Legislazione e Giurisprudenza, Circolazione stradale -  Bucci Elisa - 2014-10-14

DANNO DA FAUNA SELVATICA, ALLEGAZIONE E ART. 2043 C.C. – Cass. 9276/2014 - Elisa BUCCI

I conducenti delle vetture coinvolte in un sinistro stradale evocavano in giudizio la Regione perché avevano avuto una collisione con un cinghiale e chiedevano il risarcimento dei danni subiti dai veicoli.

Il giudice di prime cure condannava la Regione al risarcimento del danno pari ad € 930,00.

In grado di appello, la Regione come già nel grado precedente, affermava che gli obblighi di tutela e controllo della fauna selvatica spettano alla provincia. L"appello veniva accolto con la precisazione che grava sulla Regione l"obbligo del controllo e tutela della fauna, mentre gravano sulla Provincia soltanto funzioni delegate; semplicemente il risarcimento del danno da fauna selvatica non poggia secondo la Corte d"appello sull"art. 2052 c.c., ma sull"art. 2043 c.c. con il conseguente onere di deduzione e prova a carico del danneggiato.

Con la sentenza allegata, la Corte di cassazione ribadisce il proprio granitico orientamento (posto da Cass. 7080 del 2006) secondo cui il danno da fauna selvatica ai veicoli in circolazione non è risarcibile in base alla presunzione stabilita dall'art. 2052 c.c., ma solo alla stregua dei principi generali sanciti dall'art. 2043.

Ciò significa in sintesi che è richiesto un comportamento colposo ascrivibile all'ente pubblico.

Nel caso di specie non sono emerse prove dell'addebitabilità del sinistro a comportamenti imputabili alla Regione e non può costituire oggetto di obbligo giuridico la recinzione di tutte le strade e la segnalazione generalizzata di tutti i perimetri boschivi.

Inoltre, secondo la Corte di legittimità la segnaletica della fauna selvatica libera deve essere apposta non dalla Regione, ma da altro Ente (l"ANAS)

Infine, la costituzione di fondo per il risarcimento dei danni alle coltivazioni cagionati dalla detta fauna previsto dalla L. n. 157 del 1992, non comporta ex se che qualunque danno a vetture circolanti cagionato da essa sia addebitabile alla Regione: occorre secondo i principi generali la specifica indicazione di una condotta omissiva efficiente sul piano causale a cagionare il danno, come ad esempio un numero anomalo di animali, l'esistenza di fonti incontrollate di richiamo di detti animali.

La Corte, pertanto, respinge il ricorso.



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