Articoli, saggi, Danno esistenziale -  Redazione P&D - 2014-11-21

DANNO NON PATRIMONIALE. ANCHE SE GLI AMANTI SI PERDONO LAMORE NON SI PERDERÀ - PAOLO CENDON

Riproponiamo uno scritto risalente nel tempo, eppure sempre attuale e particolarmente illuminante.


"Anche se gli amanti si perdono l"amore non si perderà. Impressioni di lettura su Cass. 8828/2003"

1. Bene - nella sentenza 8828/2003 della Cassazione - la brevità, la leggerezza, la chiarezza; bene lo stile stringato, la lucidità, la progressione articolata e cadenzata dei passaggi interni: il miglior complimento che si può farle (ma forse è un po" cattivo) è che non sembra una sentenza italiana;
2. Veniali e irrisorie alcune micro-scorrettezze dogmatiche; nel § 3.1.4. si parla ad es. di "tutela
riconosciuta al danno" (quando è palese come un danno non si tuteli); nel § 3.1.4.2. si accenna al danno biologico quale lesione di un interesse (e va invece tenuto fermo che il d.b. sarà semmai la conseguenza di quella lesione ....);
3. Meritoria, in generale, la lettura/rivisitazione costituzionale dell"art. 2059, rispetto al quale potrebbero però sostenersi - con buone pretesa di verità - entrambi i punti di vista, e cioè:
(a) che tale articolo di legge è stato, dalla 8828, tirato fuori dallo stanzino dei robivecchi, fatto oggetto di respirazione bocca a bocca, riverniciato completamente, salvato all"ultimo momento dalla rottamazione, rilanciato come grande star della responsabilità civile e magari di tutto il diritto privato; insomma un grande e luminoso futuro davanti a sé;
(b) o che tutt"al contrario, attraverso il robusto maquillage messo in opera - anzi la plastica devastante, alla Michael Jackson - il 2059 è stato sostanzialmente "abrogato", dalla Cassazione invece che dalla Corte costituzionale, avendo perso ogni originalità rispetto all"art..2043, il quale gli ha tolto l"unica vera piuma distintiva (la dipendenza penalistica), lo ha inglobato interamente, devitalizzato, lo ha ridotto a un numero, a una sorta di pertinenza;
4. Ciò tanto più se si tiene conto che fra "ingiustizia" del danno patrimoniale, di cui all"ultima norma citata, e "contrarietà ai valori costituzionali" del danno non patrimoniale, di cui all"art 2059, non potrà esservi mai grande differenza (diverso il tenore dei materiali su cui indagare, non la qualità degli ordini normativi da cui attingere risposte, e nemmeno la struttura formale del giudizio di ingiustizia da compiere, neppure in ordine ai momenti consequenziali);
5. Resta in effetti confermato - se si guardano le cose un po" dall"alto della cattedrale, alla luce dell"ultimo trentennio di diritto vivente - che nel territorio della r.c., a differenza di quanto credevano i nostri padri, non è tanto la norma giuridica a comandare ai danni, ma sono semmai i danni (ingiusti) che comandano strategicamente e orientano il cammino della norma giuridica (e che, se questa non si adatta, la strattonano e magari la cancellano, oppure la salvano, ma per spirito di misericordia o perché non può più fare del male);
6. Confermato, cioè, che la "forza delle cose" è - in via di massima - tale nell"istituto dei fatti illeciti per cui (è da prevedersi che) già domani, o dopodomani, ai primissimi segni di disfunzione o scarsa ospitalità o gestione inadeguata per una qualsiasi scheggia di danno esistenziale sul neo-terreno del 2059 - di qui il titolo delle presenti note, riallacciantesi a un famoso verso di Dylan Thomas - il "torto incompreso" si ri-installerebbe verosimilmente in un attimo, senza timidezze di sorta, con la stessa naturalezza con cui Lassie ritrovava la strada di casa, sul "vecchio buon terreno" del 2043, oppure costringerebbe la S.C. a un ulteriore restyling generale del 2059, oppure farebbe saltare questa povera disposizione per sempre;
7. Conta cioè - nella r.c. - il che cosa, contano il come, lo statuto, le tutele, la sostanza, la disciplina; assai meno il dove, la sede, il contenitore, l"involucro, il gancio numerico; e quando si parla della persona una verità del genere si moltiplica per dieci;
8. Accettabile comunque in linea di principio, a certe condizioni, lo spostamento del danno esistenziale nel 2059;
9. Queste condizioni sono:
(a) una lettura - oggi e domani - non angusta della Costituzione, cioè senza paraocchi, non claustrale, non onnipotente, non complessata, non emergenziale, non autistica, che sappia valorizzare tutto quel che di serio c"è sul conto della persona nell"insieme del diritto italiano, e ciò specialmente dal punto di vista "dinamico", dentro e fuori la r.c.; una lettura con forti capacità di ascolto, che tenga conto dello spirito e delle regole delle più importanti leggi speciali successive al 1948, della normativa transnazionale e comunitaria sugli esseri umani e sulle formazioni sociali in cui essi operano, delle indicazioni offerte da certe leggi regionali, delle proposte e ricostruzioni della dottrina "migliore", non solo giuridica, e comunque non solo di stampo risarcitorio (altrimenti l"intero riassetto in esame rischia di implodere: e qui la 8828 appare forse un po" laconica, formalistica);
(b) l"effettiva attuazione, alla prima occasione, della manovra ricompositiva che la 8828 per prima addita e pronostica, vale a dire il trasloco anche del danno biologico nel seno del 2059 (altrimenti tutto il discorso salterebbe) ;
10. Bene la (ovvia?) precisazione circa il fatto che la figura-base di gestione anche del danno non patrimoniale - per l"an respondeatur - resta tecnicamente il 2043 (danno, ingiustizia, causalità, spesso colpevolezza, spesso imputabilità);
11. Bene in particolare il seguente passaggio (§ 3.1.7.): "L'art. 2059 non delinea una distinta figura di illecito produttiva dì danno non patrimoniale, ma, nel presupposto della sussistenza di tutti gli elementi costitutivi della struttura dell'illecito civile, consente nei casi determinati dalla legge, anche la riparazione di danni non patrimoniali (eventualmente in aggiunta a quelli patrimoniali nel caso dì congiunta lesione di interessi di natura economica e non economia)";
12. Viene cioè enfatizzato, in qualche modo lungo la scia della recente sentenza Cass, sul 2054 c.c., il riconoscimento del fatto che c"è sostanzialmente, alla fine del quarto libro del c.c. italiano (varietà dei criteri di imputazione a parte), un"unica grande fattispecie-chiave di responsabilità civile, rispetto a cui l"art. 2059 - ormai depenalizzato, normalizzato, costituzionalizzato, "duemilaquarantatreificato" - è chiamato a svolgere, giù nella sala macchine, o al reparto fatturazioni, niente più che funzioni di amministrazione, di liquidazione, in merito a spicchi ben precisi del quantum, quelli di tipo non patrimoniale;
13. Bene - nel § 3.1.8. - la definitiva sepoltura irrogata alla balorda categoria dei danni "di riflesso", "di rimbalzo" (non può dirsi inchiostro sprecato, perché su riferimenti del genere qualcuno dei nostri interpreti ancora sembra marciarci) ;
14. Bene - nel § 3.1.9.9. - la pur lapalissiana ripulsa dei vari discorsi sulla "prevedibilità" come momento tecnicamente significativo, nel contesto qui in esame;
15. Bene, anche rispetto al danno non patrimoniale, la generale puntualizzazione "consequenzialistica", temperata subito dopo dal richiamo alle presunzioni giudiziali quale efficace, provvidenziale mezzo di prova (ma le tentazioni del danno-evento non finiranno qui, verosimilmente, per taluni fra i nostri tortmen: forse perché si tratta di una locuzione così intrigante, new-age; o forse perché a qualcuno, per altri 3 o 4 anni, continuerà a sembrare quello un pedaggio necessario in vista di una semplificazione dello statuto processuale per la vittima):
16. Bene l"esplicita precisazione circa la piena risarcibilità del danno non-patrimoniale che sia stato sofferto dagli enti; circa la necessità - cioè - che una posta siffatta venga anch"essa riparata dal responsabile, come lemma di tipo para-esistenziale (difficile magari non chiedersi quanto la 8828, tenuto conto anche della recente sentenza delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti, in tema di corruzione, abbia/non abbia pensato ad alcuni processi penali in corso nel nostro paese) ;
17. Bene la sottolineatura circa il fatto che all"interno del 2059 ciò che conta davvero, e che vale effettivamente di più, è quanto si richiama in via diretta ai suoni e alle luci della quotidianità, della normalità dei gesti, delle interfacce correnti, dei progetti in atto e degli scambi, del ronzio comunicativo fra persona e persona - vocaboli e suoni che appaiono caratteristici, tutti quanti, del ceppo esistenziale (pur non chiamato tale dalla 8828, la quale contrappone semmai verbalmente il "danno da lesione di valori inerenti alla persona" al "danno morale soggettivo");
18. Realistica, insomma, l"indicazione secondo cui il dato del dolore interiore dovrà bensì continuare a pesare per la r.c, talvolta anche molto, spesso più di prima, ma di solito meno dell"altra voce pregiudizievole, e ciò tendenzialmente anche in termini di quattrini (al contrario di ciò che dicono e fanno certe sentenze di merito, per fortuna minoritarie);
19. Bene anche ribadire - equilibratamente, come fa appunto la 8828, senza ossessioni paranoiche (spesso strumentali a qualcos"altro) - che non ci devono essere in una sentenza duplicazioni risarcitorie; che il giudice della r.c. è chiamato a vigilare a tal fine, giocando con sapienza tra le quantificazioni interne, dosando e distribuendo il tutto, distinguendo con lucidità fra questa e quella partita, chiamando le cose col loro nome, sorvegliando con severità intrecci e crocicchi , specie quelli più in ombra, più impegnativi;
20. Peccato però non dichiarare apertamente – per converso – che, qualora il danno non patrimoniale arrecato a una persona risulti in concreto serio, grave, profondo, esiziale, duraturo, stravolgente, il risarcimento dovrà anch"esso essere adeguato, non simbolico, non spilorcio, non derisorio, non ridicolo, non oltraggioso, non platonico: qui la Cass. mostra forse di nutrire un po" di timore per la supposta capricciosità e prodigalità dei giudici italiani (?), soffre un po" della sindrome del pompiere, pare eccessivamente ansiosa di mettere "paletti";
21. I quali giudici nostrani - bisogna dire - nel corso del passato risarcivano semmai troppo poco in almeno il 30% dei casi e forse più (detto altrimenti: perché solo il colpo da parte della S.C./2003 alla botte, della temibile prodigalità/faciloneria delle nostre corti; e non anche il colpo al cerchio, degli eccessi passati di austerità, di tirchieria?) ;
22. Non buone l"indecisione e l"evasività che si colgono, nella sentenza in esame, quanto ai meriti/demeriti di una prospettazione analitica, piuttosto che sintetica, della polpa complessiva del danno non patrimoniale; visto che:
- qua, l"8828 sembra seriamente infastidita da un possibile permanere di figure diverse sotto l"ombrello del rifondato non patrimoniale,
- là, invece persuasa che ci sono, ed è bene che ci siano, che rimangano, più voci lesive distinte (almeno due: quella esistenziale e quella dolorosa) ;
23. Poco felice, in particolare, il seguente passaggio della 8828: "Non sembra tuttavia proficuo ritagliare all"interno di tale generale categoria specifiche figure di danno, etichettandole in vario modo: ciò che rileva, ai fini dell"ammissione a risarcimento, in riferimento all"art. 2059, è l"ingiusta lesione di un interesse inerente alla persona, dal che conseguano pregiudizi non suscettibili di valutazione economica". Una simile impostazione - che baricentra il discorso sull"an o comunque sull"evento, sul dato della violazione - fa in realtà a pugni con quanto la 8828 in altri luoghi sottolinea per prima, ossia la primazia del momento consequenzialistico;
24. Perché in effetti: non sarà logico, oltre che spontaneo, che quando io (interprete) arrivo al cuore della fattispecie concreta, quando m"imbatto nel centro delle cose aquiliane, e scopro che i materiali sofferenziali/compromissivi che ho sotto gli occhi risultano in realtà molteplici e complessi; non sarà naturale che io debba analizzare accuratamente quel magma, che passi a soppesare col bilancino e col microscopio quelle varie conseguenze, che le distingua, che le accorpi, che le battezzi, che le confronti, che le ascolti, che le ordini e le riordini in qualche insieme mediano, in modo da poterle anche capire meglio, e comunque usare poi correttamente?
25. Mettiamola così allora, per semplicità: "Figure" distinte magari no, se proprio la parola dispiace, o appare troppo schizofrenogena per i deboli lombi del 2059; "Voci" diverse però sì, altrimenti è certo che non solo andiamo contro la realtà ma in più ci complichiamo inutilmente la vita;
26. Male in altri termini – una volta chiarito come le etichette (pur se non vanno per se stesse idolatrate) siano tuttavia strumenti preziosi della nostra conoscenza, senza di che anche il giurista rischierebbe di smarrirsi - il non valorizzare adeguatamente il "gioco" euristico-contabile che soprattutto le singole "super-voci" ripercussionali sono destinate a svolgere, nel testo delle sentenze e nella nostra stessa mente, per il conteggio del danno non patrimoniale e per la stessa stesura di una norma del codice (come per tante altre cose);
27. Male insomma il sostanziale disarmo e la neghittosità cui la 8828 indulge sul terreno organizzativo, architettonico del sapere giuridico; male l"avarizia e la negazione all"operatore di ogni software; male arrestarsi alla nebulosità rinunciataria, oracolare, senza contenuto, e in definitiva mistica, di una locuzione codicistica tutta imperniata su un "non";
28. Peccato, anzi, non cogliere l"occasione per invitare più scopertamente i giudici italiani a redigere sentenze – non già prolisse, inclini agli obiter, alle esibizioni culturali, ai compitini dimostrativi, quanto piuttosto - analitiche soprattutto sul terreno del quantum, rigorose, documentate su ogni riflesso, trasparenti, pragmatiche nella fotografia della vita di ogni giorno, controllabili, particolareggiate, fenomenologiche, punteggiate proprio sul terreno dell"art. 1226 c.c. di considerazioni minuziose per il tempo, lo spazio, i decibel, le fatture, gli scontrini, i cespiti, gli indizi, le caselle, i numeri; orientate appunto a distribuire i vari filamenti negativi, volta a volta accusati dalle vittime, lungo alcuni crinali leader, unificanti (ecco a cosa servono le voci!):
29. Non bene insomma, da parte della 8828, il non rimarcare abbastanza il fatto che nel momento stesso in cui si viene a confermare, sia pur lungo alvei diversi, il trend di maggior attenzione per la persona sotto i profili del quantum, con riguardo al danno non patrimoniale, occorrerebbe saper dire ai giudici e a tutti quanti noi: "Sia il tempo e lo spazio che ti concederai - facendo il tuo lavoro - sempre diviso in due parti, fra loro eguali, quella dell"an e quella del quantum; scrivendo potrai se vuoi concedere più spazio al quantum, mai il contrario";
30. Un po" pilatesco insomma - in una decisione per tanti versi meritoria, così ispirata, coraggiosa, risoluta, ambiziosa e riuscita - il non provvedere a offrire (sia pur senza voli di natura sociologica) "dritte" di maggior respiro quanto alla nomenclatura delle varie voci mediane d"insieme, entro il nuovo oceano del non patrimoniale;
31. Discutibile, cioè, il fatto di non insistere abbastanza sui meriti culturali/laboratoriali dell"unità lessicale e rappresentativa; biasimevole il non mostrare la sconvenienza strategica - per un interprete davvero sensibile al buon lavoro dei colleghi, al buon funzionamento della macchina - di qualsiasi risposta che lasci galleggiare in prospettiva da sole, entro il 2059, staccate fra di loro, isolate, sparpagliate, immobili, naufraghe, orfane, le varie frange dell"universo esistenziale (o relazionale, colloquiale, partecipativo, epifaniaco, secolare, aristotelico, che dir si voglia);
32. Lo stesso vale del resto - pari pari - per quanto concerne le varie sfumature, i segmenti, le manifestazioni contingenti del danno morale, quelle di tipo soggettivo/negativo, a cui nessuno sembra pensare mai seriamente, almeno da questo punto di vista (il che in fondo non stupisce più di tanto, se è vero che non sempre i tortmen italiani pensano alle cose che contano: ma i dolori umani, chiediamoci, sono poi tutti uguali fra loro? E, se non è così, i sottoinsiemi relativi quali saranno?);
33. Criticabile cioè, per restare al tema della sentenza in esame, il non capire e il non dire apertamente che "l"interesse (…) alla intangi­bilità della sfera degli affetti e della reciproca so­lidarietà nell'ambito della famiglia, alla inviolabili­tà della libera e piena esplicazione delle attività realizzatrici della persona umana nell"ambito dì quella peculiare formazione sociale costituita dalla famiglia, la cui tutela è ricollegabile agli artt. 2, 29 e 30 Cost." (così § 3.1.6.) … criticabile il tacere che un interesse del genere avrà anch"esso - antropomorficamente - bisogno di una sua casa più ampia o quanto meno di una stanza più ricca, nel vasto limbo del danno non patrimoniale;
34. Una stanza a tutto campo - sottolineiamo - dove ogni sub-voce possa ricercare e magari ritrovare identità/parentele di tipo trasversale, accanto ai vari passaggi e frangenti del danno non biologico (e magari anche di quello biologico) che più le assomigliano; così come chiunque di noi, se teme di confondersi, suole a casa sua mettere l"una accanto alle altre, in un certo album, certe fotografie a soggetto; oppure uno accanto agli altri, su una consolle, i pentolini e bricchetti del caffè; o ancora una accanto alle altre, in una directory, le sentenze della Cass. sul danno non patrimoniale; e così facendo le vede;
35. Peccato insomma, proprio nell"occasione di una pronuncia trainante, non aver sottolineato l"opportunità di far capo ad un sub-contenitore comune, nel nostro caso quello delle "attività realizzatrici" compromesse (che pure la 8828 cita): peccato l"indisponibilità o l"indifferenza - non c"era il tempo? - rispetto a una meditazione e a una riarmonizzazione quattrocentesca, sistemica, dei vari segmenti relazionali di rilevanza costituzionale;
36. Non buono in definitiva il non vedere che questa unità antropologica, che c"è "scintillante" e "andante con brio" dappertutto, nella nostra Costituzione, nella Carta di Nizza, nella Convenzione di New York sui diritti dei bambini, nella l. 104, etc., non può non esserci - quale lemma confederale, magnetico - anche nella responsabilità civile; in questo caso come realtà imperniata sul riguardo gli impoverimenti dell"anima e del corpo, per l"ossigeno rubato e perduto, per lo scambio amoroso turbato, per l"agenda sconvolta, per il progetto di sé intaccato, etc.
37. Vincendo il premio Nobel William Faulkner disse un cinquantina di anni fa: "L"uomo non solo riuscirà a sopravvivere, prevarrà!". Se leggesse la 8828/2003, lo ripeterebbe ancor oggi? Se pensiamo di sì, e se crediamo che avesse ragione nel parlare così, e che la r.c. sia anch"essa coinvolta nella faccenda, poco importa decidere se la norma da mettere in gioco sarà adesso, hic et nunc, l"art. 2043 piuttosto che l"art. 2059, o se l"attenzione per il "fare-essere" compromesso andrà un po" di qua e un po" di là, o magari nell"uno o nell"altro articolo a seconda dei giorni pari e dei giorni dispari. Siamo comunque in presenza di una tra le più importanti nostre "ragioni di vita" - probabilmente anche della (al singolare) voce aquiliana che più conta – ed è qualcosa che non si ammainerà per molto tempo..



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