Legislazione e Giurisprudenza, Danni non patrimoniali, disciplina -  Lucenti Luca - 2014-02-09

DANNO NON PATRIMONIALE DOPO CASS. 1361/2014: UNA POSSIBILE RICOSTRUZIONE – L. LUCENTI

Indice


1. Cass. Civ., Sez. III, 23/01/2014, n. 1361: il danno non patrimoniale secondo la sezione terza

2. Il principio di integralità/unitarietà del ristoro del danno non patrimoniale

3. Risarcire integralmente un unico danno

3.1. Risarcire "tutto il danno" subito dalla vittima (i.e. personalizzare il risarcimento)

3.2. Risarcire "solo il danno" subito dalla vittima (i.e. non duplicare il risarcimento)

4. Liquidare il danno risarcibile in modo uniforme ed unitario

4.1. Liquidare il danno in modo uniforme sul territorio

4.2. Liquidare complessivamente il danno subito dalla vittima

5. In conclusione

6. Indice delle sentenze allegate

***

1. Cass. Civ., Sez. III, 23/01/2014, n. 1361: il danno non patrimoniale secondo la sezione terza


Dopo gli arresti degli anni 2012 e 2013 (Cass. Civ., Sez. III, 20/11/2012, n. 20292, Cass. Civ., Sez. III, 19/02/2013, n. 4033, Cass. Civ., Sez. III, 03/10/2013, n. 22585, Cass. Civ., Sez. III, 11/10/2013, n. 23147) la terza sezione della Suprema Corte si esprime nuovamente, oggi, in materia di danno non patrimoniale con la ponderosa sentenza 1361/2014 qui in commento, ribadendo l"esistenza, delle figure (sottocategorie o voci descrittive che dir si voglia) risarcitorie non patrimoniali costituite dal danno morale, biologico ed esistenziale.

Così si esprime, infatti, la Corte nel precedente in esame:

«la categoria generale del danno non patrimoniale, che attiene alla lesione di interessi inerenti la persona non connotati da valore di scambio, è di natura composita e (…) si articola in una pluralità di aspetti (o voci), con funzione meramente descrittiva, quali il danno morale, il danno biologico e il danno da perdita del rapporto parentale o cd. esistenziale» (Cass. Civ., Sez. III, 23/01/2014, n. 1361),

facendo in tal modo seguito ad un orientamento già espresso, in modo, peraltro, ancor più netto, nell"anno 2013 secondo il quale:

«il danno biologico (cioè la lesione della salute), quello morale (cioè la sofferenza interiore) e quello dinamico-relazionale (altrimenti definibile esistenziale, e consistente nel peggioramento delle condizioni di vita quotidiane, risarcibile nel caso in cui l'illecito abbia violato diritti fondamentali della persona) costituiscono pregiudizi non patrimoniali ontologicamente diversi e tutti risarcibili» (Cass. Civ., Sez. III, 19/02/2013, n. 4033).

Si tratta di un indirizzo ormai piuttosto delineato che, nonostante le professioni più o meno esplicite di continuità rispetto alle decisioni seriali a Sezioni Unite di San Martino 2008 (Cass. SS.UU., 11/11/2008 n. 26972 e ss.) contenute nelle sentenze in rassegna, in realtà se ne distacca non poco sotto diversi profili, contribuendo così ad alimentare l"incertezza operativa di coloro che si occupano di materia risarcitoria.

Ed in effetti, al di là dei sottilissimi ed eleganti distinguo, inevitabili soprattutto in presenza di precedenti molto articolati qual è quello in commento, resta tuttavia una sostanza grossolana ed innegabile della questione, riassumibile in tre punti:

  • secondo le Sezioni Unite di San Martino 2008 il danno non patrimoniale è tendenzialmente una categoria unitaria; secondo l"indirizzo che si sta delineando all"interno della sezione terza invece no e si suddivide in danno morale, biologico ed esistenziale, figure intese, ora, in termini di pregiudizi «ontologicamente diversi» (Cass. 4033/2013 cit.), ora in termini di voci con «funzione meramente descrittiva (Cass. 1361/2014 cit.);
  • secondo le Sezioni Unite di San Martino 2008 il ristoro del danno morale rientra tendenzialmente all"interno del risarcimento del danno biologico e la loro congiunta liquidazione «determina quindi duplicazione di risarcimento» (Cass. SS.UU., 11/11/2008, n. 26972); secondo l"indirizzo che si sta delineando all"interno della sezione terza, invece, «il danno biologico costituisce aspetto, ulteriore e diverso dal danno morale, che della categoria generale prevista dall"art. 2059 c.c. concorre ad integrare il contenuto» (Cass. Civ. 1361/2014 cit.);
  • secondo le Sezioni Unite di San Martino 2008 «di danno non patrimoniale (…) non è più dato discorrere»; secondo l"indirizzo che si sta delineando all"interno della sezione terza, invece, se ne deve discorrere eccome, ed anzi (con affermazione di principio che lascia, peraltro, perplessi) «deve escludersi che le Sezioni Unite del 2008 abbiano negato la configurabilità e la rilevanza del c.d. danno esistenziale» (Cass. Civ. 1361/2014 cit.).

Il che nella pratica forense si traduce in alcune perplessità operative non irrilevanti: il danno non patrimoniale è o no una categoria unitaria? esistono o no autonome voci di danno morale e/o esistenziale da doversi specificatamente richiedere, argomentare, provare? in che termini, dunque, azionarsi in giudizio, formulare mezzi istruttori, prendere le conclusioni? ed in che modo motivare le sentenze? come stilare specifici motivi di impugnazione in caso di soccombenza?

Tutte domande la cui risposta è funzione dell"opzione interpretativa fatta propria da ciascun giudice di ciascun caso concreto. Circostanza quest"ultima che, anche tenendo presente la prassi operativa in virtù della quale il giudice che inizia l"esame di un determinato caso, con ogni probabilità non sarà la stessa persona che emetterà la sentenza, rende di fatto pressoché imprevedibile l"esito di questo tipo di giudizio.


2. Il principio di integralità/unitarietà del ristoro del danno non patrimoniale


Mentre si attende, dunque, che le Sezioni Unite tornino a cercare di fare chiarezza sull"argomento, sembra utile almeno tentare di ricostruire una possibile chiave di lettura del danno non patrimoniale "versione 2014".

E per fare ciò il miglior approccio sembra essere quello di accantonare, per un momento, gli elementi di contrasto e/o discontinuità emersi in giurisprudenza a partire dal 2008 sino ad oggi e valorizzare, invece, i tratti comuni che si sono manifestati nelle decisioni rese in materia.

In quest"ottica, leggendo le sentenze di San Martino 2008 e le decisioni che ne sono conseguite, sembra emergere evidente la forte tensione giurisprudenziale a mantenere fermo il principio di integralità/unitarietà del ristoro del danno non patrimoniale, al fine di soddisfare due esigenze di fondo:

  • quella di risarcire integralmente un unico danno, evitando, così, duplicazioni risarcitorie (garanzia di equità e congruità del ristoro);
  • quella di liquidare il danno in modo uniforme ed unitario (garanzia di tendenziale eguaglianza e prevedibilità del ristoro nelle condizioni date).

3. Risarcire integralmente un unico danno


Sotto il primo dei profili indicati al precedente paragrafo 2 risarcire integralmente un unico danno significa:

  • risarcire "tutto il danno" subito dalla vittima, cioè personalizzare il risarcimento in relazione alle singole fattispecie;
  • risarcire "solo il danno" subito dalla vittima, cioè non duplicare il risarcimento, evitando di riconoscere più volte il ristoro delo stesso pregiudizio sotto le vesti di 'etichette' descrittive diverse.

Ciò rende la decisione il più possibile equa e congrua, mirando a ristorare tutta la perdita subita dal danneggiato, ma solo essa, e, al tempo stesso, consentendo l"adeguamento del ristoro alle particolarità del caso concreto ed alle condizioni specifiche del soggetto leso (cioè alla resilienza propria di ogni singolo danneggiato).

3.1. Risarcire "tutto il danno" subito dalla vittima (i.e. personalizzare il risarcimento)


Risarcire "tutto il danno" subito dalla vittima, nulla escluso, e, dunque, pervenire ad una piena personalizzazione del ristoro implica, a sua volta:

  • la responsabilizzazione di parte attrice (cui spetta affermare quale sia il danno reclamato) tramite la previsione di uno specifico e rigoroso onere di allegazione e prova degli interessi che si assumono lesi e della tipologia di danno che si richiede essere risarcita;
  • il riconoscimento della massima libertà di articolazione istruttoria (in particolare ammettendo l"utilizzo delle presunzioni), onde pervenire all"emersione processuale dell"intero danno potenzialmente risarcibile;
  • la selezione giudiziale adeguata degli interessi passibili di tutela (nell"ambito di una concezione sempre tipica di danno non patrimoniale ex art. 2059 c.c.) tramite il riferimento a specifiche previsioni normative e/o ricorrendo a prudenti interpretazioni costituzionali evolutive;
  • la delimitazione di un"area di danno "effettivamente risarcibile", tramite prudente verifica della serietà dell"offesa dedotta e della gravità del pregiudizio lamentato (eliminando, così, il rischio di pervenire alla "tutela del mero fastidio", come pure è stato detto);
  • la motivazione espressa dell"esclusione della risarcibilità in ragione: della mancata allegazione/prova; e/o del mancato riconoscimento dell"esistenza di un interesse tutelato; e/o del mancato riconoscimento della serietà dell"offesa/gravità del pregiudizio.

3.2. Risarcire "solo il danno" subito dalla vittima (i.e. non duplicare il risarcimento)


Risarcire solo il danno subito dal vittima e, dunque, evitare le deprecate duplicazioni risarcitorie, implica:

  • inquadrare, sia in fase di domanda, sia in fase di decisione, ciascuna voce di danno (allegata e provata) in una e solo una delle categorie note; e cioè: o nella categoria del danno morale (inteso nell"ampia accezione di Cass. 1361/2014 cit., sia quale «patema d"animo o sofferenza interiore», sia quale lesione della «dignità ed integrità morale» della persona»); o in quella del danno biologico statico e dinamico (come tradizionalmente definito, comprensivo del danno "biologico-relazionale"); o, infine, in quella del danno esistenziale, inteso come ulteriore lesione al "fare areddituale" del soggetto leso;
  • motivare l"inserimento di ogni voce di danno nella rispettiva categoria, onde definire esattamente le specifiche tipologie di pregiudizio in concreto risarcite e sgombrare espressamente il campo da problematiche di duplicazione.

4. Liquidare il danno risarcibile in modo uniforme ed unitario


Il secondo dei profili indicati al precedente paragrafo 2 a sua volta comporta la necessità di:

  • liquidare il danno in modo uniforme sul territorio;
  • liquidare il danno subito dalla vittima in modo complessivo.

4.1. Liquidare il danno in modo uniforme sul territorio


Il problema della liquidazione uniforme del danno sul territorio, dal canto suo, implica l"individuazione di un parametro di riferimento comune, mantenendo, tuttavia, sempre ben presenti le peculiarità della materia, che, per natura, «non tollera astratte limitazioni massime» (Cass. Civ. 1361/2014 cit.).

Occorrerà, allora, distinguere:

  • le ipotesi in cui esiste un riferimento normativo (come nel caso del risarcimento danni da invalidità micropermanenti ex art. 139 D.Lgs.vo 209/2005), dove è la stessa legge ad uniformare la liquidazione;
  • le ipotesi in cui tale riferimento normativo non esiste, ove occorrerà fare ricorso a parametri condivisi di fonte pretoria (cioè a dire, alle tabelle di Milano, come ripetutamente insegnato in giurisprudenza. Cfr., per tutte, Cass. Civ., Sez. III, 07/06/2011, n. 12408).

E" evidente che un sistema differenziato di questo tipo porterà con sé problematiche di non poco conto, per risolvere le quali non potrà che farsi ricorso ad interpretazioni costituzionalmente orientate, o, quale extrema ratio, alla Consulta (si veda, ad esempio, la questione di legittimità a suo tempo sollevata dal G. di P. di Torino, Sez. V, ordinanza 30/11/2009).

4.2. Liquidare complessivamente il danno subito dalla vittima


Liquidare il danno in maniera complessiva implica:

  • la sub-liquidazione motivata di ciascuna categoria di danno riconosciuta come risarcibile (al fine di evitare addebiti di automatismo risarcitorio);
  • la liquidazione finale del danno per sommatoria delle sub-liquidazioni singolarmente motivate, in modo che anche la quantificazione complessiva risulti a sua volta motivata.

La metodologia, peraltro, sembra avallata anche dalla Suprema Corte, ove essa osserva che il principio di «integralità del ristoro» resta impregiudicato tramite la «considerazione di tutti gli aspetti o voci in cui la categoria del danno non patrimoniale si scandisce nel singolo caso concreto, non essendovi in realtà differenza tra la determinazione dell'ammontare a tale titolo complessivamente dovuto mediante la somma dei vari "addendi", e l'imputazione di somme parziali o percentuali del complessivo determinato ammontare a ciascuno di tali aspetti o voci» (Cass. Civ. 1361/2014 cit.).

5. In conclusione


Così proposta la chiave di lettura operativa di cui sopra in ordine allo stato dell'arte del danno non patrimoniale, resta la spazio per una riflessione conclusiva.

Nell"arco degli ultimi cinque/dieci anni si sono alternati, in una materia delicatissima quale quella risarcitoria, orientamenti giurisprudenziali talmente diversi tra loro da essere inconciliabili: dal massimo livello di legittimità, all"ultimo dei giudici di pace.

Essi si sono riversati su migliaia e migliaia di fascicoli che, come occorrerebbe non scordare mai, non sono solo un numero di ruolo generale, ma hanno nomi e cognomi: sono persone in carne ed ossa, che hanno sofferto, sono morte o rimaste gravemente ferite, oppure hanno semplicemente ritenuto di aver subito ingiustizia e ne hanno reclamato rimedio.

Persone che, nel momento in cui hanno intrapreso la strada impervia, dolorosa, lunga e costosa del processo, hanno ragionevolmente confidato in una risposta prevedibile e stabile da parte del sistema. Prevedibile e stabile in termini umanamente concepibili, è ovvio, essendo il diritto una scienza umana che fa i conti con regole per definizione (e nel nostro paese quanto mai) mutevoli nel tempo. Ma in tali limiti prevedibile e stabile.

Occorre dunque confidare che le Sezioni Unite, allorquando saranno chiamate nuovamente a intervenire nella tormentata materia in esame (ed è prevedibile che ciò presto accadrà), operino in modo chiaro, pragmatico, sintetico e risolutivo, capace, cioè, di dare effettiva e concreta risposta a tale esigenza.

6. Indice delle sentenze allegate


  • Cass. Civ., Sez. III, 23/01/2014, n. 1361
  • Cass. Civ., Sez. III, 11/10/2013, n. 23147
  • Cass. Civ., Sez. III, 03/10/2013, n. 22585
  • Cass. Civ., Sez. III, 19/02/2013, n. 4033
  • Cass. Civ., Sez. III, 20/11/2012, n. 20292
  • Cass., SS.UU., 11/11/2008, n. 26972



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