Legislazione e Giurisprudenza, Risarcimento, reintegrazione -  Bacchin Giorgia - 2015-11-03

DANNI PER LALLONTANAMENTO DALLA FAMIGLIA: PAGA IL COMUNE SE I SOSPETTI DI MOLESTIE SONO INFONDATI – Cass. 20928/15 - Giorgia BACCHIN

Dell"imperizia e della carente professionalità degli operatori dei servizi sociali risponde il Comune: questo il principio sancito dalla Suprema Corte con la sentenza n. 20928 del 9 giugno 2015.

La vicenda che ha portato alla pronuncia in esame trae origine dalle dichiarazioni di una maestra d'asilo che, sospettando che il padre molestasse la figlia minore, si rivolgeva ai servizi sociali che, a loro volta, ottenevano dal Sindaco un provvedimento di allontanamento della piccola dalla casa familiare e di affidamento al Comune.

Il Tribunale dei minori, espletate le opportune indagini, disponeva dopo sei mesi il rientro in famiglia della bambina revocando ogni provvedimento contro il padre e constatando che gli accertamenti non avevano fatto emergere elementi da cui potesse desumersi la sussistenza di molestie sessuali o che la minore fosse affetta da disturbi psicologici.

I genitori chiedevano quindi, in proprio e in qualità di esercenti la potestà sui figli minori, il risarcimento del danno patito al Comune.

La domanda di risarcimento veniva accolta in primo grado e la decisione veniva confermata in appello, pertanto, il Comune ricorreva in Cassazione.

Dalle lettura della sentenza emerge che tanto i Servizi Sociali quanto la maestra d"asilo hanno manifestato una carente professionalità.

I primi in quanto hanno dato peso unicamente alle dichiarazioni dell"insegnante invece di condurre una verifica rigorosa e critica della segnalazione e la seconda in quanto, invece di coinvolgere i genitori a fronte di un sospetto tanto grave e di informare l'autorità giudiziaria cui compete procedere con le indagini, ha violato tanto i doveri connessi alla funzione educativa quanto l'obbligo giuridico di denunciare i reati dei quali sia venuta a conoscenza, obbligo che incombe su ciascun pubblico ufficiale o  incaricato di un pubblico servizio.

I giudici chiariscono inoltre che il Sindaco ha il potere di intervenire direttamente sull'ambiente familiare (art. 403 c.c.) nei casi di abbandono morale e materiale ed in genere nelle situazioni di disagio minorile che siano palesi, evidenti o comunque di agevole e indiscutibile accertamento ma non nei casi relativi a vicende delicate e complesse come quella del caso concreto.

In tali ipotesi, infatti, egli deve rivolgersi in maniera tempestiva e urgente alle istituzioni specificamente competenti in materia, quale il Tribunale dei Minorenni o il P.M.

Quanto al risarcimento dei danni non patrimoniali, gli ermellini ribadiscono che le tabelle del Tribunale di Milano vanno ritenute preferibilmente applicabili su tutto il territorio nazionale ma che, poiché offrono criteri meramente indicativi, devono essere adattate alle peculiarità del singolo caso concreto soprattutto quando, come nel caso che ci occupa, non siano ravvisabili precedenti specifici.

Ferma restando la necessità che la somma complessivamente liquidata sia adeguata, infatti, la giurisprudenza del 2008 non ha cancellato e riassorbito il danno morale in quello biologico, bensì ha affermato la necessità che si proceda ad una liquidazione congiunta delle varie voci di danno.



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