Legislazione e Giurisprudenza, Danni non patrimoniali, disciplina -  Fabbricatore Alfonso - 2015-07-16

DANNI NON PATRIMONIALI: LA NECESSARIA PERSONALIZZAZIONE DEL RISARCIMENTO - Cass. 12594/15 - A.F.

Cassazione, sez. III Civile, 18 giugno 2015, n. 12594, Pres. Vivaldi, Rel. D"Amico

Che la risarcibilità del danno non patrimoniale sia ancora oggi argomento controverso, è assunto condiviso da buona parte degli studiosi della materia.

La sentenza in commento, ad esempio, da modo di riflettere sulle attuali problematiche a riguardo.

Tralasciando le circostanze del caso, ciò che induce maggiormente a riflettere sono le antinomie evidenti che possono desumersi dal ragionamento effettuato dalla Corte.

Innanzitutto la classica dichiarazione di facciata: "Il principio consolidato seguito dalla giurisprudenza di legittimità, dopo la pronuncia delle Sezioni unite e sino ad oggi, è quello secondo il quale il carattere unitario della liquidazione del danno non patrimoniale ex art. 2059 c.c. preclude la possibilità di un separato ed autonomo risarcimento di specifiche fattispecie di sofferenza patite dalla persona (danno alla vita di relazione, danno estetico, danno esistenziale, ecc.), che costituirebbero vere e proprie duplicazioni risarcitorie"; leit motiv che è possibile rinvenire nella stragrande maggioranza della giurisprudenza post 2008 in tema di risarcimento dei danni non patrimoniali.

Difatti in numerose pronunce, dietro proprio alla apparente adesione ai principi delle sentenze di San Martino, si nascondono talvolta critiche e discostamenti, a volte piuttosto velati, a volte meno, rispetto ai dicta del 2008.

La 12594, che qui si analizza, appartiene proprio alla categoria dei franchi tiratori e cercheremo di capire il perché.

Dopo, infatti, aver applaudito le celeberrime S.U. del 2008, la Corte ricorda, tuttavia, che è "obbligo del giudice di tenere conto di tutte le peculiari modalità di atteggiarsi del danno non patrimoniale nel singolo caso, tramite l'incremento della somma dovuta a titolo risarcitorio in sede di personalizzazione della liquidazione (Cass., 23 settembre 2013, n. 21716). Nella specie, pertanto, ciò che rileva è l'accertamento del se la sentenza impugnata abbia o meno proceduto alla personalizzazione, nel ristoro del danno, delle diverse componenti non patrimoniali, delle quali pur deve tenersi conto a tal fine".

Se dunque, per un verso si torna a confermare che il danno non patrimoniale costituisca entità unitaria e che non sia proficuo ritagliare al suo interno autonome figure di danni variamente denominati, al precipuo scopo di scongiurare il pericolo di duplicazioni risarcitorie, per altro verso la Corte pone l"accento sulla necessaria personalizzazione del risarcimento in considerazione delle particolarità del caso concreto, avuto riguardo di ogni singola "componente non patrimoniale".

Il dato più incoraggiante si rinviene proprio in un breve passaggio in cui i Giudici, accogliendo le doglianze attoree, cassano la sentenza impugnata per non aver liquidato a favore del danneggiato il danno esistenziale, e per effetto, non personalizzato a dovere il risarcimento.

Orbene, che il danno non patrimoniale sia un concetto vasto, eterogeneo e composito è ormai un dato acquisito all"esperienza giuridica; non si condivide allora il perseverante e poco convincente incedere delle Corti superiori, strette in un "vorrei ma non posso" che trova giustificazione in un"ermeneutica arida, attenta ai termini e non già ai concetti ed alle idee che necessariamente muovono il mondo del diritto.

Passi pure la liquidazione congiunta ed unitaria del danno non patrimoniale; si metta però un punto e si vada a capo su tutto il resto. Atteso che sia oggettivamente impossibile fare di tutta l"erba un sol fascio, l"unico modo per scongiurare il (fantomatico, date alcune ulteriori tendenze restrittive) pericolo di duplicazioni è proprio quello di procedere ad una disamina separata ed autonoma delle diverse sottocategorie del danno non patrimoniale.

Sono questi concetti idiosincratici, che difficilmente in futuro, almeno mi auguro, saranno ancora perorati.

Omnino spero paucis mensibus opus Diphili perfectum fore.



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