Legislazione e Giurisprudenza, Danni non patrimoniali, disciplina -  Tessier Margherita - 2014-02-13

DANNO DA PERDITA DELLA VITA- Cass. 1361/2014 - Margherita TESSIER

DANNO DA PERDITA DELLA VITA

La pronuncia della Corte di Cassazione n. 1361 del 2014 è innovativa rispetto alle recenti pronunce della Corte di Cassazione in quanto riconosce il danno da perdita della vita.

Tale danno è indipendente dalle sofferenze patite dal soggetto e quindi è riconosciuto anche nel caso in cui il soggetto sia sopravvissuto all"incidente stradale anche solo per un tempo di per sé irrilevante, come poche ore.

L"orientamento consolidato della Cassazione precedente a tale sentenza, riteneva necessario ai fini del risarcimento del danno in capo agli eredi, un considerevole lasso di tempo dal momento dell"incidente fino alla morte.

Ora la Cassazione con tale ultima pronuncia non dà rilievo al tempo ma al diritto alla vita in sé e per sé considerato.

L"art 2 della CEDU enuncia al comma 1 che il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge.

Nel momento in cui viene meno questo diritto assoluto in capo al soggetto per colpa di un terzo, come nel caso oggetto della sentenza in questione, a causa di un incidente stradale provocato da quest"ultimo, l"ordinamento deve riconoscere un risarcimento del danno agli eredi per il solo fatto della perdita della vita del proprio congiunto.

Nella Costituzione il diritto alla vita non è però espressamente menzionato ma si ricava indirettamente dall"art 2 Cost. poiché tale diritto alla vita è enucleato tra i diritti inviolabili dell"uomo che la Costituzione protegge e garantisce.

La Cassazione ha pertanto dato rilievo a tale diritto in sé e per sé a prescindere dalla sofferenza patita dal soggetto, ma solo per il fatto della perdita della vita.

La sentenza riporta il precedente orientamento suffragato dalla Corte Costituzionale "La risarcibilità del danno da perdita della vita e' stata dalla Corte Costituzionale negata sulla base del rilievo che oggetto di risarcimento può essere solo la "perdita cagionata dalla lesione di una situazione giuridica soggettiva", laddove la morte immediata non è invero una "perdita" a carico "della persona offesa", in quanto la stessa è "non più in vita" così Corte Cost., 27/10/1994, n. 372, che nel dichiarare la non fondatezza, in riferimento agli articoli 2 e 32 Cost., della questione di costituzionalità dell'articolo 2043 c.c., nella parte in cui non consente il risarcimento iure hereditatis del "danno biologico da morte", ha affermato il principio in base al quale, diversamente dalla lesione del diritto alla salute, la lesione immediata del diritto alla vita (senza una fase intermedia di malattia) non può configurare una perdita (e cioè una diminuzione o privazione di un valore personale) a carico della vittima ormai non più in vita, onde e' da escludere che un diritto al risarcimento del cd. "danno biologico da morte" entri nel patrimonio dell'offeso deceduto e sia, quindi, trasmissibile ai congiunti in qualità di eredi, in ragione non già del carattere non patrimoniale del danno suddetto bensì del limite strutturale della responsabilità civile, nella quale sia l'oggetto del risarcimento che la liquidazione del danno devono riferirsi non alla lesione per se stessa, ma alle conseguenti perdite a carico della persona offesa".

La Corte Costituzionale faceva ricorso all"argomentazione secondo la quale il diritto al risarcimento del danno può nascere in capo alla persona deceduta limitatamente ai danni verificatisi dal momento della lesione a quello della morte, e quindi non sorge in caso di morte immediata, la quale impedisce che la lesione si rifletta in una perdita a carico della persona offesa, ormai non più in vita. (v. Corte Cost., 27/10/1994, n. 372).
Inoltre la perdita della vita
non può comportare un contestuale acquisto al patrimonio della vittima di un corrispondente diritto al risarcimento, trasferibile agli eredi, non rilevando in contrario la mancanza di tutela privatistica del diritto alla vita invero protetto con il diverso strumento della sanzione penale.

La Cassazione per superare tale orientamento finora consolidato della giurisprudenza, come sopra esposto, ha considerato il danno da perdita della vita danno altro e diverso, in ragione del diverso bene tutelato, dal danno alla salute, e si differenzia pertanto dal danno biologico terminale e dal danno morale terminale (o catastrofale o catastrofico) della vittima, rilevando ex se, nella sua oggettività di perdita del bene vita, oggetto di un diritto assoluto e inviolabile.

Il danno da perdita della vita costituisce danno non patrimoniale, essendo la vita bene supremo dell'individuo, oggetto di un diritto assoluto e inviolabile garantito in via primaria da parte dell'ordinamento, anche sul piano della tutela civilistica. Bisogna senz"altro riconoscere il ristoro per la perdita della vita poiché ciò significa determinare una situazione effettuale rispondente al comune sentire sociale nell"attuale momento storico.
"La perdita della vita va ristorata a prescindere dalla consapevolezza che il danneggiato ne abbia, anche in caso di morte cd. immediata o istantanea, senza che assumano pertanto rilievo nè il presupposto della persistenza in vita per un apprezzabile lasso di tempo successivo al danno evento né il criterio dell'intensità della sofferenza subita dalla vittima per la cosciente e lucida percezione dell'ineluttabile sopraggiungere della propria fine".
Il ristoro del danno da perdita della vita ha funzione compensativa, e il relativo diritto è trasmissibile iure hereditatis non patrimoniale essendo il bene protetto (la vita), e non già il diritto al ristoro della relativa lesione.
La valutazione equitativa spetta al giudice di merito ed è rimessa alla sua prudente discrezionalità l'individuazione dei criteri di relativa valutazione.
La vita è insuscettibile di valutazione economica in un determinato preciso ammontare e quindi appare imprescindibile che il diritto privato consenta di riconoscersi alla vittima per la perdita del suo bene supremo un ristoro che sia equo.
La valutazione equitativa, che attiene alla quantificazione deve essere condotta con prudente e ragionevole apprezzamento di tutte le circostanze del caso concreto.
Il danno da perdita della vita della vittima non è contemplato dalle Tabelle di Milano, e pertanto è rimessa alla prudente discrezionalità del giudice di merito l'individuazione dei criteri di relativa valutazione che consentano di pervenire alla liquidazione di un ristoro equo non apparendo pertanto idonea una soluzione di carattere meramente soggettivo, ne' la determinazione di un ammontare uguale per tutti.

La Corte di Cassazione ha attuato finalmente una rivoluzione, sperando sia così l"inizio di una sempre e maggior crescente considerazione del diritto alla vita.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati