Articoli, saggi, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2013-07-27

DANNI DA RESPONSABILITA' PER CUSTODIA: PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E CASO FORTUITO - Riccardo MAZZON

Pur rinviando, riguardo ai principi generali, a quanto più volte evidenziato in argomento - da ultimo, cfr., amplius, da ultimo, "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012 -, pare necessario riferire come, in ambito di concreta applicabilità dell'articolo 2051 del codice civile alla pubblica amministrazione, il concetto di caso fortuito acquisti particolare importanza, essendo esso configurabile tanto in relazione a situazioni provocate dagli stessi utenti,

"l'uso del bene demaniale in modo poco diligente è un fatto comunque idoneo ad escludere il nesso di causalità fonte di responsabilità per la p.a. dell'evento lesivo di cui il danneggiato sia rimasto vittima, atteso che sia nel caso in cui sia applicabile l'art. 2051 c.c, sia nel caso in cui la fattispecie vada ricondotta alla regola generale dell'art. 2043 c.c. il comportamento colposo del medesimo soggetto danneggiato - che sussiste sia nell'ipotesi di uso del bene demaniale senza la dovuta diligenza, sia nell'ipotesi di un affidamento soggettivo anomalo - esclude la responsabilità della p.a. se è idoneo ad interrompere il nesso eziologico" (Trib. Bari, sez. III, 29 novembre 2010, n. 3567, Giurisprudenzabarese.it, 2010),

quanto in occasione di repentine e non specificamente prevedibili alterazioni dello stato della cosa – anche, eventualmente, create da terzi; si confronti, a tal proposito, la recente, articolata, presa di posizione del Tribunale di Milano, secondo il quale, con particolare riferimento al caso fortuito ed alla relativa prova liberatoria in tema di strade pubbliche, il problema di delimitazione dei rischi di cui far carico all'ente gestore e custode deve essere individuato tramite una più ampia ed elastica applicazione della nozione di caso fortuito, idoneo ad interrompere il nesso causale fra il modo di essere e di operare della cosa ed il danno (cfr. Cass. 12449/2008) ed in relazione ai beni demaniali va affermata la possibilità di qualificare come fortuito il fattore di pericolo imprevedibile e inevitabile, creato occasionalmente da terzi, che abbia esplicato le sue potenzialità dannose prima che fosse ragionevolmente esigibile l'intervento riparatore dell'ente custode condividendo l'orientamento che ritiene configurabile il caso fortuito in relazione a situazioni di pericolo provocate dagli stessi utenti ogni qualvolta la situazione di pericolo non possa essere rimossa nonostante l'attività di controllo e la diligenza impiegata allo scopo di garantire un intervento tempestivo (cfr. Cass. 20427/2008); indubbiamente, sostiene sempre il Tribunale di Milano nella pronuncia qui rimarcata, tale orientamento dà luogo a qualche perplessità in quanto, pur riaffermando la natura oggettiva della responsabilità da custodia, sembra ricondurre il fortuito alla categoria del fortuito soggettivo, riproponendo quasi una visione colpevolista della responsabilità da custodia che non trova fondamento nella regola posta, indistintamente per soggetti pubblici e privati, dall'art. 2051 c.c.:

"Peraltro, alle esigenze di delimitazione dei rischi a carico della p.a., fanno riscontro le esigenze dei singoli danneggiati incolpevoli, certamente meno in grado di sopportare un rischio che, trasferito invece sulle p.a. (anche in assenza di un giudizio negativo sulla sua condotta), potrebbe da quella essere meglio sopportato e distribuito, in adesione ad un modello di solidarietà sociale cui non possono ritenersi estranee le funzioni della responsabilità civile. In ogni caso, il richiamato indirizzo non gioverebbe all'ente custode in quanto anche intendendo il fortuito in termini soggettivi, graverebbe pur sempre sulla p.a. l'onere di provare di non aver potuto tempestivamente eliminare la situazione di pericolo neppure in base ad un'efficiente e diligente organizzazione dell'attività di sorveglianza e manutenzione (cfr. Cass, 12449/2008). Va osservato altresì che quand'anche non si desse luogo ad applicazione dell'art. 2051 c.c. per un verso, la responsabilità della p.a. ex art. 2043 c.c. non potrebbe essere limitata ai soli casi di insidia e trabocchetto, figure di lontana origine giurisprudenziale prive di base normativa nella clausola generale dell'art. 2043 c.c.; per altro verso non vi sarebbe alcuna ragione normativamente fondata per un diverso riparto dell'onere probatorio. In questo caso graverà sul danneggiato l'onere della prova dell'anomalia del bene demaniale. Fatto di per sé idoneo - in linea di principio - a configurare il comportamento colposo della p.a. sulla quale ricade l'onere della prova dei fatti impeditivi della propria responsabilità" (Trib. Milano, sez. X, 10 gennaio 2009, n. 243, GiustM, 2009, 1, 5 – conforme – Trib. Roma, sez. II, 10 giugno 2011, n. 12672, Redazione Giuffrè, 2011) -,

che, nonostante l'attività di controllo e la diligenza impiegata allo scopo di garantire un intervento tempestivo, non possano essere rimosse o segnalate, per difetto del tempo strettamente necessario  a provvedere:

"l'ente proprietario di una strada aperta al pubblico transito si presume responsabile, ai sensi dell'art. 2051 c.c., dei sinistri riconducibili alle situazioni di pericolo immanentemente connesse alla struttura o alle pertinenze della strada stessa, indipendentemente dalla sua estensione. Tale responsabilità è esclusa solo dal caso fortuito, che può consistere sia in una alterazione dello stato dei luoghi imprevista, imprevedibile e non tempestivamente eliminabile o segnalabile nemmeno con l'uso dell'ordinaria diligenza, sia nella condotta della stessa vittima, ricollegabile all'omissione delle normali cautele esigibili in situazioni analoghe" (Trib. Tivoli 14 dicembre 2010, n. 1705, Redazione Giuffrè, 2010 – conforme, in un caso in cui il giudice di merito aveva escluso la responsabilità della p.a. per i danni subiti da un trattore agricolo finito in un avvallamento della strada, ritenendo non potersi affermare con certezza se il manto stradale avesse ceduto a causa del peso del trattore, o se piuttosto non fosse stato quest'ultimo a finire per imperizia nell'avvallamento preesistente. La S.C., affermando il principio di cui alla massima, ha cassato con rinvio tale decisione: Cass. Civ., sez. III, 25 luglio 2008, n. 20427, GCM, 2008, 7-8, 1204).



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