Legislazione e Giurisprudenza, Danni non patrimoniali, disciplina -  Negro Antonello - 2015-05-09

DANNO BIOLOGICO E DANNO DA LUTTO SONO PREGIUDIZI DIFFERENTI - Cass. civ. 9320/2015 – Antonello NEGRO

Danno non patrimoniale

I familiari della vittima di un sinistro stradale lamentavano la congiunta ed indistinta liquidazione del danno non patrimoniale patito

La Corte di Cassazione ha affermato che la nozione di unitarietà del danno non patrimoniale si riferisce al medesimo danno e non può essere estesa a pregiudizi differenti

Con una pronuncia del 8 maggio 2015, la Corte di Cassazione ha fornito fondamentali indicazioni circa la valutazione e la liquidazione del danno non patrimoniale.

Nel caso di specie – un sinistro stradale con esito letale – la Corte di Appello aveva provveduto a liquidare unitariamente, ai familiari del de cuius, sia il danno biologico (una sofferenza interiore sfociata in accertata malattia psichica) sia il danno definito "da lutto" identificabile nel danno da uccisione del congiunto.

La Corte di Cassazione ha dapprima osservato che la liquidazione del danno derivante da fatto illecito deve avvenire in base alle regole stabilite dall"art. 1223 c.c. (richiamato dall"art. 2056 c.c. in ambito extracontrattuale) in forza del quale la perdita subita dal danneggiato non si identifica con il diritto leso, ma costituisce la conseguenza della lesione.

Ciò premesso, la Corte ha precisato che la lesione di un solo interesse può provocare pregiudizi diversi, così come la lesione di interessi diversi può provocare un pregiudizio unitario.

Una corretta liquidazione del danno – ha proseguito la Corte di Cassazione – esige l"individuazione dell"interesse protetto che si assume violato, l"accertamento della perdita (patrimoniale o non) che ne è derivata e la quantificazione del valore perduto.

Nel caso di specie è stata censurata la pronuncia di appello in quanto il giudice di secondo grado non ha distinto le due diverse e distinte perdite concrete, ovvero la perdita della salute e la perdita della serenità derivante dal vincolo familiare.

Se è pur vero che in forza delle pronunce di San Martino (Cass. S.U. n. 26972/2008) è stata affermata l"unitarietà del danno non patrimoniale, è altrettanto vero – ha rilevato l"estensore della sentenza – che la predetta nozione di unitarietà significa che lo stesso danno non può essere liquidato due volte solo perché chiamato con nomi diversi, ma non significa che quando l"illecito produce perdite non patrimoniali eterogenee, la liquidazione dell"una assorba tutte le altre.

In ragione di tutto quanto sopra premesso, la Corte ha indicato il seguente principio al quale si dovrà attenere il giudice del rinvio: "il risarcimento del danno da fatto illecito presuppone che sia stato leso un interesse della vittima, che da tale lesione sia derivata una perdita concreta, ai sensi dell"art. 1223 c.c., e che tale perdita sia consistita nella diminuzione di valore d"un bene o d"un interesse. Pertanto quando la suddetta perdita incida su beni oggettivamente diversi, anche non patrimoniali, come il vincolo parentale e la validità psicofisica, il giudice è tenuto a liquidare separatamente i due pregiudizi, senza che a ciò osti il principio di omnicomprensività del risarcimento del danno non patrimoniale, il quale ha lo scopo di evitare duplicazioni risarcitorie, inconcepibili nel caso in cui il danno abbia inciso su beni oggettivamente differenti".

La condivisibile pronuncia in commento riveste un"importanza fondamentale in quanto chiarisce – in termini logici e razionali – la richiesta delle Sezioni Unite volta all"unitarietà del danno non patrimoniale.



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