Legislazione e Giurisprudenza, Danno esistenziale -  Russo Paolo - 2014-01-17

DANNO ESISTENZIALE? NON CHIAMIAMOLO. RISARCIAMOLO! – Cass. 531/14 - Paolo RUSSO

Cassazione Civile, sez. III, 14.01.2014, numero 531, Pres. Amatucci, Rel. Ambrosio – Il danno esistenziale va certamente risarcito, anche, nell'eventualità, in assenza di danno biologico.

E" vero, infatti, che le sentenze di San Martino del 2008, depositate dalle Sezioni Unite, nel procedere alla sistemazione della figura del "danno non patrimoniale", hanno chiaramente affermato che, in tema di danno alla persona, le espressioni "danno esistenziale" e "danno biologico" non esprimono distinte categorie di danno, trattandosi, piuttosto, di locuzioni meramente descrittive dell'unica categoria di danno, quella del danno non patrimoniale, da identificarsi nel danno determinato dalla lesione di interessi inerenti la persona non connotati da rilevanza economica.

Ma è altresì pacifico, stando alla lettera delle richiamate pronunce, che il riconoscimento del carattere "omnicomprensivo" del risarcimento del danno non patrimoniale non può andare a scapito del principio della "integralità" del risarcimento medesimo.

Corollario di detto principio, secondo la Suprema Corte, è che il danno biologico (cioè la lesione della salute), quello morale (cioè la sofferenza interiore) e quello dinamico-relazionale (altrimenti definibile "esistenziale", e consistente nel peggioramento delle condizioni di vita quotidiane) non costituiscono una conseguenza indefettibile in tema di lesione dei diritti della persona, occorrendo valutare, caso per caso, se il danno non patrimoniale, nella fattispecie concreta, presenti o meno siffatti aspetti.

Il compito del giudice consiste, dunque, nell'accertare l'effettiva consistenza del pregiudizio allegato, a prescindere dal nome attribuitogli, individuando quali ripercussioni negative sul valore-uomo si siano verificate e procedendo alla loro integrale riparazione.

Ne consegue che la mancanza di danno biologico (qual è stato ritenuto, nella specie, per i due genitori) non esclude la configurabilità in astratto di un danno morale soggettivo (da sofferenza interiore) e di un danno esistenziale, quale conseguenza, autonoma, della lesione medicalmente accertabile, che si colloca e si dipana nella sfera dinamico-relazionale del soggetto.

E allorchè il fatto lesivo abbia profondamente alterato il complessivo assetto dei rapporti personali all'interno della famiglia, provocando, come è stato ritenuto nella fattispecie, una rimarchevole dilatazione dei bisogni e dei doveri ed una determinante riduzione, se non annullamento, delle positività che dal rapporto parentale derivano, il danno non patrimoniale di tipo esistenziale, consistente nello sconvolgimento delle abitudini di vita del genitore in relazione all'esigenza di provvedere perennemente ai (niente affatto ordinari) bisogni del figlio, sopravvissuto a lesioni seriamente invalidanti, deve senz'altro trovare ristoro nell'ambito della tutela ulteriore apprestata dall'art. 2059 cod. civ. in caso di lesione di un interesse della persona costituzionalmente protetto.



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