Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità della p.a. -  privato.personaedanno - 2014-09-04

DANNO DA COSE IN CUSTODIA E GIARDINI PUBBLICI – Cass. 18167/14 – Alfonso FBBRICATORE

Con una recente sentenza di fine agosto (Cass. sez. III, 25 agosto 2014, n. 18167, pres. Amatucci, rel. Cirillo) la Cassazione torna ad affrontare le problematiche connesse al risarcimento del danno da cose in custodia.

Nel 1998 un bambino riportava danni permanenti al viso a seguito di una caduta da un cavallo a dondolo installato in un parco giochi pubblico. I genitori del bimbo adivano un tribunale abruzzese per veder condannare il comune al risarcimento del danno, responsabile, secondo gi attori, ex art. 2051 c.c.

Dopo la pronuncia di merito, sia di primo grado che in appello, la questione approda in Cassazione.

I giudici di legittimità, rifacendosi alla vasta giurisprudenza precedente, escludono che il comune possa essere chiamato a risarcire il danno qualora non sia possibile accertare il nesso causale tra "cosa" e danno prodottosi, argomentando inoltre che i giochi siti nei giardini pubblici fossero in perfette condizioni di manutenzione.

Più volte, infatti,  è stato affermato che l"utilizzo delle strutture esistenti in un parco giochi, a meno che non risulti provato che le stesse siano difettose e, come tali, in grado di determinare pericoli anche in presenza di un utilizzo assolutamente corretto, non si connota, di per sé, per una particolare pericolosità, se non quella che normalmente deriva da simili attrezzature, le quali presuppongono, comunque, una qualche vigilanza da parte degli adulti (si veda, ad esempio, Cass. 6 agosto 1997, n. 7276; Cass. 21 maggio 2013, n. 12401; Cass. 26 maggio 2014, n. 11657). In altri termini, un genitore, o comunque un adulto, che accompagna un bambino in un parco giochi deve avere ben presenti i rischi che ciò comporta, non potendo poi invocare come fonte dell"altrui responsabilità, una volta che la caduta dannosa si è verificata, l"esistenza di una situazione di pericolo che egli era tenuto doverosamente a calcolare.



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