Legislazione e Giurisprudenza, Circolazione stradale -  Mazzon Riccardo - 2013-10-14

DANNI DA RESPONSABILITA' DA COSE IN CUSTODIA, STRADE E PUBBLICA AMMINISTRAZIONE: IL CASO DEL C.D. TOMBINO - RM

Fattispecie consueta e facilmente riscontrabile nelle aule giudiziarie è quella che origina da sinistri asseritamente causati da "tombino", specie quando quest'ultimo risulti fuoriuscire dal manto stradale, quale ostacolo non visibile e non facilmente evitabile:

"si ravvisa nel tombino fuoriuscente, ostacolo sulla strada non visibile e non facilmente evitabile da chi la percorreva, la tipica fattispecie della situazione di pericolo occulto, che ricorre, in particolare, quando lo stato dei luoghi è caratterizzato dal doppio e concorrente requisito della non visibilità oggettiva del pericolo e della non prevedibilità soggettiva del pericolo medesimo. Ne consegue la responsabilità da custodia del Comune se non riesce a dimostrare di aver affidato a terzi i lavori di manutenzione dell"asse viario" (Cass. Civ., sez. III, 6 luglio 2010, n. 15884, DeG, 2010 - cfr., amplius, da ultimo, "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012).

In tali frangenti, le circostanze concrete sottese all'episodio occorso rivestono fondamentale importanza, contribuendo in modo decisivo anche all'eventuale attribuzione, a carico del danneggiato, di un concorso di colpa;

"in caso di sinistro occorso ad un passante su una strada comunale per la sporgenza di un tombino, spetta allo stesso fornire la prova che il danno subito sia stato causato dalla cattiva manutenzione del fondo stradale, quale cosa in custodia del comune. Qualora causa della caduta si asserisca addebitabile ad un tombino, ben visibile e conosciuto dall'attore, solo modestamente infossato, si suppone dunque il concorso del danneggiato" (Trib. Genova, sez. II, 22 dicembre 2009, Redazione Giuffrè, 2010),

si pensi, ad esempio, a situazioni del tipo descritto nella pronuncia che segue, dove l'incidenza causale del malposizionamento del coperchio del tombino dev'essere valutata anche tenendo conto del contesto generale (presenza di bancarelle del mercato rionale e occultamento della sconnessione a causa della presenza di acqua reflua):

"se il pericolo della sconnessione stradale oltre a non essere segnalato, non risulti essere agevolmente visibile - nella fattispecie essendo occultato dalla presenza di acqua reflua - e neppure facilmente prevedibile, nel contesto dell'apparente regolarità della restante parte della carreggiata stradale, non può ravvisarsi alcun concorso di colpa da parte del danneggiato, che subisca delle lesioni inciampando sul coperchio di un tombino dell'acquedotto non in asse con il manto stradale, rovinando violentemente a terra a causa del dislivello non segnalato con il manto stradale del mercato ortofrutticolo rionale, tra una bancarella e l'altra. Infatti, in tal caso, dovrà farsi applicazione dell"art. 2051, c.c., per cui consegue che l'A.Q.P. - proprietario e custode del coperchio malposizionato del tombino - deve rispondere delle conseguenze dannose arrecate al pedone dopo che il medesimo danneggiato ha dimostrato l'evento dannoso ed il nesso di causalità intercorrente tra esso e la cosa custodita, incombendo sul custode, per sottrarsi alla presunzione di responsabilità sancita dall'art. 2051, c.c., dimostrare la ricorrenza del caso fortuito, inteso comunemente come comprensivo del fatto colposo del terzo o dello stesso danneggiato" (Trib. Bari, sez. III, 24 aprile 2009, n. 1375, Giurisprudenzabarese.it, 2009).

In argomento, inoltre, è doveroso segnalare come la responsabilità dell'ente custode possa senz'altro concorrere con quella della società (eventualmente) appaltatrice, per negligente esecuzione dei lavori appaltati:

"accertato che l'istante non ha potuto far nulla per evitare il sinistro (nella specie: presenza di un tombino privo di coperchio non segnalato), assolvendo quindi il proprio onere probatorio, resta affidato alla società convenuta, A.Q.P. s.p.a., quello di superare la presunzione stabilita dall'art. 2051 c.c. (nella specie: non assolto). Mentre, la garanzia invocata dall'A.Q.P. nei confronti dell'appaltatore è in parte fondata poiché nel caso di specie il danno patito dall'attore è derivato indubbiamente dalla negligente esecuzione dei lavori appaltati. Tuttavia l'A.Q.P. s.p.a. avendo la materiale disponibilità ed il potere di fatto sulla rete idrico-fognante di sua proprietà e sui relativi annessi, ha il dovere di custodia e di controllo dell'opera appaltata ai fini dell'art. 2051 c.c. Pertanto la responsabilità dei danni lamentati ricade per il 50% a carico dell'A.Q.P. s.p.a. e per il 50% a carico dell'appaltatore, manlevato, stante l'operatività della garanzia assicurativa, dalla propria compagnia" (GdP Bari 10 settembre 2009, n. 6113, Giurisprudenzabarese.it, 2009).



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