Legislazione e Giurisprudenza, Ingiustizia, cause di giustificazione -  Foligno Emanuela - 2015-10-08

DANNO INGIUSTO PER LESIONE DI INTERESSI LEGITTIMI:IL DIPENDENTE PUBBLICO E' RESPONSABILE NEI CONFRONTI DEL TERZO - Emanuela FOLIGNO

DANNO INGIUSTO PER LESIONE DI INTERESSI LEGITTIMI : IL DIPENDENTE PUBBLICO  È RESPONSABILE NEI CONFRONTI DEL TERZO.

Cassazione Civile, sez. III, Sentenza 31/07/2015 n. 16276

Un"altra interessante  pronunzia resa dalla terza sezione della Suprema Corte in materia di danno ingiusto.

Lo scorso luglio gli Ermellini hanno statuito che il  pubblico impiegato nello svolgimento delle proprie funzioni  che abbia adottato, ovvero concorso alla formazione, un provvedimento  amministrativo lesivo di interessi legittimi, ne risponde nei confronti del terzo danneggiato.  Non osta al riguardo il disposto degli artt. 22 e 23 del D.P.R. n. 3 del 1957,  che devono essere  interpretati con criterio costituzionalmente orientato.

La responsabilità del dipendente pubblico non è dunque da limitarsi al danno ingiusto, inteso sic et simpliciter ma deve essere declarata anche nei casi di lesione di interessi legittimi.

La questione esaminata dalla Corte riguarda il caso di un Medico che era stato designato dirigente del reparto ospedaliero di oculistica in base ad una convenzione stipulata tra l"Istituto universitario e l"Azienda sanitaria.

L"Ente pubblico, invece, ha fatto indire per quel ruolo un pubblico concorso, con requisiti di partecipazione non posseduti dal professionista. Ed infatti all"esito di tale concorso  la qualifica di dirigente del reparto di oculistica è stata assegnata ad un altro soggetto.

Il Medico ritenendosi ingiustamente leso ha invocato l"autorità giudiziaria adducendo che  l"Azienda Sanitaria lo avesse deliberatamente escluso dalla nomina dirigenziale.

Il Tribunale adito ha dichiarato la propria carenza di giurisdizione in ordine alla domanda proposta poiché riguardante una situazione giuridica di interesse legittimo e come tale sviluppabile nei confronti del Giudice Amministrativo.

In parziale riforma, il Giudice del gravame, dopo aver dichiarato la giurisdizione del giudice ordinario limitatamente alla domanda svolta nei confronti del solo amministratore dell" Ente pubblico, ha respinto  la richiesta del danneggiato  non sussistendo nessun obbligo risarcitorio  in capo al funzionario autore dell"atto illegittimo per lesione di interessi legittimi.

La vicenda approda in Cassazione  con l"epilogo  che il  pubblico impiegato che abbia adottato, ovvero concorso alla formazione, un provvedimento  amministrativo che ha leso interessi legittimi, ne risponde nei confronti del terzo danneggiato.

Al riguardo, dunque, non osta il disposto del D.P.R. n. 3 del 1957, artt. 22 e 23, che deve essere  interpretato con criterio costituzionalmente orientato, a rigor del quale, la responsabilità del dipendente pubblico non deve limitarsi al danno ingiusto, inteso sic et simpliciter ma deve essere declarata anche nei casi di lesione di interessi legittimi.

La Suprema Corte argomenta che il danno ingiusto di cui all"art. 2043 c.c., secondo una lettura costituzionalmente orientata,  ricomprende non solo la lesione di diritti soggettivi, ma anche quella riguardante gli interessi legittimi.

Da ciò ne deriva che l"Ente Pubblico che ha violato, per mezzo di un provvedimento, un interesse legittimo, deve risponderne a titolo risarcitorio anche il pubblico dipendente che ha adottato o concorso alla formazione del provvedimento in questione. Ciò in applicazione della regola della responsabilità solidale ex art.. 2055 c.c.

Non sono invocabili nel caso esaminato i dettami degli artt. 22 e 23 dello Statuto degli impiegati civili dello stato (D.P.R. 3/1957), secondo cui, rispettivamente " L"impiegato che cagioni ad altri un danno ingiusto è personalmente obbligato a risarcirlo" ; e " E" danno ingiusto quello derivante da ogni violazione dei diritti dei terzi che l"impiegato abbia commesso per dolo o per colpa grave".

Tali norme secondo gli Ermellini devono essere lette  in coerenza con il mutato quadro giurisprudenziale e normativo così come delineato dalle SS.UU.  n. 500/99 e seguenti e dall"art. 7, comma IV, del D.Lgs.  n. 104/10, che ha raffigurato il principio di risarcibilità dell"interesse legittimo.

Impregiudicata e pacifica  la circostanza che anche l"art. 2043 c.c. debba essere letto in maniera costituzionalmente orientata, sono totalmente condivisibili le conclusioni cui è giunto il Supremo Collegio.

Diversamente decidendo,  si sarebbe verificata una intollerabile disparità di trattamento tra colui che ha subito la lesione di un diritto e colui che, invece, ha subito la lesione di un interesse legittimo. Il primo potrebbe proporre sia l"azione contro la Pubblica Amministrazione, che l"azione contro il dipendente pubblico. Il secondo, invece, potrebbe proporre solo l"azione contro l"Ente Pubblico.  Tutto ciò in palese  e pericoloso contrasto con l"art. 24 della Carta Costituzionale.



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