Legislazione e Giurisprudenza, Danni non patrimoniali, disciplina -  Russo Paolo - 2015-10-06

DANNO ESTETICO E MALPRACTICE: LIQUIDAZIONE CON LE TABELLE DI ROMA – Trib. Roma 16678/2015 - Paolo RUSSO

Malpractice medica

Responsabilità contrattuale dei medici e della casa di cura

Danno estetico ed alla vita di relazione: liquidazione con le tabelle del Tribunale di Roma

Tribunale Roma, sez. XIII, 29 Luglio 2015, n. 16678, G.U. Mangano – Una donna, ricoverata presso una casa di cura, veniva sottoposta ad intervento chirurgico atto a rimuovere un angioma presente sulla guancia sinistra.

Due giorni dopo, tuttavia, la paziente (già dimessa dall"ospedale) riscontrava, al proprio risveglio, la presenza di un esteso gonfiore su collo, braccia, e palpebra sinistra, nonchè un ematoma diffuso su tutta la guancia, oltre a croste ispessite sulla cute.

Si rivolgeva pertanto immediatamente ai medici che avevano eseguito l"operazione, per scoprire, purtroppo, che il danno prodotto (necrosi cutanea con esiti cicatriziali) era ormai irreversibile.

Come appurato in seguito dai periti nominati dal tribunale, le imprudenti modalità di esecuzione dell"intervento, nonché l"inadeguata somministrazione di esami preoperatori (tale da non avere consentito una adeguata valutazione della malformazione ed una opportuna scelta del trattamento chirurgico da eseguire), avevano infatti concorso ad arrecare alla donna le sopra descritte lesioni personali permanenti.

Adite le vie legali per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti, il giudice capitolino accoglieva le istanze dell"attrice.

Nel corso del giudizio, infatti, venivano accertate e dichiarate la responsabilità (di natura contrattuale) dei medici e, dunque, conseguentemente, quella della casa di cura (sul presupposto che la struttura sanitaria è vincolata verso il paziente non soltanto all"adempimento del trattamento meramente alberghiero, ma anche dell"approntamento dell"assistenza tecnico sanitaria, con la conseguenza che la casa di cura risponde dell"operato dei sanitari di cui si avvale, anche se questi non intrattengano con la struttura un rapporto di lavoro subordinato).

Lesi, nella fattispecie, diritti costituzionalmente protetti: non soltanto il diritto alla salute della vittima, ma anche quello alla identità personale che si esprime nella vita di relazione, "fortemente incisa dal tipo di lesione esitata dall"intervento", per la localizzazione e l"imponenza della cicatrice.

Il tribunale riteneva così di incrementare il punteggio percentuale inerente l"invalidità permanente proprio per il danno estetico-fisiognomico arrecato alla signora, ancorandolo al 26%.

In punto di liquidazione, il giudice di merito decideva, pur mostrando di conoscere bene la giurisprudenza di legittimità che chiede invece l"adozione delle tabelle milanesi, di applicare quelle romane ai fini della quantificazione.

Sul presupposto, infatti, che va accolto il principio fondamentale su cui poggia la citata giurisprudenza della Suprema Corte, ossia il rispetto dell"equità e della parità di trattamento, il tribunale ha reputato adeguata a perseguire lo scopo indicato dalla Cassazione una liquidazione del danno "accertato sulla base delle tabelle elaborate dal Tribunale di Roma, adottate, peraltro, anche da altri tribunali italiani, trattandosi di parametri desunti dalla media delle pronunce emesse dai giudici del Tribunale con maggior carico di affari e che tratta circa il 20% del contenzioso in materia di responsabilità civile, tabelle, che peraltro, sono più aderenti ai principi di personalizzazione del danno morale e alla esigenza di distinta valutazione delle singole voci di danno".



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