Legislazione e Giurisprudenza, Danno esistenziale -  Gasparre Annalisa - 2015-02-18

DANNO ESISTENZIALE: RICONOSCIUTO PER LA MORTE DELL'ANIMALE - GdP Roma, 15.1.13 - Annalisa GASPARRE

E' destinata a far discutere la sentenza del Giudice di Pace di Roma con cui è stato riconosciuto, tra gli altri, il danno esistenziale alla umana che si trovava a passeggio con il cucciolo di cane che, attraversando sulle strisce pedonali, veniva investito.

Il povero cane subiva gravi lesioni fisiche ma vane erano le cure per salvargli la vita.

Pacifica la dinamica dell'incidente e le responsabilità del fatto, la proprietaria del cucciolo, con il patrocinio dell'Avv. Marco Dittami, ha chiesto il risarcimento vuoi del danno patrimoniale per le spese  sopportate per curare il cane, vuoi del danno esistenziale per la perdita del cucciolo cui era legata da un legame affettivo.

Il danno è stato correttamente liquidato in via equitativa nella somma di Euro 1.500,00.

Il giudice ha rilevato che le cure si erano protratte per due mesi e la signora aveva sostenuto un grande sforzo nell'accompagnare il cucciolo a fare tutte le terapie, analisi eccetera. Tali circostanze, certamente provate, costituivano indice dell'impegno profuso per salvare l'intenso legame affettivo in pericolo.

Secondo il giudice si tratta di un disagio che assume le caratteristiche di attentato alla sfera di libertà dell'individuo e alla vita di relazione, costituzionalmente presidiate dall'art. 2 Cost., nonchè di attentato al diritto all'integrità psico-fisica della persona (art. 32 Cost.).

Oltre alla sofferenza che è in re ipsa l'attrice aveva dovuto sottrarre il proprio tempo - che invece doveva essere destinato a momenti piacevoli con il cucciolo - in attività dolorose necessarie per la cura delle gravissime lesioni subite dall'animale.

La sentenza è rara, se non unica ma certamente segno di un'attenzione al caso concreto secondo principi di ragionevolezza. E' da notare, infatti, che certamente un danno non patrimoniale sarebbe ravvisabile nel caso di uccisione dolosa di animale o di maltrattamento, in quanto si tratta di situazioni che costituiscono reato. Resta il fatto che, pur non essendo penalmente perseguibili le condotte colpose di uccisione, alla stregua di quanto invece avviene per l'uccisione di persone, rimane il fatto che simili condotte che arrecano la morte a un animale provocano un danno che deve essere riconosciuto agli umani legati all'animale in questione e che può essere liquidato in via equitativa.

Ci auguriamo che la sentenza inauguri un trend seguito in altri procedimenti e ringraziamo, ancora una volta, l'Avv. Marco Dittami per il coraggio e per aver condiviso un'importante sentenza.



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