Legislazione e Giurisprudenza, Danni non patrimoniali, disciplina -  Russo Paolo - 2014-05-20

DANNO MORALE, CATEGORIA AUTONOMA: LINESORABILE DECLINO DELLE SENTENZE DI SAN MARTINO – Cass. 10524/2014 - Paolo RUSSO

Cassazione Civile, sez. III, 14 maggio 2014, n. 10524, Pres. Russo, Rel. D"Amico Incidente stradale, con grave danno alla persona subito dal motociclista coinvolto nello scontro.

Un mese dopo, la morte della vittima. I congiunti agiscono in giudizio per chiedere il ristoro dei danni.

Si limitano però, quanto ai danni non patrimoniali, a richiedere (senza peraltro ottenerlo, quanto meno in primo e secondo grado) il ristoro, iure hereditatis, del danno biologico terminale.

Nel giudizio instaurato innanzi alla Suprema Corte gli eredi, tra i motivi del ricorso, inseriscono anche il mancato riconoscimento, da parte della corte territoriale, della liquidazione di una somma a titolo di danno morale terminale.

In effetti i giudici di appello avevano espressamente affermato, nella fattispecie, di ritenere non meritevole di accoglimento l"ulteriore richiesta di liquidazione di un importo a titolo di danno morale sofferto dal de cuius, in quanto mai avanzata dai ricorrenti nelle precedenti fasi del giudizio.

Ad avviso di questi ultimi, al contrario, la domanda di risarcimento del danno morale terminale patito dal congiunto era stata formulata sin dal primo grado, "dovendosi tale voce di danno considerare associata, de plano, alla richiesta di danno biologico terminale, quale quota accessoria dello stesso".

Ebbene, la Suprema Corte ha giudicato infondato tale assunto.

Ma, sorprendentemente, per dare sostegno al proprio diniego, è giunta ad articolare un principio, nitido ed inequivocabile, che segna l"ennesimo "sgretolamento" dei rigidi assiomi enunciati dalle Sezioni Unite nel 2008 con le cosiddette Sentenze di San Martino: "il danno morale configura una autonoma ipotesi di danno non patrimoniale, risarcibile al verificarsi di determinati presupposti, dotato di piena autonomia ontologica rispetto al danno biologico", e non costituisce dunque un accessorio del danno biologico, per cui, anche nella fattispecie, tale voce di danno non poteva affatto considerarsi automaticamente associata alla richiesta di danno biologico terminale.

Autonomia ontologica del danno morale, dunque: eppure, le citate sentenze (nn. 26972-26975/2008) avevano espressamente affermato il contrario, ossia che il danno non patrimoniale rappresenta una categoria unica, non suscettibile di suddivisioni in sottocategorie, prive di autonomia ontologica e variamente etichettate, asserzione tanto perentoria da indurre incauti e frettolosi commentatori a ritenere ormai "defunte" figure di danno alla persona, in realtà imprescindibili nel panorama risarcitorio, quali il danno morale ed il danno esistenziale.

Ciò che appare innegabile, invece, è che l"autonomia e la risarcibilità di tutte le voci di danno non patrimoniale, ivi compresi il danno morale ed esistenziale, non sono in effetti mai state, dal 2008 ad oggi, messe seriamente in discussione.

In particolare, partendo dalla sentenza numero 20292/2012 per giungere a quella, già storica e più volte commentata in questa Rivista (la numero 1361/2014), la Cassazione ha "tolto il freno a mano" e, senza vergognarsi più, ha ricominciato a parlare espressamente di danno morale e di danno esistenziale, come e più di prima.

Siamo dunque giunti, probabilmente (e finalmente), all"ultima e definitiva "picconata" nei confronti dei "dogmi" delle sentenze di San Martino, con buona pace di tutta la pletora dei suoi avventati sostenitori.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati