Legislazione e Giurisprudenza, Danno esistenziale -  Negro Antonello - 2015-09-28

DANNO ESISTENZIALE E DIRITTO AD UNA VITA ATTIVA – Cass. 18611/2015 – Antonello NEGRO

Danno esistenziale

La questione concerne la liquidazione del danno esistenziale derivante da una lesione fisica

A giudizio della Corte di Cassazione tale tipo di danno può essere liquidato con una personalizzazione ad personam oltre i criteri tabellari

In occasione di un sinistro stradale un uomo subiva gravissime lesioni con conseguente perdita della capacità lavorativa.

Nel giudizio di merito, la Corte di Appello di Trieste – in riforma della sentenza di primo grado – risarciva il danno subito dall"uomo con la somma di Euro 791.701,00.

La Corte di Cassazione, con la sentenza qui allegata, ha accolto il ricorso proposto dal danneggiato avverso la sentenza di secondo grado (con rinvio alla Corte di Appello di Milano).

Tra i problemi affrontati dalla Corte vi è quello inerente al risarcimento del danno subito iure proprio dal macroleso ed al riguardo la Cassazione ha ribadito la necessità di un congruo ed integrale risarcimento (evitando duplicazioni risarcitorie).

La liquidazione del danno operata dalla Corte di Appello è stata ritenuta incongrua ed iniqua per ciò che concerne il danno non patrimoniale nelle sue componenti esistenziali e morali.

Il giudice di secondo grado – ha affermato l"estensore della sentenza – ha provveduto alla liquidazione del danno biologico, ma non ha tenuto conto del danno derivante dalla perdita della dignità della persona e – l'espressione è molto efficace – del "diritto alla vita attiva".

La Corte ha rilevato che le drammatiche condizioni di vita del danneggiato – che vive solo se costantemente assistito, curato, medicato ed operato – meritano una migliore attenzione rispetto al calcolo tabellare in cui la personalizzazione è pro quota, mentre nella fattispecie deve essere ad personam.

Gli aspetti prettamente esistenziali, dunque, devono - a giudizio della Corte - essere sempre tenuti in considerazione e liquidati oltre i limiti ed i criteri indicati nelle tabelle milanesi.

La decisione è senz'altro apprezzabile, anche se a mio avviso, per i danni di origine direttamente biologica (come è quello in esame), le componenti esistenziali sono sempre correlate al dato fisico ed all"entità dell"invalidità permanente accertata e ben possono essere liquidate mediante la personalizzazione prevista nelle tabelle milanesi (tenuto conto del caso concreto).

Diverso (e meritevole di liquidazione equitativa non tabellare) è il caso del danno non patrimoniale non legato alla lesione fisica (si pensi, ad esempio, ai casi di ingiusto licenziamento) o solo incidentalmente connesso al pregiudizio biologico (si pensi alle ipotesi di violenza sessuale in cui il pregiudizio fisico può anche non esistere o essere di modesta entità e non è mai correlato al – più rilevante – danno morale e/o esistenziale).



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