Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Mazzon Riccardo - 2013-09-27

DANNI E RESPONSABILITA' A SCUOLA: PUGNI, SPINTE A RICREAZIONE, CADUTE DALLE SCALE, SCONTRI TRA BAMBINI - RM

La casistica giurisprudenziale, riguardante la responsabilità degli insegnanti (e figure equiparate:  amplius, da ultimo, "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012), risulta, intuitivamente, esser più che mai interessante e variegata; ad esempio, si confrontino le seguenti pronunce, riguardanti

  • la lesione inferta da un pugno al volto,

"nel caso di richiesta di risarcimento dei danni riportati da uno studente di scuola media per essere stato colpito al volto da un pugno inferto da un compagno di classe durante l'orario scolastico ed alla presenza di professori deputati al controllo degli alunni, essendo il minore affidato al momento del sinistro agli insegnanti della scuola, viene in esame la responsabilità sancita dall'art. 2048 c.c. sotto il profilo della carenza nell'attività educativa. È essenziale, in primo luogo, che venga stabilita la rilevanza delle modalità del fatto lesivo in relazione alla responsabilità regolata dall'art. 2048 c.c., cosicché, qualora la ricostruzione delle suddette modalità non denoti il mancato rispetto delle regole della convivenza civile vigenti nel contesto sociale della scuola escludendo quindi la natura illecita della condotta riferita al danneggiante, deve respingersi l'applicabilità del disposto di cui all'art. 2048 c.c. Qualora, in particolare, si considerino alunni di scuola media, dotati di età e di livello di maturità tale da rendere legittima l'aspettativa da parte dell'insegnante di un certo grado di autocontrollo e di rispetto delle regole, il livello di vigilanza richiesto al docente non è tale da rendere assolutamente indispensabile la sua presenza in aula, con la conseguenza che, se anche l'insegnante si sia trovata al momento dell'accadimento appena fuori l'aula oppure nelle sue strette vicinanze, non sarebbe stata in ogni caso configurabile una omessa vigilanza di alunni, idonea a fondare un giudizio di responsabilità nei confronti del docente e, per esso, del Ministero dell'istruzione. L'azione contrattuale, seppur non espressamente proposta, si può ritenere introdotta nel giudizio sulla base delle allegazioni in fatto contenute nell'atto introduttivo" (Trib. Milano, sez. X, 9 aprile 2009, n. 4959, GiustM, 2009, 5, 37);

  • la caduta dalle scale,

"nel caso di caduta lungo le scale di una scuola di un alunno di quarta elementare con esclusione di responsabilità di terzi nella causazione del sinistro deve, in conformità all'insegnamento della S.C. in più occasioni recepito da questo Trib., escludersi che possa ritenersi l'applicabilità del disposto di cui all'art. 2048, comma 2, c.c. Infatti, partendo dal presupposto letterale dell'espressa riferibilità della norma citata "al danno cagionato dal fatto illecito dell'allievo" che presuppone, quindi, "un fatto obiettivamente antigiuridico, lesivo di un terzo" e dalla considerazione che "non può ritenersi fatto illecito, obiettivamente antigiuridico, la condotta dell'allievo che procuri danno, non già ad un terzo, ma a sé stesso" anche in considerazione dell'ulteriore rilievo per cui la responsabilità civile nasce come responsabilità del minore verso i terzi, responsabilità che si estende ai genitori e agli altri soggetti indicati nella norma, viene a restringersi, infatti, l'ambito di applicazione di detta norma ai soli casi di lesioni procurate al minore da un terzo" (Trib. Milano, sez. X, 3 aprile 2008, n. 4391, GiustM, 2008, 4, 28);

  • l'infortunio provocato da una spinta, durante la ricreazione (nella specie, a fronte della presunzione di responsabilità a carico dell'insegnante della classe del minore, la parte convenuta non aveva, in alcun modo, assolto all'onere probatorio di avere esercitato la sorveglianza sugli alunni della classe, con diligenza ed efficacia, in modo da impedire l'evento lesivo cagionato),

"l'art. 2048 c.c., dopo aver previsto la responsabilità dei precettori e maestri per i danni cagionati dal fatto illecito dei loro allievi nel tempo in cui sono sottoposti alla loro vigilanza, dispone che tali soggetti sono liberati dalla responsabilità soltanto se provano di non aver potuto impedire il fatto. Per vincere la presunzione di responsabilità a carico della p.a., in virtù del rapporto organico con gli insegnanti, nel caso in cui il fatto dannoso si sia verificato nell'ambito di una scuola pubblica, occorre la dimostrazione di avere esercitato la vigilanza nella misura dovuta, il che presuppone anche l'adozione, in via preventiva, di misure organizzative e disciplinari idonee a evitare una situazione di pericolo. Sussiste, per l'effetto, la responsabilità dell'amministrazione per i danni riportati da un alunno per essere caduto in terra perché spinto da un compagno mentre stava rientrando in classe dopo la ricreazione" (App. Roma, sez. I, 7 gennaio 2008, GDir, 2008, 10, 73);

  • il mero scontro tra bambini (nel caso di specie è stata ritenuta l'accidentalità dell'accaduto, essendosi trattato di uno scontro del tutto casuale tra bambini, determinato dall'improvviso dietro-front di uno di essi, mentre venivano diligentemente accompagnati in classe dall'insegnante, disposti ordinatamente in fila, alla fine della ricreazione, senza che l'assoluta normalità della situazione potesse adombrare l'opportunità di un qualche intervento preventivo da parte sua ed essendo precluso qualsiasi intervento impeditivo, stante l'imprevedibilità e la repentinità dell'accaduto):

"la presunzione di responsabilità di cui all'art. 2048 c.c. a carico dei precettori postula l'esistenza di un fatto illecito compiuto da un minore capace di intendere e di volere, in relazione al quale soltanto è configurabile la "culpa in educando" e la "culpa in vigilando"; pertanto la responsabilità dei genitori o tutori ex art. 2048 c.c. viene a concorrere con la responsabilità del minore, mentre entrambe restano escluse nell'ipotesi di caso fortuito, che come tale, elimina l'ingiustizia del danno" (Trib. Padova, sez. II, 26 settembre 2006, n. 2090, MGCP, 2009).



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