Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Gasparre Annalisa - 2014-06-17

DANNO CAGIONATO DA ANIMALI, UNA PRONUNCIA DI MERITO - Trib. Savona 17.10.2013 - A.G.

La responsabilità ex art. 2052 cod. civ. per danno cagionato da animali si fonda non su un comportamento o un'attività del proprietario, ma su una relazione (di proprietà o di uso) intercorrente tra questi e l'animale, e poiché il limite della responsabilità risiede nell'intervento di un fattore (il caso fortuito) che attiene non ad un comportamento del responsabile, ma alle modalità di causazione del danno, la rilevanza del fortuito deve essere apprezzata sotto il profilo causale, in quanto suscettibile di una valutazione che consenta di ricondurre ad un elemento esterno, anziché all'animale che ne è fonte immediata, il danno concretamente verificatosi.

Spetta all'attore provare l'esistenza del rapporto eziologico tra l'animale e l'evento lesivo, mentre il convenuto, per liberarsi dalla responsabilità, dovrà provare non già di essere esente da colpa, bensì l'esistenza di un fattore, estraneo alla sua sfera soggettiva, idoneo ad interrompere quel nesso causale.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il  Tribunale  di Savona, Sezione civile, in composizione monocratica

in  persona  del dr. Alberto Princiotta in funzione di giudice unico,

ha pronunciato la presente

s e n t e n z a

nella  causa  civile  iscritta al n. 641 affari contenziosi R.G. anno 2012,

promossa da:

M.F.,

assistita dall' avvocato Paolo Galletti,

nei confronti di:

I.S. e P.I., convenuti, entrambi contumaci

avente ad oggetto: responsabilità civile, danno cagionato da animali

conclusioni dell' attrice:

"1.-  riconoscere la responsabilità esclusiva del signor P.I. e della

signora  I.S.  nella causazione del sinistro per cui è causa e per l'

effetto  condannare  questi  ultimi  al  risarcimento dei danni tutti

patrimoniali  e  non,  morali  e  materiali  patiti  e patiendi dalla

signora  M.F.  nella  misura  pari  di  euro 10.834,53 o nella misura

denegatamente  anche  inferiore,  o  in  quella meglio ritenuta oltre

interessi e rivalutazione dal fatto al soddisfo;

2.-  con vittoria di spese, diritti ed onorari di causa, oltre CPA ed

Iva come per legge."

IN FATTO ED IN DIRITTO

I.- M.F. ha convenuto in giudizio P.I. e I.S. chiedendone la condanna al risarcimento dei danni subiti all' aggressione del cane di loro proprietà avvenuta il 13 aprile 2009.

A sostegno della domanda, sosteneva:

.- il 13 aprile 2009, alle 17:00 circa, camminava in via Santuario diretta alla chiesetta di San Bernardo in compagnia dei signori B. e F.;

.- giunti all'altezza del civico 123 \a, di proprietà dei convenuti chiedevano conferma che la stradina che stavano percorrendo conducesse alla chiesetta;

.- ricevuta l' informazione, riprendevano a camminare allorquando un cane pastore tedesco usciva ringhiando dal giardino della detta abitazione e le si era avventato contro urtandola e facendola cadere fra i rovi posti a fianco della via;

.- nella circostanza riportava lesioni alle ginocchia ed al tronco;

.- coloro che l' accompagnavano intervenivano immediatamente e riuscivano a far allontanare l' animale;

.- successivamente giungevano con grande tranquillità i convenuti, proprietari del cane, i quali, dopo avere richiamato l'attenzione dell' animale, si recavano nella propria abitazione senza prestare alcun soccorso;

.- l' evento dannoso le aveva arrecato lesioni e vani erano stati i tentativi di pervenire ad una definizione stragiudiziale della vertenza.

Instauratosi regolarmente il contraddittorio, i convenuti rimanevano contumaci.

Il giudizio veniva istruito con l'audizione dei testi e l' esecuzione di una consulenza medica.

I convenuti non provvedevano a rendere l' interpello ritualmente avanzato.

Il 7 giugno l' attrice precisava le conclusioni come sopraindicato.-

II.- La domanda è fondata risultando provata la dinamica del fatto come dedotto in citazione in base alle dichiarazioni rese da M. F., fratello dell'attrice e presente ai fatti di causa.

I convenuti, inoltre, non hanno riscontrato le circostanze dedotte con l' interpello con le conseguenze previste dalla legge e, quindi, deve ritenersi provata la loro responsabilità, quali proprietari del cane, in applicazione della disciplina prevista dall' art. 2052 c.c. (cfr. Cassazione Sez. 3 civile, sentenza n. 7260 del 22/03/2013: "Poiché la responsabilità ex art. 2052 cod. civ. per danno cagionato da animali si fonda non su un comportamento o un'attività del proprietario, ma su una relazione (di proprietà o di uso) intercorrente tra questi e l'animale, e poiché il limite della responsabilità risiede nell'intervento di un fattore (il caso fortuito) che attiene non ad un comportamento del responsabile, ma alle modalità di causazione del danno, la rilevanza del fortuito deve essere apprezzata sotto il profilo causale, in quanto suscettibile di una valutazione che consenta di ricondurre ad un elemento esterno, anziché all'animale che ne è fonte immediata, il danno concretamente verificatosi. Ne consegue che spetta all'attore provare l'esistenza del rapporto eziologico tra l'animale e l'evento lesivo, mentre il convenuto, per liberarsi dalla responsabilità, dovrà provare non già di essere esente da colpa, bensì l'esistenza di un fattore, estraneo alla sua sfera soggettiva, idoneo ad interrompere quel nesso causale").

III.- Con riferimento al quantum debeatur il sinistro risulta aver determinato esclusivamente un danno non patrimoniale che va risarcito unitariamente, nei termini di cui appresso, secondo la lettura costituzionalmente orientata dell' articolo 2059 c.c. in conformità alla giurisprudenza della Suprema Corte (cfr. Sez. U, sentenza n. 26972 del 11/11/2008: "Il danno non patrimoniale derivante dalla lesione di diritti inviolabili della persona, come tali costituzionalmente garantiti, è risarcibile - sulla base di una interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 2059 cod. civ. - anche quando non sussiste un fatto-reato, né ricorre alcuna delle altre ipotesi in cui la legge consente espressamente il ristoro dei pregiudizi non patrimoniali, a tre condizioni: (a) che l'interesse leso - e non il pregiudizio sofferto - abbia rilevanza costituzionale (altrimenti si perverrebbe ad una abrogazione per via interpretativa dell'art. 2059 cod. civ., giacché qualsiasi danno non patrimoniale, per il fatto stesso di essere tale, e cioè di toccare interessi della persona, sarebbe sempre risarcibile); (b) che la lesione dell'interesse sia grave, nel senso che l'offesa superi una soglia minima di tollerabilità (in quanto il dovere di solidarietà, di cui all'art. 2 Cost., impone a ciascuno di tollerare le minime intrusioni nella propria sfera personale inevitabilmente scaturenti dalla convivenza); (c) che il danno non sia futile, vale a dire che non consista in meri disagi o fastidi, ovvero nella lesione di diritti del tutto immaginari, come quello alla qualità della vita od alla felicità").

Tale danno, conformemente alla giurisprudenza dell' ufficio, va liquidato applicando le tabelle in uso presso il Tribunale di Milano.

Con riferimento ai postumi subiti, il consulente, all' esito di accertamenti congruamente motivati, ha appurato che, in conseguenza del fatto, l' attrice ha riportato " lesioni da graffiamento agli arti ed al tronco e trauma contusivo-distorsivo ginocchia, con lesione completa LCA e rottura del menisco mediale ginocchio dx accertate nel corso di intervento chirurgico. Le suddette lesioni appaiono in rapporto di causalità diretta con l' evento traumatico oggetto e del presente accertamento medico legale che ha agito, altresì, con meccanismo patocinetico diretto." Il consulente ha, quindi, riconosciuto 2 giorni di invalidità temporanea totale, ulteriori 22 al 75%, ulteriori giorni 20 al 50% e 10 al 25%, postumi di invalidità permanente pari al 5% e ha riconosciuto congrue spese per euro 188,68.

Conseguentemente va riconosciuto all'attrice l' importo complessivo di euro 12.642,12 in base al seguente prospetto:

(omissis)

III.- Le spese seguono il criterio della soccombenza e vanno liquidate come indicato in dispositivo.

Le spese di C.T.U., già liquidate nel corso del giudizio con separato provvedimento vanno poste definitivamente a carico della parte convenuta.

P.Q.M.

Il Tribunale, definitivamente pronunciando nella contumacia di I.S. e P.I., disattesa ogni diversa e contraria istanza eccezione o deduzione, per le ragioni indicate in motivazione, così provvede:

1.- dichiara la responsabilità dei convenuti con riferimento al fatto per cui è causa;

2.- condanna, conseguentemente, I.S. e P.I. in solido al pagamento in favore dell' attrice di euro 12.642,12 (dodicimilaseicentoquarantadue, 12) con gli interessi legali decorrenti dalla data odierna al saldo;

3.- condanna i convenuti in solido al pagamento delle spese processuali che liquida in favore dell' attrice in euro 252,60 per spese esenti ed euro 2.100,00 (duemilacento,00) per compensi al difensore oltre rimborso forfettario per spese generali nella misura del 12,50% sulla somma liquidata a titolo di compensi al difensore, oltre Iva e cpa come per legge;

4.- pone le spese di C.T.U., già liquidate nel corso del giudizio con separato provvedimento, definitivamente a carico della parte convenuta.

Così deciso il 16 ottobre 2013.

Il giudice

Alberto Princiotta

depositata il 17 ottobre 2013.



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