Articoli, saggi, Risarcimento, reintegrazione -  Mazzon Riccardo - 2013-12-18

DANNO DA COSE IN CUSTODIA: FURTO E PONTEGGI, SCALE E BAGNI SCIVOLOSI, RAPINE IN BANCA, ANOMALIE E INFILTRAZIONI

Quanto alla necessità dell'esistenza di un nesso eziologico tra cosa in custodia e evento dannoso, particolarmente interessanti risultano le seguenti pronunce, relativa al rapporto tra furto in appartamento e ponteggi installati sul fabbricato condominiale – recente, in argomento, la seguente pronuncia, ove è chiarito come del danno patito da persona, il cui appartamento sia stato svaligiato da ladri, introdottivisi attraverso ponteggi installati per il restauro del fabbricato e privi sia di illuminazione che di misure di sicurezza, possano essere chiamati a rispondere non solo l'impresa che ha realizzato i ponteggi stessi, ma anche il condominio, per un duplice titolo:

"sia quale custode del fabbricato, ai sensi dell'art. 2051 c.c., sia per culpa in vigilando od in eligendo, allorché risulti che abbia omesso di sorvegliare l'operato dell'impresa appaltatrice, ovvero ne abbia scelta una manifestamente inadeguata per l'esecuzione dell'opera" (Cass. civ., sez. III, 17 marzo 2009, n. 6435, GCM, 2009, 3, 463; GC, 2010, 10, 2311; FP, 2009, 1, 21 AL, 2009, 3, 245; GDir, 2009, 16, 69; DeG, 2009- cfr., amplius, da ultimo, "Responsabilita' oggettiva e semioggettiva", Riccardo Mazzon, Utet, Torino 2012) -,),

al caso di persona deceduta a seguito delle gravissime lesioni riportate per la caduta, all'interno di un negozio di elettrodomestici, da una scala che dava accesso ad una zona antistante il locale medesimo (nella specie, la Suprema Corte - in controversia per il risarcimento dei danni patiti dai congiunti di persona deceduta a seguito delle gravissime lesioni riportate per la caduta, all'interno di un negozio di elettrodomestici, da una scala che dava accesso ad una zona antistante il locale medesimo - ha confermato la sentenza della corte territoriale che, valutati esaurientemente tutti gli elementi del caso concreto, aveva ritenuto insussistente la responsabilità ex art. 2051 c.c. del titolare dell'esercizio commerciale, per non aver gli attori provato che la morte della propria congiunta era stata conseguenza normale della particolare anzidetta condizione del locale ove era accaduto il sinistro),

"la responsabilità prevista dall'art. 2051 c.c. per i danni cagionati da cose in custodia presuppone la sussistenza di un rapporto di custodia della cosa e una relazione di fatto tra un soggetto e la cosa stessa, tale da consentire il potere di controllarla, di eliminare le situazioni di pericolo che siano insorte e di escludere i terzi dal contatto con la cosa; detta norma non dispensa il danneggiato dall'onere di provare il nesso causale tra cosa in custodia e danno, ossia di dimostrare che l'evento si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente lesiva, posseduta dalla cosa, mentre resta a carico del custode offrire la prova contraria alla presunzione iuris tantum della sua responsabilità, mediante la dimostrazione positiva del caso fortuito, cioè del fatto estraneo alla sua sfera di custodia, avente impulso causale autonomo e carattere di imprevedibilità e di assoluta eccezionalità" (Cass. civ., sez. III, 1 aprile 2010, n. 8005, GCM, 2010, 4, 494),

al negato risarcimento, a carico dell"albergatore, per le gravissime lesioni riportate da un cliente scivolato mentre effettuava una doccia nel bagno della sua camera (proprio atteso che il ricorrente non aveva provato l"esistenza del nesso causale tra le lesioni riportate ed il piatto doccia);

"in tema di danno cagionato da cose in custodia, il danneggiato è tenuto a provare il cosiddetto nesso eziologico tra la cosa in custodia ed il danno; nesso che sussiste quando il pregiudizio è stato causato dal dinamismo connaturato alla cosa o quando in essa è insorto un agente dannoso, anche se proveniente dall"esterno (in applicazione di tale principio, la Corte ha respinto il ricorso del cliente di un albergo, che si era visto negare il risarcimento a carico dell"albergatore per le gravissime lesioni riportate in seguito ad una scivolata mentre effettuava una doccia nel bagno della sua camera, atteso che il ricorrente non aveva provato l"esistenza del nesso causale tra le lesioni riportate ed il piatto doccia)" (Cass. civ., sez. III, 16 maggio 2008, n. 12419, DeG, 2008; FI, 2008, 10, 2839),

all'opinione secondo cui, nel caso di cose inerti, il nesso causale può essere argomentato solo sulla base di un"anomalia non minimale, che renda pericoloso per l"utente l"uso della cosa(elemento, quest'ultimo, nel caso di specie ritenuto insussistente, visto che risultava con chiarezza dalle fotografie depositate un generale buono stato di manutenzione del tratto di strada in questione e, in particolare, solo una lievissima sporgenza, non superiore al massimo ai 2-3 cm. di uno spigolo di un chiusino al piano di calpestio rappresentato dai cubetti in porfido);

"anche in riferimento alla responsabilità delle cose in custodia, ai sensi dell"art. 2051 c.c., che ben può applicarsi anche ai beni di proprietà pubblica, il nesso causale deve risultare allegato e provato dal danneggiato e, in caso di cose inerti, può essere argomentato solo sulla base di un"anomalia non minimale che renda pericoloso per l"utente l"uso della cosa" (Trib. Rovereto 13 maggio 2008, Redazione Giuffrè, 2008),

all'esclusione della responsabilità della banca, per insufficiente vigilanza dei locali, in relazione alla lesione personale arrecata al cliente durante una rapina (nella fattispecie la Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, che avevano escluso la responsabilità della banca per insufficiente vigilanza dei locali, in relazione alla lesione personale arrecata al cliente durante una rapina),

"elemento indispensabile, ai fini della configurabilità della responsabilità ex art. 2051 c.c., è la relazione diretta tra la cosa in custodia e l'evento dannoso, intesa nel senso che la prima abbia prodotto direttamente il secondo, e non abbia, invece, costituito lo strumento mediante il quale il soggetto ha causato il danno con la sua azione od omissione" (Cass. civ., sez. III, 27 maggio 2005, n. 11275, GCM, 2005, 5),

ai danni prodotti da infiltrazioni di acqua, fuoriuscita da uno scaldabagno, staccatosi dalla parete dell'appartamento soprastante (nella specie, relativa a danni prodotti da infiltrazioni di acqua fuoriuscita da uno scaldabagno staccatosi dalla parte dell'appartamento soprastante, la Corte suprema in base al principio su enunciato ha cassato la sentenza di appello che aveva ritenuto mera occasione del predetto danno il distacco del cennato accessorio, imputabile al proprietario dell'appartamento, addossando all'inquilino l'esclusiva responsabilità dell'evento pregiudizievole a causa dell'allontanamento da tale appartamento senza averne preventivamente chiuso la conduttura idrica):

"in presenza di una pluralità di fatti imputabili a più persone e succedutisi nel tempo, a tutti deve riconoscersi un'efficacia causativa ove i fatti stessi abbiano determinato una situazione tale che senza essi l'evento, sebbene prodotto dal fatto avvenuto per ultimo, non si sarebbe verificato. Ed è irrilevante che la causa remota non abbia per sè sola determinato il danno, essendo sufficiente che essa abbia contribuito comunque in concreto alla produzione dell'evento dannoso" (Cass. civ., sez. III, 6 giugno 1980, n. 3650,GCM, 1980, 6).



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