Legislazione e Giurisprudenza, Danno esistenziale -  Ricciuti Daniela - 2014-10-02

DANNO ESISTENZIALE DA FUMO PASSIVO - Trib. Milano n. 2536/2014 – Daniela RICCIUTI

Il Tribunale di Milano (Giudice del Lavoro, dott. Riccardo Atanasio), con sentenza n.2536 del 4 agosto 2014, ha condannato il Comune di Milano a risarcire ad una dipendente la somma di 10.000,00 euro "a titolo di danno esistenziale per esposizione a fumo passivo".

La ricorrente, agente di polizia municipale, aveva adito il giudice del lavoro al fine di denunciare un comportamento mobbizzante, tenuto nei suoi confronti da parte del Comune, che l'avrebbe esposta ad una condotta vessatoria e persecutoria per un periodo lungo quasi venti anni.

Il Giudicante non ha ravvisato gli estremi del mobbing nella pluralità dei comportamenti specificamente allegati dalla ricorrente (trasferimenti, demansionamenti, accuse ingiuste e quant'altro): ciò in quanto quest'ultima, "nella prospettata ricostruzione storica del rapporto di lavoro",  - si legge in sentenza - "ha dedotto una quantità innumerevole di fatti e situazioni irrilevanti o infondate ai fini della costruzione del comportamento mobbizzante"; fatti e situazioni che "non hanno alcun rilievo giuridico dal punto di vista del comportamento dedotto come persecutorio".

Sulla base di tali argomentazioni il Giudice meneghino ha ritenuto non fondate le doglianze attoree relative al danno da mobbing, ed ha quindi respinto la richiesta di risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali consequenziali.

Un differente aspetto, peraltro, è stato preso in considerazione, ed è stato riconosciuto che "altre situazioni – pure dedotte dalla ricorrente - seppure non possono essere considerate di per sé sole come espressione di comportamenti mobbizzanti, causa delle patologie dedotte dalla ricorrente, pur tuttavia possono pur sempre avere un certo rilievo sotto l'aspetto risarcitorio".

Il riferimento è all'esposizione della ricorrente a fumo passivo.

A causa della postazione assegnatale ("sita in uno spazio ricavato dal corridoio che veniva utilizzato per uscire all'esterno; ed era pertanto possibile che qualcuno passasse con la sigaretta accesa mentre si apprestava ad uscire e che si fermasse a fumare proprio in prossimità dell'ingresso"), la dipendente aveva dovuto subire il fumo dei colleghi di ufficio (il che le aveva creato vari problemi di salute), senza che l'ente assumesse i necessari provvedimenti di divieto, pur essendone stato espressamente richiesto l'intervento.

E difatti, benché in numerose occasioni la ricorrente avesse sollevato il problema del fumo nei locali ai quali era addetta, nulla aveva fatto il Comune per garantire che il relativo divieto venisse rispettato da parte dei colleghi di lavoro.

Tale comportamento omissivo - consistito nel mancato intervento da parte del datore di lavoro a protezione della salute e del benessere dei dipendenti, nonostante le ripetute lamentele - è stato riconosciuto come "certamente determinante per il danno non patrimoniale subito dalla ricorrente".

Statuisce il Giudice in sentenza: "Dalla ripetuta esposizione della ricorrente al fumo passivo è conseguita una situazione di disagio (per cefalea, difficoltà respiratorie e bruciore agli occhi). Tale permanente situazione di disagio a causa di un comportamento vietato da specifiche disposizioni di legge (legge 16 gennaio 2003 n.3 art. 51), causa di possibili gravi danni alla salute nel lungo periodo e comunque di manifestazioni di importante disagio nell'immediato, certamente si deve ritenere che abbiano inciso negativamente sull'esercizio di diritti costituzionalmente garantiti quale è il diritto al lavoro (art.4) che consente la libera espressione della propria personalità nelle formazioni sociali (art.2)". Di qui la condanna al risarcimento del danno esistenziale per esposizione a fumo passivo.

Particolarmente degno di nota - dal nostro punto di vista - l'esplicito richiamo in dispositivo alla voce di danno che il giudice intende expressis verbis risarcire: e cioè il danno esistenziale.

Danno esistenziale sotto la duplice veste: - biologica, nella sua componente dinamica, venendo in rilievo la lesione della salute, come medicalmente accertata, della ricorrente; - non biologica, per il collegamento all'aggressione di posizioni d'altro genere (lavoro, attività realizzatrici della persona).
Distinzione che, peraltro, secondo la migliore impostazione, alla cui stregua "il danno biologico altro non è se non un danno esistenziale", non assume alcun rilievo ontologico, posto che si tratta comunque di ripercussioni negative sulla qualità della vita (P. Cendon - "Esistere o non esistere", Cendon LIBRI - 2012).

La pronuncia in commento si pone nella scia di quell'orientamento, sempre più prevalente in giurisprudenza, di legittimità come di merito (ex multis le sentenze più significative: Cass. civ., sez.III, 20 novembre 2012, n. 20292, est. Travaglino; Cass. civ., sez.III, 9 ottobre 2012, n. 17161, est. D'Amico; Cass. civ., sez.III, 28 febbraio - 3 ottobre 2013, n. 22585, est. Travaglino; Cass. civ., sez.III, 23 gennaio 2014, n. 1361, est. Scarano), che propugna l'affermazione del danno esistenziale come posta risarcitoria autonoma rispetto alle altre voci del danno non patrimoniale - talora in aperto contrasto con le sentenze di San Martino del 2008, che, attribuendovi natura meramente descrittiva, avevano inteso negarne autonomia nell'ambito della unitaria categoria del danno non patrimoniale; talaltra pur aderendovi (soltanto) formalmente.

Il trend giurisprudenziale è nel senso della "personalizzazione" della responsabilità civile e della "integralità" del risarcimento del danno, in un'ottica di contemperamento degli opposti interessi tra la necessità di evitare inopportune duplicazioni risarcitorie, da un lato, e, dall'altro, l'esigenza di scongiurare altrettanto negativi vuoti di tutela.

Al di là di questioni che in fondo sono più terminologiche che sostanziali, nuovi danni avanzano nei più diversi aspetti della vita quotidiana e nei diversi ambiti e settori dove si manifestano le  "attività realizzatrici" della persona (id est famiglia: danni eso ed endo-familiari. Abitazione. Animali d'affezione. Diritti della personalità, riservatezza, privacy. Responsabilità medica. Giustizia. Lavoro: infortuni e mancata adozione di misure di sicurezza e prevenzione; ingiusto licenziamento o demansionamento, mobbing, discriminazione, straining. Ambiente, immissioni. Contratti ed inadempimento contrattuale: vacanza rovinata; servizi telefonici; trasporto, etc. Pubblica amministrazione): è il definitivo rilancio del danno esistenziale!



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