Legislazione e Giurisprudenza, Danno esistenziale -  Redazione P&D - 2014-04-13

DANNO ESISTENZIALE COME PEGGIORAMENTO DELLA QUALITA' DELLA VITA - Tar Roma 1549/2014

T.A.R. Roma sez. III, 7/2/2014, n. 1549, pres. Bianchi, est. Brandileone, decidendo una domanda proposta da un professore destituito dall"Università, e non tempestivamente riassunto nonostante un favorevole giudicato, ha risarcito il danno esistenziale liquidato in misura pari ad euro 10.000.

Il Collegio ha trovato occasione per rilevare che dalla nuova sistemazione "deriva che il danno non patrimoniale è categoria ampia, nella quale trovano collocazione tutte le ipotesi di lesione di valori inerenti alla persona, ovvero sia il danno morale soggettivo (concretantesi nella perturbatio dell'animo della vittima), sia il danno biologico in senso stretto (o danno all'integrità fisica e psichica, coperto dalla garanzia dell'art. 32 Cost.), sia il c.d. danno esistenziale (o danno conseguente alla lesione di altri beni non patrimoniali di rango costituzionale). Il danno esistenziale consiste, pertanto, nei riflessi esistenziali negativi (perdita di compiacimento o di benessere per il danneggiato) che ogni violazione di un diritto della personalità produce. A differenza del danno biologico, tale voce di danno sussiste indipendentemente da una patologia (lesione fisica o psichica) suscettibile di accertamento e valutazione medico-legale; diversamente dal danno patrimoniale, prescinde da una diminuzione della capacità reddituale; rispetto al danno morale, inteso come turbamento dello stato d'animo della vittima, non consiste in una sofferenza od in un dolore, ma in un peggioramento della qualità di vita derivante dalla lesione del valore costituzionale "uomo".

Sulla base di tali premesse il Collegio reputa in concreto sussistenti i presupposti per il risarcimento del danno esistenziale cagionato al ricorrente. Nella fattispecie che ci occupa è evidente la violazione di una posizione tutelata dall'ordinamento (che l'illecita condotta dell'amministrazione ha leso, ostacolando le attività realizzatrici della persona umana libera dall'impegno e dal logorio dell'attività lavorativa). In effetti, nel caso di specie, si è verificata una lesione del diritto fondamentale alla libera esplicazione della personalità del lavoratore, determinando un pregiudizio che incide sulla vita professionale e di relazione dell'interessato, trattandosi di pregiudizio del valore superiore della professionalità, direttamente collegato a un diritto fondamentale del lavoratore e costituente sostanzialmente un bene a carattere immateriale (cfr., per il principio, Cass., sez. lav., 2 gennaio 2002, n. 10).

Tanto detto sulla ricorrenza del danno ingiusto sub specie eventi, sul piano della prova, è jus receptum l'affermazione secondo la quale l'immaterialità dei pregiudizi in questione (lesione di valori inerenti alla persona) rende ammissibile il ricorso alla prova per presunzioni, sulla scorta di valutazioni prognostiche anche basate su fatti notori o massime di comune esperienza. Nel caso in esame, il fatto della protrazione della interruzione di un'attività lavorativa, per dignità e qualità professionale, lungamente protrattasi alla fine attribuita dopo un'estenuante iter legale, consente di risalire al fatto ulteriore del peggioramento della qualità dell'esistenza. L' Amministrazione, invero, ha ricostruito la carriera del ricorrente, ma in ritardo, con un provvedimento cautelare giurisdizionale, e cioè dopo l'adozione dell'ordinanza cautelare n. 1540/2007.

In questa situazione, è evidente non solo l'illegittimità dell'operato dell'Amministrazione, ma anche la grave colpa nella quale la medesima è incorsa reiterando provvedimenti illegittimi. È evidente, perciò, la lesione alla sua professionalità che configura danno esistenziale, nel senso sopra precisato. Pertanto, è risarcibile il danno esistenziale che è, quindi, suscettibile di liquidazione equitativa ex artt. 1226 e 2056 c.c., alla luce della gravità e della durata della lesione e della rilevanza delle conseguenze sopra descritte, nella misura di euro 10.000".



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