resto con argomentazione in fatto del tutto persuasiva, occorre tener conto che, come accertato dal CTU nel caso di specie, le lamentate infiltrazioni si verificavano indipendentemente dall"uso degli scarichi degli appartamenti dei resistenti, essendo, quindi, la perdita riferibile ad un guasto di tenuta dello scarico verticale nel suo complesso considerato.



[1] Cass. sent. 7 luglio 1993 n.7449 in Il Sole 24 Ore, Consulente Immobiliare, 2014, 956, p.1188, e Cass. sent. 8 agosto 1990 n.8233 in Il Sole 24 Ore, Ventiquattrore Avvocato, 2008, 9, p. 24, annotata da M. Baldacci.

[2] Consultabile in AA.VV., La Tribuna, Archivio delle locazioni e del condominio, 2013, 1, p. 82

[3] Tribunale di Brescia, sent. n.4046 del 26 febbraio 2008.



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